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È nella punta nordorientale della Corea del Nord, nella regione di Gwanbuk, che il Paese isolato di Kim Jong-un incontra i suoi vicini, i giganti Cina e Russia. Qui si trova la Zona Economica Speciale di Rason, una regione dalla legislazione economica speciale, il primo esperimento capitalistico nella storia nordcoreana. Creata sul modello cinese, ha il compito di attrarre gli investimenti dei forti confinanti. 

Il valore strategico della Zona Economica Speciale di Rason

Rason è una città autonoma; include il distretto di Rajin e la contea di Sonbong. È uno dei pochi porti nel nord-est asiatico libero dai ghiacci durante l'inverno. Questo le ha consentito di porsi come partner ideale del commercio cinese e russo. 
Due grandi statue in bronzo del fondatore della Corea del Nord, Kim Il-Sung, e di suo figlio e successore, Kim Jong-Il, dominano il porto di Rason.

Istituita nel 1992 dal governo nordcoreano, la Zona Economica Speciale di Rason ha regole economiche più flessibili e  mira a promuovere la crescita economica nordcoreana attraverso investimenti stranieri. Aziende cinesi e russe hanno investito in questa zona "franca", in cui è consentito l'uso della valuta straniera. Dal punto di vista geografico, Rason impedisce alle fiorenti regioni nordorientali della Cina l'accesso diretto al mare: l'uso del porto di Rajin permette quindi a Pechino di trasportare il carbone nell'area di Shanghai, con risparmio di tempo e risorse.
A Rason i costi di manutenzione del porto sono inferiori del 30-40% rispetto a quelli dei porti russi. 

Il peso delle sanzioni Onu su Rason

Le sanzioni delle Nazioni Unite inflitte al regime di Kim Jong-un in seguito ai suoi ennesimi test missilistici e nucleari stanno però avendo un impatto sulla Zona Economica Speciale di Rason. L'Associated France Press ha immortalato cumuli di carbone nordcoreano, un tempo destinati alla Cina, ammassatti su una banchina del porto di Rajin, bloccati dal divieto Onu sulle esportazioni di carbone di Pyongyang.

Sul molo immediatamente limitrofo, nel 2017 circa due milioni di tonnellate di carbone russo sono entrati in treno e sono stati spediti in Cina  tramite l'operatore portuale russo RasonConTrans. Le attività della RasonConTrans sono espressamente escluse dalle sanzioni Onu. Per questo, alcuni cercano di ricorrere all'operatore russo per evitarle, ha raccontato all'AFP il vicedirettore di RasonConTrans, Roman Minkevitch.

Dopo il test missilistico ICBM del 29 novembre 2017, è improbabile che per gli operatori della Zona Economica Speciale di Rason le cose diventino più facili.

L'industria del carbone nella Corea del Nord

Come spiega AFP, per molti anni il carbone è stato un buon business per Pyongyang. La Cina, suo principale alleato, ha importato 22 milioni di tonnellate di carbone nel 2016, per un valore di 1.200 milioni di dollari. Pechino sostiene di non farlo più. Ma le attività di RasonConTrans continuano a prosperare. Da quando ha iniziato ad operare, nel 2015, le sue vendite sono raddoppiate ogni anno. 

Il porto di Rason può ospitare navi di 180 metri di lunghezza, ciascuna con una capacità di 50.000 tonnellate di carbone, per lo più legate a Shanghai.

La Russia e la Corea del Nord hanno mantenuto relazioni fraterne per molti anni. Nell'ufficio della RasonConTrans c'è una grande fotografia dell'incontro a Mosca nel 2001 tra Kim Kong-Il e il presidente russo Vladimir Putin.
La RasonConTrans, filiale della Russian Railways, è controllata al 30% dal porto di Rason. Impiega circa 300 nordcoreani e 110 russi. Importa direttamente dalla Russia l'essenziale per le sue necessità, come il diesel per i generatori. È
 quasi totalmente indipendente dalla rete elettrica della Corea del Nord. Ed è un bene, visto che nella nella Zona Economica Speciale ci sono interruzioni di corrente per quasi un terzo di ogni giorno. Uno dei tanti aspetti del vivere e lavorare in un Paese soggetto a sanzioni.


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