Il suo nome è Gavin Eugene Long, afroamericano, 29 anni, di Kansas City, in Missouri. È lui l'uomo della nuova strage di poliziotti in America. Ne ha uccisi tre, nel giorno del suo compleanno. A Baton Rouge, la città della Louisiana teatro poco più di dieci giorni fa dell'uccisione dell'afroamericano Alton Sterling da parte di un agente.

Ex marine, aveva lasciato l'arma nel 2010 con un congedo d'onore e il grado di sergente stando a quanto riportato dalla rete Cbs. Era affiliato ad un gruppo antigovernativo chiamato New Freedom Group. Secondo il racconto di alcuni testimoni era vestito di nero, col volto coperto. E aveva un fucile d'assalto.

Era ossessionato dalle ingiustizie perpetrate sui neri d'America. All'indomani della strage di cinque poliziotti a Dallas aveva postato un video su YouTube: "Questa è giustizia". Poi Long la giustizia ha pensato di farsela da solo.

Cosmo Setepenra, il marine "più preparato"
Un veterano che online si lamentava per il trattamento degli afroamericani da parte della polizia. Sul web era conosciuto, secondo indiscrezioni, come "Cosmo Setepenra". Nei giorni scorsi era stato a Dallas, dopo la strage dei cinque agenti.

Long ha frequentato l'università dell'Alabama, ma ha lasciato prima di finire gli studi per un ''viaggio spirituale in Africa''. Long ha parlato della sua esperienza nei Marine sul suo sito. ''In meno di tre anni ho raggiunto il livello di sergente, come uno dei marine più preparati fisicamente e disciplinati. Durante i cinque anni nei Marine sono stato in Giappone e in Iraq''.

Sulla pagina Facebook di Cosmo Setepenra uno degli ultimi post faceva riferimento al trattamento degli afroamericani. Due foto di bambini con la scritta ''giustizia per tutti gli afroamericani''. Sulla pagina Twitter, invece, l'ultimo cinguettio è delle prime ore di domenica: ''Solo perchè ci si svegli ogni mattina non vuole dire che si è vivi. E solo perchè si perde il corpo fisico non vuol dire essere morti''.

In un video pubblicato su YouTube il 10 luglio con il nome di Cosmo Setepenra si paragonava l'oppressione degli afroamericani agli sforzi degli americani rivoluzionari.

L'attacco
L'attacco è avvenuto intorno alle 8.40 del mattino locali, a poco più di un chilometro dalla centrale della polizia. I colpi sparati sarebbero stati almeno 30, e non hanno lasciato scampo ai tre agenti, uno dei quali era nero.

Il sindaco della città Kip Holden ha descritto l'attacco come una vera e propria "imboscata". All'inizio si pensava che i killer fossero tre, ma poi le autorità hanno fatto sapere che l'uomo, ucciso dal fuoco di risposta degli agenti, ha agito da solo.

È dunque salita l'allerta fra la polizia in tutti gli Stati Uniti. Il New York Police Department ha rafforzato l'indicazione agli agenti a muoversi in coppia e a fare attenzione a chi si avvicina. A Cleveland, dove si apre nelle prossime ore la convention repubblicana, la sicurezza è stata rafforzata. "Siamo pronti", ha assicurato l'agente del Secret Service a cui fa capo la sicurezza dello show della destra americana.

Obama: "Mettere fine a questa violenza"
In una dichiarazione diffusa in diretta tv, il presidente Barack Obama ha alcune ore dopo affermato che "attacchi alla polizia sono attacchi a tutti noi". Sottolineando che "niente giustifica la violenza contro le forze dell'ordine", Obama ha quindi garantito che "giustizia sarà fatta" e ha tuonato: "dobbiamo mettere fine a questa violenza senza senso".  

Anche Hillary Clinton è intervenuta, usando parole molto simili a quelle di Obama. "Non c'è giustificazione - ha affermato - per la violenza, l'odio, per gli attacchi a coloro che mettono le loro vite in prima linea a servizio della comunità".

Trump: "Chiediamo ordine"
Donald Trump intanto non si è lasciato sfuggire l'occasione per attaccare: "Quanti agenti devono morire per mancanza di leadership? Chiediamo ordine", ha twittato il tycoon.    

I precedenti
Gli spari di Baton Rouge arrivano pochi giorni dopo le commemorazioni a Dallas per la strage dei cinque agenti, a cui Obama ha partecipato insieme all'ex presidente George W. Bush per inviare un segnale di unità al paese. E dopo i primi incontri organizzati alla Casa Bianca fra gli attivisti, inclusi Black Lives Matter, e le forze di polizia nel tentativo di instaurare un dialogo e stemperare le tensioni.

Eppure proprio a Dallas Obama ha ammesso che la ferita razziale, per l'America, è tutt'altro che chiusa. L'Fbi intanto sta collaborando con la polizia di Baton Rouge nelle indagini, durante le quali sono stati coinvolti anche robot per verificare l'eventuale presenza di esplosivi nei luoghi della sparatoria. Il governatore della Louisiana, John Edwards, ha parlato di un "attacco ingiustificato" e ha visitato gli agenti feriti in ospedale (ANSA) 

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