Esteri

Migranti: così l'Unione europea vuole chiudere la rotta libica

A Malta il vertice parte dall'accordo Gentiloni-Serraj di giovedì. Critiche dalle associazioni umanitarie. Amnesty: voltate le spalle ai rifugiati

Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni e il premier libico Fayez al Serraj hanno firmato giovedì 2 febbraio un memorandum con l'intesa fra i due paesi per contrastare il traffico di esseri umani, l'immigrazione illegale e per rafforzare le frontiere.

Affrontare la crisi migratoria
L'Unione europea ha detto di sostenere gli obiettivi del memorandum passo fondamentale per arrivare alla chiusura della rotta libica per ridurre drasticamente i flussi di migranti dal Nordafrica.

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Di questa chiusura, e in generale di individuare e adottare misure per affrontare la crisi migratoria, si occupa il vertice Ue che si tiene a Malta venerdì. "La Ue ha già chiuso le rotte di migrazioni irregolari nel Mediterraneo orientale, ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all'Italia e possiamo riuscirci. Con un accordo tra Italia e Libia lo stop è a portata di mano", ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Un'idea che è stata immediatamente criticata dalle associazioni umanitarie di assistenza ai migranti

Amnesty International: voltate le spalle ai rifugiati
Amnesty International sostiene che chiudere i confini marittimi dell'Ue verso sud "metterebbe migliaia di rifugiati e migranti in partenza dalla Libia a rischio di detenzione e abusi".
"La proposta di ritirare le operazioni navali europee dalle attività di soccorso per incoraggiare la guardia costiera libica a occuparsene è un piano velato per impedire a migranti e rifugiati di raggiungere l'Europa", afferma Iverna McGowan, direttore dell'ufficio a Bruxelles di Amnesty International. "Intrappolerà decine di migliaia di persone in un Paese devastato dal conflitto e li esporrà al rischio di tortura e sfruttamento. Questo piano è solo l'ultimo indizio della volontà dei leader europei di voltare le spalle ai rifugiati".

Rafforzare la frontiera
Serraj è arrivato nel pomeriggio di giovedì a Roma, dopo una due giorni a Bruxelles per chiedere il sostegno e "più soldi" alle istituzioni europee. Nella Capitale è stato fatto un passo concreto in questa direzione. Il memorandum, siglato con il collega Gentiloni a Palazzo Chigi, prevede una cooperazione più organica tra i due Paesi, soprattutto per rafforzare quella frontiera da cui ogni giorno partono tantissimi disperati. E l'impegno italiano per "rafforzare le istituzioni libiche", a partire dalla "polizia di frontiera", perché bisogna fermare "una piaga che colpisce la Libia, l'Italia, l'Europa e chi ne è vittima", ha spiegato il premier italiano.

L'intesa rappresenta un ulteriore tassello del coinvolgimento in Libia dell'Italia, unico Paese occidentale ad aver riaperto finora la propria sede diplomatica a Tripoli, ha ricordato Gentiloni, sottolineando tuttavia che si tratta soltanto di "un pezzo del progetto che dobbiamo sviluppare".

Il vertice a Malta
Adesso "serve un impegno economico dell'Unione Europea", ha avvertito il premier, che venerdì vola a Malta per il vertice europeo informale dedicato proprio alla crisi migratoria. Per fare "l'ambasciatore di questo memorandum" e promuovere "ulteriori passi in avanti".

Intatta la sovranità libica
Serraj, dal canto suo, ha riconosciuto il carattere "strategico" delle relazioni bilaterali, aggiungendo che sono in corso anche "trattative per accordi economici che rappresenteranno una soluzione quotidiana ai problemi dei nostri cittadini".
Il punto fermo, però, è che la Libia "non farà intese che intacchino la propria sovranità", ha puntualizzato Serraj, chiudendo tra le altre cose all'ipotesi - emersa negli ultimi giorni - che l'operazione navale Ue possa entrare in acque libiche. Tripoli punta invece a un "comando unico congiunto per ammodernare la flotta libica".

