Redazione

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Sono trascorsi cinque anni dal disastro nucleare di Fukushima, seguito al terremoto e al conseguente tsunami che l'11 marzo 2011 hanno gravemente colpito il nord del Giappone, con 15.894 morti accertati, 2.562 dispersi e 6.152 feriti.

Immediatamente dopo i quattro distinti incidenti occorsi presso la centrale elettronucleare Fukushima Dai-ichi della Tokyo Electric Power Co. (TEPCO), oltre 150.000 persone furono costrette a abbandonare la propria abitazione. Di loro ancora oggi 99.750 non vi hanno fatto ritorno, perché la casa è nella zona contaminata dalle radiazioni, da allora rimasta disabitata.

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In questa "zona di alienazione" (Exclusion Zone), che si estende per un raggio di 20 chilometri intorno ai reattori di Fukushima-I, il fotografo Christopher Furlong per Getty Images ha immortalato nelle scorse settimane gli interni e le facciate degli edifici abbandonati, le automobili ormai "inghiottite" dalla vegetazione e la stessa centrale nucleare, dove sono in corso lavori di risanamento e ristrutturazione.

Le sue immagini ci portano a Okuma, Namie, Minamisoma, Tomioka, dove il livello di radiazioni è ben al di sopra del limiti consentiti, anche nelle zone limitrofe, e il pericolo di esposizione alle radiazioni è ancora molto alto, secondo gli esperti dell'ONG ambientalista Green Cross

Le attuali direttive del governo giapponese prevedono indennizzi solo per chi sia stato oggetto di evacuazione. Nessun rimborso invece per chi vive nelle zone limitrofe, seppure altamente inquinate. Per il prossimo anno è in programma la revoca del provvedimento di sgombero persino dalle aree contaminate: una decisione che nel 2018 bloccherà i risarcimenti dovuti dalla TEPCO ai 50.000 evacuati, e potrebbe avere l'effetto di far tornare i cittadini in zone con livelli di radiazioni altissimi. 

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