Gli attentati che hanno messo in ginocchio la Turchia

Dalla strage di Suruc all'attentato di Ankara: due guerre civili interne stanno scuotendo la società turca, mostrandola fragilità del potere di Erdogan

 

La regressione democratica della Turchia è evidente a tutti. Gli attentati che ne stanno scuotendo le fondamenta dimostrano che Erdogan si è fatto più nemici in patria e all'estero di quanti ne possa controllare, rendendo al contempo inaccettabile l'antica richiesta di adesione all’Unione. Il guaio, come dimostra la trattativa con l'Europa sulla gestione dei profughi provenienti dalla Siria, è che di Erdogan, e della Turchia, continuiamo ad avere dannatamente bisogno. L’abbattimento del jet militare russo ha di fatto bloccato qualsiasi velleità di intervento militare diretto di Ankara in terra siriana.

Strage di Ankara: una donna curda tra i kamikaze


I russi hanno schierato modernissime batterie di missili che hanno sancito la creazione di una no fly zone per i turchi. I quali si accontentano di bombardare i curdi, per altro alleati degli Stati Uniti. Fino a quando potrà durare? L'elenco degli ultimi attentati che hanno insanguinato il suolo turco dimostra, semmai ve ne fosse bisogno, che il potere di Erdogan è assai più fragile di quanto apparirebbe. E la Turchia, ricordiamolo, ha il secondo esercito più numeroso di tutta la Nato. Un esercito che è stato definito, dai tempi di Ataturk, bastione di laicità e garante degli equilibri della Nazione e che oggi è stato pesantemente infiltrato - non senza resistenze - dagli uomini di Erdogan. 

Timeline degli ultimi attentati
Era il 18 marzo 2013 quando Abdullah Ocalan, il leader del PKK curdo che era stato catturato in Kenya nel 1999, invitò i suoi uomini a un cessate il fuoco a partire dal capodanno curdo. Ne seguirono colloqui di pace segreti tra il MIT, l’intelligence turca, e alti funzionari del PKK che portarono però in un vicolo cieco. All'intensificarsi delle imboscate curde contro i soldati Ankara ha risposto negli ultimianni con una sanguinosa repressione contro le aree curde e continui bombardamenti aerei  nel Kurdistan iracheno e in Siria, dove i militanti dello YPG - sostenuti dagli americani e ostaggiati dalla Turchia - si sono uniti all’esercito siriano per prendere Aleppo e per isolare lo Stato islamico, nemico giurato dell'organizzazione di Ocalan. Due guerre civili (contro il Pkk e, a partire dalla strage di Suruc, contro l'Isis) si sono sovrapposte in un Paese che ha un numero di agenti segreti tra i più alti di tutta l'area.

Il 20 luglio 2015, a Suruc, un kamikaze uccide 33 giovani attivisti che stanno preparando una spedizione umanitaria per la città siriana curda di Kobane, assediata dall'Isis. Quell'attentato, attribuito allo Stato Islamico, segna l'avvio di una lunga stagione di scontri, attentati, torbidi che la vittoria elettorale dell'AKP nel novembre 2015 non è riuscita a far terminare. A quell'attentato ne seguirono altri, in serie, nell'agosto 2015, ad opera - questa volta - di organizzazioni satellite della guerriglia curda, contro una stazione di polizia nel quartiere asiatico di Sultanbeyli  a Istanbul (dieci feriti, tra cui 3 agenti), contro il consolato americano a Istanbul, nella zona europea di Sariyer, o controle stazioni di polizia turche nel sudest del Paese, dove era in corso una violenta campagna erepressiva ad opera delle forze armate turche.  

 A questa guerra civile a bassa intensità tra curdi e soldati turchi, ne seguì, il 10 ottobre del 2015, uno dei più sanguinosi attentati degli ultimi decenni in Turchia, quando due attentatori suicidi – imbottiti di tritolo, il cui effetto omicida è stato potenziato da biglie di metallo – si fecero esplodere alla stazione centrale di Ankara proprio mentre stava per iniziare una manifestazione animata dal partito filocurdo HDP (Partito Democratico del Popolo) per chiedere al governo di interrompere il conflitto con i separatisti curdi del PKK. Il bilancio fu di oltre 100 morti, attribuiti per le modalità e l'obiettivo degli attacchi (benché non sia mai giunta alcuna rivendicazione) agli uomini dello Stato islamico di Al Baghdadi, nemici giurati del Pkk.

 Mentre proseguiva la guerra tra curdi e turchi, una guerra che ha fatto decine di migliaia di vittime da quando il Pkk nel 1984 decise di imbracciare le armi, un altro attentato - avvenuto il 12 gennaio 2016 nel quartiere turistico di Sultanahmet - sparse sangue sul suolo turco. Le modalità fecero pensare subito allo Stato islamico: l'attentatore si fece esplodere in mezzo alla folla, uccidendo 10 persone di cui 8 tedeschi. Il terrorismo curdo invece torna a colpire il 18 febbraio 2016 ad Ankara, quando  un’autobomba fece strage di soldati tra il palazzo del parlamento e la sede centrale dell'esercito. I morti furono ventotto. Poche ore dopo, un’altra esplosione colpì un convoglio militare nel sud-est della Turchia, lungo la strada che collega Diyarbakir al distretto di Lice. 

 

 

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