Giulio Sapelli: le società quotate tra controllori, controllati e conflitti d’interesse
Giulio Sapelli: le società quotate tra controllori, controllati e conflitti d’interesse
Economia

Giulio Sapelli: le società quotate tra controllori, controllati e conflitti d’interesse

L'opinione del noto economista sul rapporto tra società quotate e indipendenza di chi deve monitorarle

Il problema dell’efficacia dei controlli interni alle società quotate o comunque di pubblico interesse, riproposto con drammatica gravità dal caso Montepaschi, si lega a quello dell’indipendenza di coloro che devono effettuare questi controlli. Personalmente, non ho mai voluto essere retribuito da chi dovevo controllare: mi sembra un’assurdità, e così rifiutai il compenso da presidente dell’audit committee dell’Unicredit Corporate Banking. Fui criticato, ma rimasi sulle mie posizioni.

Piuttosto, chiesi l’aumento dei compensi per tutti i consiglieri d’amministrazione, che prendevano gettoni ridottissimi, perché avevamo come sempre in questi casi grandi responsabilità civili e penali legate a quell’incarico. L’errore di fondo, però, è che il sistema sbaglia a configurare il criterio di «indipendenza» soltanto sincronicamente alla fase in cui il controllore è in servizio, si trova a esercitare il suo ruolo e non può avere rapporti di interesse diversi con l’ente che controlla, né possono averli i suoi parenti eccetera. Il criterio di indipendenza va esteso al tempo futuro. La maggioranza di coloro che siedono in strutture di controllo, finito il mandato, diventa consulente della società che controllava come avvocato, commercialista, advisor. Magari cambia società ma non gruppo. Basta guardare i nomi nei consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali, sono sempre gli stessi che ruotano.

In mancanza di un freno inibitore di natura morale, si potrebbe impedire per 10 anni a chi fa il controllore di avere rapporti economici con gli ex controllati. Poi c’è da capire cosa s’intende per fare controlli: significa spulciare le carte, parlare con i funzionari dell’internal audit, indagare e investigare. Prevale invece un approccio burocratico-nominalistico. E i risultati si vedono. Un passo avanti è stato la legge 231, che responsabilizza anche le imprese come figure giuridiche rispetto ai reati commessi e ai danni causati. Ma la legge è stata poi gestita male e oggi è quasi inapplicabile.

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