Pensioni d'oro, i tagli in vista e il reddito minimo garantito
Carlo Carino/Imagoeconomica
Pensioni d'oro, i tagli in vista e il reddito minimo garantito
Economia

Pensioni d'oro, i tagli in vista e il reddito minimo garantito

Il prelievo sugli assegni Inps più alti, che servirà a finanziare un nuovo sostegno alla povertà

Update: Uscito dalla porta, rientrato dalla finestra. E' quello che potrebbe capitare al previsto taglio sulle pensioni di importo compreso tra 90mila e 150mila euro, che questa mattina sembrava svanito definitivamente. In serata, c'è stato però un improvviso cambio di rotta del governo, che sta mettendo a punto un maxi-emendamento alla Legge di Stabilità, su cui porrà la questione di fiducia in Senato. Nel maxi-emendamento dell'esecutivo, viene reintrodotto un contributo del 5% a carico degli assegni Inps che superano la soglia dei 90mila euro lordi (circa 4.300 euro netti al mese), mentre in precedenza (nel testo originario della Legge di Stabilità) il prelievo era previsto esclusivamente per le pensioni superiori a 150mila euro. I maggiori ricavi portati in dote da questo nuovo balzello, serviranno probabilmente a finanziare l'introduzione di un nuovo sostegno alla povertà (reddito minimo garantito), seppur soltanto in via sperimentale nelle grandi città.

Ecco, invece, qual era la situazione questa mattina:

Nessun taglio per i pensionati che guadagnano tra 90mila euro e 150mila euro lordi all'anno. E' saltato, almeno per adesso, il nuovo contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro, che era contenuto in un emendamento alla Legge di Stabilità , presentato dai senatori Giorgio Santini (Pd) e Antonio D'Alì (Nuovo Centrodestra). I due parlamentari della maggioranza volevano infatti modificare le disposizioni della manovra economica, che introducono un ulteriore balzello sugli assegni Inps più alti.

PENSIONI D'ORO. VIETATO ABBASSARLE

Nel testo della Legge di Stabilità, è già previsto un contributo progressivo sulle pensioni più elevate: il prelievo parte dal 5% sulla quota di rendita che supera i 150mila euro lordi all'anno, sale al 10% per la fetta di pensione sopra i 200mila euro e raggiunge il 15% non appena l'assegno oltrepassa la soglia dei 250mila. Santini e D'Alì, invece, avrebbero voluto abbassare di un po' il tetto dei prelievi, applicando un contributo del 5% anche sulle pensioni superiori a 90mila euro lordi (che, a ben guardare, non sono proprio degli assegni d'oro, visto che variano 4.300 euro e 6.800 netti al mese).

.PENSIONI D'ORO:TAGLIAMOLE COSI'

PENSIONI D'ORO: I PIANI DEL GOVERNO PER TAGLIARLE

L'emendamento di Santini e D'Alì è stato però ritirato e tutto torna come prima: le pensioni tra 90mila e 150mila euro sono in salvo. Va ricordato, però, che la manovra economica deve ancora affrontare un lungo iter in Parlamento e passare al vaglio della Camera, dove un folto gruppo di deputati (di entrambi gli schieramenti) dichiara di voler riproporre nuovi balzelli. E' ancora presto per fare previsioni su come andrà a finire. Per adesso, però, i tagli alle pensioni d'oro restano abbastanza limitati. Chi guadagna 190mila euro lordi all'anno (8.500 euro netti circa), dovrebbe subire un prelievo straordinario attorno a 2mila euro lordi all'anno che, al netto delle tasse da pagare (cioè dell'irpef), corrispondono a poco meno di 100 euro al mese.

PENSIONI D'ORO E PENSIONI DA FAME 

Intanto, mentre nel mondo politico si discute se colpire o meno i pensionati più ricchi, dagli analisti dell'Ocse arriva un campanello d'allarme sulla previdenza del nostro paese. I lavoratori italiani, infatti, pagano una quota di contributi pensionistici tra le più alte al mondo (33% della retribuzione, contro una media Ocse del 19,6%). Ciò nonostante, i giovani che oggi hanno un'occupazione precaria rischiano di ricevere in futuro degli assegni previdenziali assai magri rispetto a quelli incassati invece dai loro genitori. Colpa delle riforme approvate negli ultimi decenni (in particolare quella del 1995 del governo Dini) che non prevedono l'esistenza delle pensioni minime e legano l'ammontare degli assegni Inps soltanto agli anni di carriera effettivamente svolti e ai contributi versati (metodo contributivo).

Ti potrebbe piacere anche

I più letti