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Corea del Nord: Kim Jong-un (forse) vuole solo trasformare l'economia del paese

Dietro le mosse minacciose del dittatore potrebbe nascondersi il lavoro per far digerire le riforme alla vecchia guardia del regime

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Claudia Astarita

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Ma è davvero un pazzo che gioca con le atomiche o c’è lucidità dietro la sua apparente follia? Punta alla guerra, Kim Jong-un, o alle riforme economiche, sfruttando la deterrenza nucleare per mettere in sicurezza il suo Paese sul fronte politico e strategico?

Quando la Guida suprema della Repubblica popolare democratica di Corea è salita al potere nel 2011, Pyongyang stava attraversando un periodo di gravi difficoltà: qualità della vita bassissima, Paese sull’orlo dell’ennesima carestia e malcontento diffuso.

Le armi, una copertura per le riforme

Sei anni dopo, la Corea del Nord non solo ha resistito, ma ha sviluppato "a un ritmo allarmante" le capacità di lanciare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti, come ha detto il 13 agosto il capo della Cia Mike Pompeo (pur minimizzando l’imminenza di uno scontro con Pyongyang). Ma dove ha trovato le risorse?

Raccogliere dati affidabili sull’economia nord-coreana è impossibile. Secondo Benjamin Habib, il più noto coreanista australiano, il regime continua a disporre delle risorse necessarie per andare avanti "con i profitti incassati grazie ad attività illegali": frodi aziendali, contraffazione, traffico di droga e commercio di armi, in particolare verso Siria, Birmania e Iran.

"Le attività illecite in Corea vanno a gonfie vele e finanziano il regime grazie alla connivenza di aziende ombra e istituti finanziari stranieri che permettono di aggirare le restrizioni internazionali".

Altri introiti derivano dalla vendita del carbone in Cina, da cui Pyongyang ricaverebbe circa due miliardi e mezzo di dollari. Secondo stime statunitensi, il Pil è fermo da anni a 28 miliardi di dollari, che diventano 40 ragionando in termini di parità del potere d’acquisto. Il reddito individuale è stabile a 1.700 dollari, inferiore alla media di Haiti e Sud Sudan.

Come avrebbe fatto, quindi, Kim Jong-un a sfidare le sanzioni, a trovare il denaro per scampare un’altra carestia e contemporaneamente a investire massicciamente nel potenziamento del suo arsenale nucleare?

Cambio di paradigma

"Il modello Songun, che indica l’esercito come unica priorità, venne lanciato da Kim Jong-il, padre di Kim Jong-un, a metà anni Novanta. Da allora il 25 per cento del Pil è stato sistematicamente speso per sostenerne l’ambiziosissimo programma militare" spiega Habib.

"Nel 2013 il Songun è stato sostituito con il Byungjin, il modello dello 'sviluppo parallelo' che conferisce al progresso economico la stessa importanza di quello militare. Cambiando approccio, Kim ha registrato buoni successi in entrambi i campi".

Un agente dell’intelligence sudcoreana, coperto dall’anonimato, spiega a Panorama: "Sembra una bestemmia, ma Kim Jong-un è un riformatore. Il suo vero obiettivo è far rinascere il Paese con sperimentazioni economiche.

L’Occidente non capisce come in un contesto come quello nordcoreano un cambiamento al vertice non basti ad aprire la strada per una liberalizzazione gestita dall’alto. Kim sta cercando in tutti i modi di discostarsi dal padre, ma non è facile convincere la vecchia guardia, rimasta ancorata alla visione del mondo di Kim Jong-il, che un modello di crescita più dinamico e inclusivo potrebbe migliorare la vita dei cittadini e contemporaneamente rendere più solido il regime".

Questa chiave di lettura spiegherebbe molte contraddizioni. Anzitutto, le testimonianze dei profughi, secondo cui la "svolta riformista" nordcoreana sarebbe già iniziata, tanto che a Pyongyang ci sarebbero sempre più automobili, ristoranti, e grattacieli, inaugurati grazie all’intraprendenza di uomini d’affari che fanno fortuna con la complicità del Partito.

Sempre secondo fonti sudcoreane, il commercio al Nord sarebbe più diffuso e il miglioramento della qualità della vita dipenderebbe proprio dalla concessione accordata agli operatori economici di vendere i surplus di produzione, indipendentemente dal fatto che si tratti di derrate agricole o capi d’abbigliamento, scarpe, saponette, piatti... Un interscambio che frutterebbe al governo 220 mila dollari di tasse al giorno, e che avrebbe spinto il tasso di crescita al 5 per cento.

Certo, i metodi di Kim Jong-un sono anche spietati, per quanto le epurazioni all’interno del regime possano essere spiegate come espediente estremo per zittire un’opposizione troppo sfacciata e come monito per chi ancora non è convinto che sia un leader forte e determinato.

Anche l’assassinio del fratellastro Kim Jong-nam voleva servire a evitare che a qualche leader straniero venisse l’idea di defenestrarlo per poi sostenere l’instaurazione di un regime fantoccio in Corea. Il giovane Kim è arrivato a modificare la Costituzione per poter ufficialmente attribuire alla Corea del Nord lo status di "potenza nucleare".
Una scelta che stronca qualsiasi trattativa per il disarmo.

L’atomica serve a Pyongyang per dare forza al regime; creare il consenso necessario per proseguire con le sperimentazioni economiche e permettere di esercitare una deterrenza credibile sul piano internazionale. La crisi attuale lo dimostra: pur non essendoci conferme sull’effettiva capacità balistica e nucleare declamata dal regime, il mondo intero continua a rimanere con il fiato sospeso nel terrore che l’ipotesi di un attacco offensivo si concretizzi.

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