Armi da fuoco: così l'Australia ha posto fine alle stragi di massa

Canberra e Londra sono riuscite da venti anni ad arginare il fenomeno. Con una stretta legislativa. Ora, dice Obama, tocca agli Stati Uniti

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Poligono a Randolph in New Jersey – Credits: JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images

Paolo Papi

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All'indomani della strage di San Bernardino, un Barack Obama particolarmente incupito ha dichiarato che, per porre un freno alla cosiddetta gun violence, gli Stati Uniti dovrebbero cominciare a guardare oltreconfine, a come è cambiata la legislazione in materia di possesso di armi da fuoco per uso personale in Paesi alleati e culturalmente affini come la Gran Bretagna e soprattutto l'Australia.

LA RISPOSTA DELLA RIFLE ASSOCIATION
Un'affermazione, quella del presidente americano, che ha  scatenato le scontatissime ire della National Rifle Association, la più potente lobby delle armi americana, secondo la quale le misure restrittive adottate da Canberra alla fine degli anni 90 avrebbero non solo privato gli australiani del loro sacrosanto diritto all'autodifesa, ma anche contribuito a favorire la criminalità.

Questione di punti di vista, in un Paese dove il diritto a possedere armi da fuoco è riconosciuto persino nel secondo emendamento della Costituzione ma dove però ogni anno in media, ancora oggi, continuano a essere ammazzate a colpi di pistola o di fucile circa 30 mila persone. Una spaventosa e forse evitabile scia di sangue, sulla quale la società, i media e anche la cultura americana stanno solo ora iniziando a interrogarsi, comunque tra grandi resistenze  che chiamano in causa la cultura nazionale e il mito tutto americano della cittadinanza in armi. 

Dopo San Bernardino: chi e perché vuole che il massacro continui
Altri Stati, in risposta alle stragi di massa da armi da fuoco, hanno adottato una legislazione che è riuscita quasi a porre fine agli eccidi. Stati che sono nostri amici e alleati come la Gran Bretagna e l'Australia Barack Obama


LA STRAGE DI HOBART
In Australia la stretta legislativa in materia di possesso di armi da fuoco è avvenuta all'indomani della tristemente nota strage di Hobart, la tranquilla capitale della Tasmania, dove tra la notte del 28 e la mattina del 29 aprile del  1996 uno psicotico australiano di 24 anni, Martin Bryant, uccise 35 passanti e ne ferì 23 nel tentativo, futile, di attirare l'attenzione.

L'opinione pubblica australiana fu così sconvolta da quell'eccidio di massa (che costò al giovane Bryant 35 ergastoli) che il governo dell'epoca decise una stretta in materia di possesso di armi da fuoco ancora oggi considerata un modello chenon solo ha posto fine alle stragi di massa compiute nell'isola, ma ha anche abbattuto drasticamente il numero delle vittime:  dalle 500-700 persone, morte ammazzate ogni anno nel decennio precedente,  alle 200-250 negli anni successivi alla stretta legislativa.

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Il crollo delle morti da armi duoco in Australia dopo l'introduzione di una nuova legislazione restrittiva in un grafico elaborato dal New York Times

LA STRETTA AUSTRALIANA
La nuova legislazione vietò da allora solo le armi quali i fucili a ripetizione e le armi semi-automatiche, mentre introdusse la registrazione obbligatoria per ogni arma, la necessità di un’autorizzazione per i venditori e nuovi limiti alla concessione del porto d’armi. Gli australiani possono sì, da allora, acquistare un’arma ma solo per sport, caccia o per motivi professionali, non già per semplice e generica «difesa personale» come negli Stati Uniti. Il porto d’armi poi è da rinnovare ogni 5 anni e può essere revocato a discrezione della polizia qualora tema che il titolare possa diventare pericoloso.

Adottando un vasto programma di riacquisto delle armi proibite ancora in circolazione, il governo australiano riuscì a recuperare quasi un milione tra pistole e fucili per uso personale ancora presenti nel Paese. Un successo che ancora oggi, vent'anni dopo, i politici australiani citano come modello per gli altri Paesi che vogliano fare i conti con questa spinosa materia.

Anche la Gran Bretagna, citata dal presidente Obama, introdusse una analoga stretta legislativa a seguito di un altro massacro, avvenuto in una scuola primaria di Dunblane nel 1996, quando un altro psicotico, Thomas Watt Hamilton, uccise a colpi di pistola 16 scolari di età compresa tra i 5 e i 6 anni e la loro insegnante.  Se è vero che nel Regno Unito il buy-back ne recuperò 160mila, molte meno di quante non ne siano state recuperate in Australia, anche in Inghilterra l’introduzione di queste misure restrittive ha coinciso con il termine delle grandi stragi. Perché ora, si chiedono Barack Obama e Hillary Clinton, non fare lo stesso anche negli Usa?

Il grafico sugli omicidi negli Usa




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