Immigrazione: l’Europa non ha fatto i conti col governo libico

Il governo riconosciuto dalla comunità internazionale si schiera contro la missione navale avviata dall’UE per fronteggiare le ondate migratorie

Salvataggio migranti nel Mediterraneo

Operazioni di salvataggio di migranti da parte della Nave Espero, nell'ambito dell'operazione Mare Nostrum. Oltre 320 eritrei sono stati soccorsi al largo della Libia e condotti a Pozzallo, nel Ragusano – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Marta Pranzetti

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Per Lookout news

Ad appena un giorno dal lancio ufficiale della prima fase della missione navale Eunavfor Med per fronteggiare l’emergenza immigrazione nel Mediterraneo, il comandante dell’aviazione libica Saqr Geroushi delle forze armate fedeli al governo di Al Thinni e alla Camera dei Rappresentanti di Tobruk (le due istituzioni riconosciute dalla comunità internazionale) ha avvisato l’Europa che le sue navi potrebbero essere attaccate se accederanno alle acque territoriali libiche senza autorizzazione. Il monito non giunge comunque solo dalla Cirenaica. Anche a ovest, il governo parallelo di Tripoli legato alle milizie islamiste di Alba Libica ha fatto sapere che non condivide il piano europeo, ufficialmente approvato (all’unanimità) da Bruxelles il 22 giugno, per contrastare le operazioni dei trafficanti di migranti nel Mediterraneo.

 Da Bruxelles però arrivano rassicurazioni. Il “punto A” (ovvero la prima fase della missione navale, a cui è stato dato il via libera ufficiale il 22 giugno in sede del consiglio UE dei ministri degli Esteri) prevede esclusivamente compiti di vigilanza e intelligence attraverso il pattugliamento in alto mare, l’impiego di satelliti droni e di intercettazioni elettroniche. Entro l’inizio di luglio, questa prima fase dovrebbe essere operativa con il dispiegamento nel Mediterraneo e presso la base militare siciliana di un migliaio di soldati, 5 navi militari, 2 sottomarini, 3 aerei da ricognizione (nella prima fase non è previsto l’impiego di caccia militari), 2 droni e 3 elicotteri; mentre la portaerei italiana Cavour avrà funzioni di comando, coordinamento e di ospedale navigante per i primi soccorsi in mare.

 Solo dopo il 20 luglio – quando è attesa la prima riunione dei 28 a cui l’ammiraglio Credendino, capo della missione Eunavfor, presenterà gli sviluppi della prima fase operativa – potrà essere deliberata l’eventuale evoluzione della missione. Il passaggio al “punto B” prevede azioni militari coercitive contro i trafficanti, nonché il sequestro e la distruzione delle imbarcazioni intercettate in mare, prima in acque internazionali poi anche libiche. Ma per questo passaggio è necessario l’avallo dell’operazione da parte del consiglio di sicurezza dell’ONU o quantomeno un accordo diretto con la Libia, che però in mancanza di prospettive unitarie appare alquanto difficile da ottenere.

 


il comandante dell’aviazione libica Saqr Geroushi delle forze armate fedeli al governo di Al Thinni ha avvisato l’Europa che le sue navi potrebbero essere attaccate se accederanno alle acque territoriali libiche senza autorizzazione

L’evoluzione dei negoziati ONU
Sono previsti per oggi, mercoledì 24 giugno, ulteriori colloqui tra i delegati della Camera dei Rappresentanti di Tobruk sulla quarta bozza di accordo per la formazione di un governo di unità nazionale. La riunione di ieri, martedì 23 giugno, si è conclusa con un nulla di fatto mentre il parlamento di Tobruk insiste in particolar modo sulla revisione delle condizioni per la formazione del Consiglio di Stato (formato da 120 consiglieri su base non elettiva, che dovrà controbilanciare il potere dell’esecutivo rappresentato dal consiglio presidenziale in forma di triumvirato).

Nell’ultima bozza era stato stabilito che dopo la dissoluzione del Congresso Generale Nazionale (il parlamento parallelo autoproclamatosi lo scorso agosto a Tripoli), 90 dei suoi membri andranno a sedere nel Consiglio di Stato, numero che la Camera dei Rappresentanti di Tobruk giudica eccessivo. I delegati hanno anche insistito sulla modifica della denominazione di questo organo a “Consiglio di Stato consultivo” per sottolineare il limitato potere che gli sarà conferito sulla scena politica libica futura.

 Dal fronte tripolino, nei giorni scorsi era invece giunta la richiesta che la bozza di accordo proposta dai mediatori ONU in Libia (UNSMIL), e approvata con qualche riserva dal Congresso Generale Nazionale (CNG), contempli il riconoscimento ufficiale da parte della comunità internazionale della sentenza della Corte Suprema libica che lo scorso novembre decretava incostituzionale e illegittimo il parlamento eletto a giugno 2014 (la Camera dei Rappresentanti di Tobruk).

 Sempre dal Congresso, giunge anche la critica del recente incontro tenuto da Bernardino Leon, inviato delle Nazioni Unite in Libia, con i leader di alcune brigate militari e altri apparati che operano in Tripolitania sotto il cappello del CNG a Misurata. L’incontro, denunciato da Tripoli come “non autorizzato”, rischia adesso di “rimettere in discussione l’intero processo negoziale, oltre che la neutralità dell’UNSMIL” scrive Abu Shamain, presidente del parlamento tripolino, al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

 Dal canto suo, Leon ha inserito l’incontro di Misurata nel quadro delle visite che UNSMIL sta conducendo in altre località della Libia (tra cui Jebel Nafusa e Zintan) per incontrare i leader dei gruppi armati e valutare la tenuta del cessate-il-fuoco in Tripolitania. Nei prossimi giorni è previsto anche un incontro simile con i responsabili della sicurezza (esercito regolare e milizie alleate) della Cirenaica, che sarà con tutta probabilità ospitato al Cairo.

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