Fermare i flussi di migranti
L'accordo Roma-Tripoli ha ricevuto il plauso dell'Ue. Tusk, oltre a ricordare che la chiusura della rotta libica ora sia più possibile, ha aggiunto di aver concordato con Francois Hollande e Angela Merkel "di sostenere l'Italia in questa nuova cooperazione".
Quasi un anno fa l'Ue si accordava con la Turchia per chiudere la rotta balcanica, e tale intesa ha abbattuto i flussi migratori del 98%. "Ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all'Italia" e "posso assicurare che possiamo riuscirci", ha affermato Tusk dopo aver "parlato a lungo mercoledì con Gentiloni" ed aver incontrato al Serraj giovedì a Bruxelles, prima della tappa romana.

Adesso i riflettori si spostano su La Valletta, dove i 28 dovranno trovare l'accordo politico sul da farsi, sapendo che le nuove regole per l'asilo europeo e le ricollocazioni dei rifugiati potranno sbloccarsi solo dopo che si sarà ripreso il controllo della frontiera esterna, pur mantenendo il difficile equilibrio con il principio del rispetto dello stato di diritto.
I passi operativi della Ue saranno poi discussi nel Consiglio Esteri di lunedì.

Nel testo provvisorio di dichiarazione finale che i leader si troveranno sul tavolo a Malta, è stata aggiunta una frase in cui si rivendicano i risultati ottenuti dall'accordo con la Turchia, ribadendo il pieno impegno Ue a rispettarlo "in tutti i suoi aspetti" e facendo un riferimento al "continuo sostegno ai paesi lungo la rotta balcanica".

La rotta turca vs la rotta mediterranea
Ma, come ha sottolineato giovedì un alto funzionario del Consiglio in vista del vertice, "siamo consapevoli che le due situazioni sono diverse. L'unico punto in comune è la forte determinazione dell'Unione di ridurre drasticamente il numero dei migranti anche su questa rotta".

Tutto il resto, a partire dalla nazionalità dei migranti (soprattutto siriani sulla rotta orientale, africani in quella del Mediterraneo centrale) cambia.

Inoltre, il premier Serraj, che pure si trova ad affrontare in patria una situazione niente affatto chiara, ha oggi chiesto che i fondi Ue non servano solo a coprire l'emergenza profughi, ma arrivino anche ai cittadini libici.

"La nostra cooperazione sull'immigrazione riguarda in particolare la formazione della guardia costiera e la Marina libica con l'Operazione Sophia - ha detto l'alto rappresentante Federica Mogherini, che, in prima fila nella gestione dell'aspetto esterno dell'immigrazione, ne discuterà venerdì con i leader a Malta dopo avere incontrato oggi Serraj.

"Consentirà alle autorità libiche di controllare più efficacemente, non solo per la crisi migratoria ma anche per motivi di sicurezza, le proprie acque territoriali". La situazione sul terreno "è complicata", ha aggiunto, e l'Europa intende "esplorare un possibile sostegno aggiuntivo in settori specifici di cui possano immediatamente beneficiare i libici".
Serraj ha detto che Tripoli non ha intenzione di trattenere i migranti di passaggio verso l'Europa, ma è disponibile a contribuire ai rimpatri nei paesi di origine. Su questo specifico tema dei rimpatri, nell'ultimo testo preparato dagli sherpa per la riunione dei leader si sottolinea che si dovrà rafforzare il ruolo dell'Ue sulle procedure.

Le condizioni dei migranti
Quanto alle critiche condizioni dei migranti che attualmente si trovano nei "campi di detenzione" in Libia, sarà un altro argomento sul tavolo dei leader: il testo della dichiarazione prevede fra le priorità anche la collaborazione con Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati) e Iom (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) per "assicurare adeguate capacità e condizioni di accoglienza per i migranti in Libia": ma anche su questo, avverte una fonte del Servizio di Azione esterna, è difficile che l'Ue possa intervenire in modo efficace e diretto fino a che non ci sarà una situazione politicamente più stabile nel paese. "Per ora - ha sottolineato - possiamo solo fornire supporto finanziario a chi è già autorizzato a lavorare nei campi, ovvero le organizzazioni internazionali".

(ANSA, Agi)

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