Esteri

Italia e Francia litigano sul confine del Monte Bianco

Il sindaco di Chamonix vieta l'accesso al Ghiacciaio del Gigante partendo dal Rifugio Torino, conteso tra i due Paesi: le cartografie sono differenti

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Tignes, nel sud della Francia: il massiccio del Monte Bianco, lato italiano – Credits: LOIC VENANCE/AFP/GETTY IMAGES

L'interminabile contenzioso tra Italia e Francia sui confini del massiccio del Monte Bianco si arricchisce di un nuovo capitolo. A riaccendere lo scontro  tra i due Paesi è stata una discussa decisione del sindaco di Chamonix che, con un provvedimento, ha vietato l'accesso «per ragioni di sicurezza» al Ghiacciaio del Gigante partendo dal Rifugio Torino, situato poco sotto la stazione di arrivo della funivia italiana Skyway. Per la Francia, il Rifugio Torino è in territorio francese. Per l'Italia, invece, è suolo patrio: il confine sarebbe 300 metri più in alto. Questione di mappe, di cartografie differenti, di catasti incompatibili in mano ai due Paesi, ma non solo. Il fatto è che, come ha spiegato Delfino Viglione, maresciallo della Guardia di Finanza di Entreves, «in alta quota non ci sono i cippi, è la cresta che fa da confine». I confini sono sullo spartiacque, dal Dome du Gouter alla vetta del Monte Bianco, dal Mont Maudit alla Tour Ronde, dal col Flambeau fino a punta Hellbronner.

La querelle rischia di trasformarsi in una grana giudiziaria. Il sindaco di Courmayeur, Fabrizia Derriard, indignato perché chiudendo l'accesso al Massiccio, i francesi  «hanno creato anche situazioni di pericolo per gli alpinisti che ora devono scavalcare una transenna per mettere piede sulla neve», ammette che «il nostro catasto non coincide con quello di Chamonix» ma la valutazione italiana, afferma, «si basa su cartografie della Nato che recepiscono la convenzione del 1860 e mettono il confine sullo spartiacque».  È un problema anche economico: secondo i francesi, che hanno posto le transenne 300 metri più sotto di quanto secondo gli italiani avrebbero avuto diritto, gli alpinisti che dal confine italiano salgono sul massiccio lo fanno a proprio rischio e pericolo. E spesso, visto il grande afflusso nel Rifugio Torino, sono spesso impreparati e molto faciloni. Chi pagherebbe in caso di incidenti?

In teoria, i sindaci di Chamonix e di Courmayeur avevano concordato una soluzione. Avrebbero dovuto essere poste due "barriere", una aperta soltanto agli alpinisti sul confine italiano e l'altra chiusa sul confine francese. I transalpini hanno però creato la barriera dove ritengono ci sia il confine, dunque 300 metri più in basso. È una querelle che non riguarda soltanto due comuni, ma anche due Paesi. Per sbrogliarla occorrerebbe che si muovano le due diplomazie.


 

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Una mappa italiana del confine: il Rifugio Torino in questo caso è considerato in territorio italiano

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