EU Commission on Migration
Esteri

L'Agenda Ue per l'immigrazione: un piano senza sostanza

I quattro pilastri fondativi delle politiche comunitarie per il prossimo futuro sono un concentrato di belle parole e di azioni per il momento impalpabili. Occasione persa

“Azione immediata” è la parola che spicca sulle altre nell’Agenda Europea per la Migrazione appena licenziata dalla Commissione Europea, al fine di delineare le misure definitive che serviranno ad arginare anzitutto la crisi nel Mediterraneo.

L’Agenda traccia un percorso che vorrebbe essere la risposta dell’Europa unita al problema dei migranti e che, in teoria, dovrebbe armonizzare gli strumenti comunitari a disposizione dei singoli Paesi e unire tutti gli attori coinvolti in questo gigantesco dramma sociale.

Stati membri, istituzioni dell’UE, Organizzazioni internazionali e della società civile, autorità locali e Paesi terzi si dovrebbero d’ora in poi attenersi alle nuove regole e, insieme, lavorare per sconfiggere un certo tipo di migrazione, quella clandestina.
Ma sarà davvero possibile?
Vediamo quali azioni concrete e immediate intende adottare la Commissione Europea.

Frontex, Triton e Poseidon
Per prima cosa, si è stabilito di triplicare le capacità e i mezzi per le operazioni congiunte Frontex, Triton e Poseidon nel 2015 e 2016.

A tal fine, la Commissione ha stanziato un bilancio per il 2015 di 89 milioni di euro a copertura delle operazioni già poste in essere, mentre il nuovo Piano Operativo Triton sarà presentato entro la fine di maggio. Entro quella data, la Commissione renderà noto anche il meccanismo di distribuzione temporanea dei migranti bisognosi di protezione internazionale all’interno dei vari Paesi UE, mentre per un sistema di distribuzione permanente bisognerà attendere la fine del 2015.

Ventimila migranti
Il programma attuale prevede che 20mila migranti siano redistribuiti e trasferiti in tutti gli Stati membri. A ciascuno Stato andrà una parte del finanziamento aggiuntivo varato dalla Commissione, pari a 50 milioni di euro per il periodo 2015-2016. In Italia, per dire, arriverà il 9,94% dei 20mila profughi (cioè meno di duemila persone), mentre alla Germania toccherà accoglierne il 18,42%, la percentuale più alta dell’Unione. Fin qui, tutto facile. Basta stanziare i soldi.

I quattro pilastri UE
Un dato interessante contenuto nell’Agenda è l’ammissione nero su bianco da parte della Commissione UE del fatto che “la nostra politica di immigrazione comune europea non è stata all’altezza”. Perciò, l’Agenda europea sulle migrazioni getta nuove basi per una “possibile operazione per la sicurezza comune e la politica di difesa comune (PSDC) nel Mediterraneo, finalizzata a smantellare le reti dei trafficanti e combattere il contrabbando di persone, in conformità con il diritto internazionale”.

Il che non significa poi molto, se si escludono i “Quattro pilastri per gestire meglio la migrazione”. La via illuminata intravista da Bruxelles, in pratica, contempla quattro grandi mosse, denominate appunto “pilastri”.

- Il primo: ridurre gli incentivi all’emigrazione irregolare, in particolare distaccando funzionari di collegamento e delegazioni europee nei principali Paesi terzi.

- Il secondo: gestire le frontiere, salvando vite e rafforzando i confini esterni. Questo sarà possibile aumentando il ruolo e la capacità di Frontex, e aiutando a rafforzare nei singoli Paesi terzi le capacità di gestione dei propri confini.

- Il terzo: una forte politica comune in materia di asilo politico. In questo caso, la priorità è garantire la piena attuazione del sistema comune europeo di accoglienza, in particolare promuovendo l’identificazione dei migranti, impostando un archivio d’impronte digitali sistematico, rafforzando le direttive in materia di asilo nei Paesi di origine ed eventualmente rivedendo il regolamento di Dublino nel 2016 (la direttiva che impone ai migranti di restare nel Paese dove hanno fatto il primo ingresso).

- Infine, il quarto pilastro prevede di adottare una nuova politica in materia di migrazione legale: attraverso l’ammodernamento e la revisione del sistema della Blue Card (il permesso di soggiorno dei lavoratori extracomunitari), dando nuove priorità alle nostre politiche di integrazione e massimizzando i benefici della politica migratoria per i privati e per i Paesi d'origine, anche facilitando rimesse più sicure.

L’opzione militare in Libia
L’operazione militare per stroncare il traffico dei migranti alla fonte, cioè in Libia - meglio sarebbe parlare di ponte, però, perché la fonte non è in un Paese soltanto ma nell’intera fascia centrale del continente africano - sarebbe contenuta invece nel piano strategico sull’immigrazione, che dovrebbe essere approvato dai ministri degli Esteri dell’Unione Europea lunedì 18 maggio 2015. Ma, ancora, di questo sappiamo poco o nulla.

Sinora, l’Alto Rappresentante UE, Federica Mogherini, ha “assolutamente” escluso l’opzione di uno sbarco sul suolo libico, ma non l’ingaggio di azioni coercitive da parte delle marine e delle aeronautiche militari. “Pianifichiamo un’operazione navale, speriamo nella collaborazione delle autorità libiche per smantellare il modello di business dei trafficanti” sono state le sue poche e sibilline parole sul tema.

Quel che è davvero sibillino, però, non sono tanto le parole della Lady PESC italiana (che molto rimandano e poco affermano). Piuttosto, è l’intera Agenda stilata dalla Commissione Europea ad essere vaga. Un’Agenda dove, eccettuato lo stanziamento di soldi, non s’intravedono azioni concrete per rimettere il “genio” nella lampada dalla quale è uscito. Non è certo una novità questa.

La non-visione dell’Europa
Uno dei problemi di sempre dell’Unione Europea è stato proprio il darsi come unico orizzonte quello economico e quasi mai invece quello politico. Il peccato più grave dell’UE sta tutto nel continuare a osservare ogni evento che riguarda i nostri interessi dal punto di vista meramente economico-finanziario, da cui lo stanziamento cieco di denaro pubblico come unica soluzione praticabile.

© Riproduzione Riservata

Commenti