Esteri

Chi era davvero Daphne Caruana Galizia, blogger libera di Malta

Lei spiegava come e perché nell'isola si conviva con la corruzione, giudicata non come una stortura ma come il meccanismo che rende fluido il sistema

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Alessandro Turci

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UPDATE: La polizia di Malta che indaga sull'omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia ha arrestato 10 persone sospette secondo quanto riporta il Times of Malta. I sospetti sono tutti di nazionalità maltese. La polizia, ha spiegato il premier Muscat, ha adesso 48 ore per interrogare i sospetti e decidere se procedere legalmente contro di loro. Cosa era successo alla giovane giornalista e quale sia il contesto in cui aveva avuto luogo il suo omicidio lo spiegavamo in questo articolo del 18 ottobre scorso che vi riproponiamo.

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Così Malta ha la sua Anna Politkovskaja. Poco importa se l’analogia non regge. Conta l’esito, e l’esito è il martirio. Quello di Daphne Caruana Galizia.

Nata Vella, cognome assai comune in questo microcosmo che è Malta, dove ha sempre vissuto e dove ha condotto studi di archeologia.

Se la Politkovskaja era una giornalista della vecchia scuola, scarponi e reportage per la carta stampata, Galizia era l’emblema del giornalismo moderno. Del genere 3.0, per intenderci. Con lei, al posto dei dispacci dalla Cecenia martoriata avevamo le inchieste in stile WikiLeaks, quelle adatte ai segugi informatici. Al posto dell’accorato russo per le pagine della Novaja Gazeta moscovita, ecco il blog senza paura più famoso di Malta, The Running Commentary.

I Panama Papers, poi ramificati nel capitolo minore dei Malta files, sono stati la storia di Daphne Caruana Galizia. Una storia più grande di lei. E probabilmente anche del figlio Matthew, premiato in team col Pulitzer per l’indagine panamense, e oggi sulle orme della madre per mezzo di accuse clamorose al governo. Via social network, naturalmente.

La battaglia di Daphne Caruana Galizia non era facile. Parlava di corruzione, violava regole, pagava dazio, tornava a violarle. Al magistrato che l’aveva incriminata per calunnia e diffamazione lunedì 16 ottobre era stato inizialmente affidato il compito indagare sul suo omicidio. Quando si dice il microcosmo.

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Daphne Caruana Galizia, giornalista e blogger, 26 agosto 1964 - 16 ottobre 2017 (MATTHEW MIRABELLI/AFP/Getty Images - Foto del 27/4/2017)

Già, perché Malta è piccola e grande a un tempo. È minuta la sua geografia e la sua architettura del potere, come d’altronde lo è il suo Pil che però cresce a ritmi da tigre asiatica ed attrae investimenti. Questo non piace ai partner europei dalle spalle larghe (vedi Germania e non solo), a parole aperti alla concorrenza, ma poi irritati da ricette come quella irlandese, o appunto maltese: tasse giù, burocrazia ai minimi, tetti elevati per la circolazione del contante.

LA CORRUZIONE POLITICA RENDE FLUIDO IL SISTEMA

Chiacchierato paradiso fiscale, eppure Malta è white list dal 2010. Da qui l’ossessione civile di Daphne Caruana Galizia, e delle sue accuse di corruzione alla politica (tanto verso il partito di governo quanto verso quello d’opposizione) che hanno molto di vero. Lo sanno tutti a Malta. Ma ci convivono, non subendola come una stortura del sistema, ma come il meccanismo che rende fluido il sistema.

Suona assurdo, ma è l’unica spiegazione al voto del giugno scorso che ha premiato il partito di governo di Jospeh Muscat nonostante lo scandalo dei Panama Papers dal quale nessun esecutivo al mondo, con tutta evidenza, si sarebbe salvato. Invece, con un’affluenza del 92%, Malta ha scelto di essere ancora Malta, con buona pace di chi guardava le cose da fuori.

Ma non di Daphne Caruana Galizia. E dei suoi lettori. Ora, questa società che ha fatto del pragmatismo sfacciato uno stile di governo e di consenso politico è scossa. L’enormità del gesto, anche per stile, non ha nulla a che vedere con la storia di Malta. Evocare scie di sangue ha poco senso. In questo palcoscenico dove il Premier e la principale blogger erano rivali pubblici, l’autobomba è un crimine e un enigma al tempo stesso.

Ora anche l’Ue ha la sua Anna Politkovskaja. La userà contro Malta, per limitarne il suo stile libero e le amicizie pericolose che portano fino all’Azerbaigian e al sospetto di riciclaggio internazionale? Può darsi, abbiamo visto come la solidarietà europea, messa alla prova (vedi quote migranti) sia una formula vuota. Ma attenzione: Malta è solo Malta; Milano è dieci volte più grande e potrebbe fagocitarla in poche ore per forza economica e capacità d’attrarre grandi aziende.

Dare un senso alle proporzioni, questa la sfida impossibile dell’Isola dopo un’autobomba che al crimine contro la persona aggiunge il crimine contro la libertà d’espressione. Anche questa può suonare come una formula, ma ci sta tutta.

A Malta, isola senza pianificazione urbanistica dove i tanti villaggi sono entità autonome, la campagna brulla è quasi una terra di nessuno. In questo dimesso teatro pasoliniano è stata uccisa Daphne Caruana Galizia, l’archeologa che aveva sostituito gli scavi con le inchieste temerarie, la giornalista che sacrificava la bella scrittura per la verità nuda e cruda.

Verità e stile al vetriolo che le sono costati la vita e rischiano ora di costare a Malta l’inizio di una nuova stagione di riflettori poco graditi e di etichette troppo scontate. È questa forse l’eredità più scomoda che Daphne Caruana Galizia, nata Vella, lascia al suo amatissimo e odiatissimo popolo.

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