Jamal Khashoggi, la storia del giornalista saudita scomparso

Dal Guardian al Washington Post, i media lo danno per morto. Barbaramente fatto a pezzi, anche per gli inquirenti turchi che parlano di omicidio premeditato

Jamal-Khashoggi

Istanbul, 8 ottobre 2018 - Alcune persone manifestano contro la scomparsa del giornalista saudita Jamal Khashoggi – Credits: Chris McGrath/Getty Images

Chiara Degl'Innocenti

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Jamal Khashoggi è un giornalista. Jamal Khashoggi è tra i giornalisti scomparsi. O forse, peggio, uccisi. Perché di lui poco si sa dai primi giorni di ottobre.

Martedì 2 ottobre infatti è stato visto per l'ultima volta entrare nel consolato saudita a Istanbul dove si era recato per una pratica di divorzio. E da lì sarebbe essere stato rapito o ucciso dal regime saudita. Questo quando rivela il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che ha rilasciato una dichiarazione in cui si legge che i diplomatici statunitensi hanno parlato con le controparti saudite chiedendo un'indagine approfondita sulla scomparsa dell’uomo.

Le critiche di Khashoggi a Riad

Per il ministero degli esteri francese il giornalista era "un saudita conosciuto (non solo nel suo ambiente) e un uomo molto rispettato". Residente negli Stati Uniti, Khashoggi (59 anni) collaborava al Washington Post come editorialista e da tempo si era autoesiliato per poter scrivere nella piena libertà. Voce critica del regno di Riad e del principe ereditario Mohammed bin Salman, secondo gli inquirenti turchi sarebbe stato ucciso all’interno del consolato saudita di Istanbul da una squadra formata da ben 15 persone "arrivata dall'Arabia Saudita" con l’intento di ammazzare il giornalista proprio quel giorno. Eventi confermati anche da fonti anomime citate dal quotidiano americano Washington Post.

Le uniche a non parlare ovviamente sono le autorità saudite che non hanno commentato la notizia, limitandosi a ribadire che il giornalista avrebbe(soltanto) lasciato la sede diplomatica.

Le rivelazioni al presidente della Turkish-Arab Media Association

Sul quotidiano Guardian si legge che Ankara presto dovrà rendere pubbliche le prove raccolte che dimostrano l'assassinio di Khashoggi: i funzionari turchi (di cui non si conosce il nome ma che si sono rivolti a Turan Kislakci, amico e collega del giornalista saudita) avrebbero infatti riferito di "preparate i funerali" per il giornalista. "Ciò che ci hanno spiegato è questo: abbiamo le prove che è stato ucciso in maniera barbara. Ne daremo notizia domani o dopodomani", ha riferito lo stesso Kislakci, che è anche presidente della Turkish-Arab Media Association. Sempre secondo Kislackci, le sue fonti gli avrebbero detto anche che Khashoggi prima sarebbe stato tramortito e poi barbaramente fatto a pezzi.

Il caso del furgone nero

Ora è caccia al furgone nero nel quale il corpo sarebbe stato trasportato. Le autorità turche, infatti, stanno esaminando le telecamere autostradali alla ricerca di un van scuro che credono abbia trasportato Jamal Khashoggi, ormai incosciente, fuori dal consolato saudita di Istanbul. I funzionari sostengono che il furgone avrebbe lasciato il consolato circa due ore dopo l’arrivo del giornalista e che dopo, con il corpo a bordo, si sarebbe diretto verso l'autostrada, poco distante dal luogo del rapimento, dove il mezzo è stato ritrovato.

Per Ankara, inoltre, Khashoggi sarebbe stato catturato da una squadra saudita inviata a Istanbul per rapirlo o ucciderlo premeditatamente. Khashoggi infatti era stato richiamato al consolato per definire il suo divorzio, dopo essere stato informato, il venerdì precedente, che alcuni suoi documenti presentati non erano in regola. La sua fidanzata, Hatice Cengiz, dai filmati, sarebbe invece rimasta ad aspettarlo fuori.

Le reazioni

"Dobbiamo ottenere un risultato da questa indagine il più presto possibile", ha detto Erdogan da Budapest. "I funzionari del consolato non possono salvarsi dicendo semplicemente: ‘Se n'è andato’. Gli Stati Uniti sono stati tra i primi a farsi sentire riguardo al caso. Il presidente Donald Trump ha detto di essere molto "preoccupato" per la "brutta storia" di Khashoggi. E anche la cauta Gran Bretagna si è messa direttamente in contrasto con il principe ereditario, alleato chiave del Regno Unito chiedendo spiegazioni. Mentre la Francia ha detto di aver dato fatto pressione sui Paesi coinvolti per ottenere una spiegazione su come un giornalista "conosciuto e stimato" come Khashoggi sia potuto sparire nel nulla.

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