Nadiya, top gun ucraina prigioniera in Russia, condannata per omicidio

I termini della condanna non sono ancora stati diffusi, ma la donna è considerata responsabile della morte di due giornalisti russi

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Nadiya Savchenko al processo – Credits: euroradio.fm/

Marina Jonna

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La top-gun ucraina Nadia Savchenko è stata giudicata colpevole di omicidio di giornalisti russi nell'ucraina orientale e ingresso illegale nel Paese. Lo riferisce Russia Today. Il verdetto, oltre alla colpevolezza per l'omicidio dei giornalisti di VGTRK Igor Kornelyuk e Anton Voloshin, la condanna anche per tentato omicidio nei confronti di civili. I termini della condanna saranno resi noti domani. L'accusa ha sostenuto che la pilota di elicotteri aveva fornito le coordinate per i tiri di mortaio che nel giugno 2014 uccisero i due reporter russi nel Donbass.

Savchenko in Ucraina è diventata il simbolo del conflitto: il popolo ucraino ne chiede a gran voce la liberazione (#FreeSavchenko). "Nadiya Savchenko  è il simbolo del sacrificio del Paese", ha dichiarato mesi fa il presidente Poroshenko, "imprigionata, ha dimostrato il fiero spirito di un militare che non tradisce la Madrepatria".

Chi è Nadya

Nata l'11 maggio del 1981, Savchenko è stata una delle prime donne dell'Ucraina a entrare nell'accademia aeronautica di Kharkov per poi diventare pilota di elicotteri d’attacco e cacciabombardieri.

Nel 2009 partecipa, ed è l'unica donna, alla missione di pace in Iraq. Un anno fa ha deciso di lasciare il suo reparto e di combattere come volontaria nella parte orientale dell'Ucraina (Battaglione Aidar). 

Il 18 giugno viene catturata durante un’azione e trasferita in Russia, prima in un ospedale psichiatrico dove le sono proibiti i contatti con l’esterno e sono ridotti al minimo quelli con i suoi legali. Con loro può comunicare solo telefonicamente da dietro un vetro e parlando rigorosamente in russo. Subito dopo viene portata nel carcere di massima sicurezza di Lefortovo, a Mosca. Inizia così una delle più dure battaglie di Nadiya.

Cronaca dell'arresto

Il 18 giugno del 2014 viene catturata nei pressi del villaggio di Metalist (Ucraina orientale) da un gruppo filo-russo.
Il 19 giugno appare sul web il video (lo vedete qui sotto) del suo interrogatorio girato in una località segreta: appariva provata e ammanettata a tubi di metallo.
Il 20 giugno, il capo di controspionaggio Vladimir Gromov aveva riferito che la Savchenko veniva trattata bene.
Subito dopo viene trasferita in Russia, inizialmente in un ospedale psichiatrico, dove le sono proibiti i contatti con l'esterno e ridotti al minimo quelli con i suoi avvocati.

Infine viene rinchiusa nel carcere di massima sicurezza di Lefortovo, a Mosca.


L'accusa

La Top gun ucraina è detenuta con l'accusa di essere responsabile della morte di due giornalisti corrispondenti per Mosca. In pratica, secondo l'accusa, sarebbe stata lei a fornire le coordinate che hanno permesso di colpire i giornalisti, uccisi da un colpo di mortaio a metà giugno.
Non solo, per Mosca la Savcenko avrebbe attraversato la frontiera con la Russia senza documenti, spacciandosi per una profuga

Lei sostiene invece di essere stata rapita dai separatisti filorussi nella regione di Lugansk a giugno e portata illegalmente fuori dal territorio ucraino con un sacco sulla testa e in manette. 

Il suo avvocato ha presentato al processo, una documentazione che dimostrerebbe l’innocenza della pilota ucraina: sarebbe infatti stata fermata dai separatisti filo-russi prima dell’attacco ai giornalisti.

Le situazione oggi

La pilota ucraina, secondo il suo avvocato, versa in condizioni gravi a causa del protrarsi dello scipero della fame (iniziato a metà dicembre).

Al giudice che le ha chiesto di comunicare le sue condizioni di salute ha detto «Aspettate invano». E al suo ingresso nell'aula di tribunale, che ha esteso al 13 maggio la sua detenzione preventiva, la Savcenko ha dichiarato «Gloria all'Ucraina». 




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