Francia: ecco perché diciamo no all'austerità
SERGIO OLIVERIO / Imagoeconomica
Francia: ecco perché diciamo no all'austerità
Economia

Francia: ecco perché diciamo no all'austerità

Parigi si ribella alle regole del patto di stabilità ma la Commissione europea si arrabbia

Il governo francese prevede, nella legge di bilancio per il 2015, un deficit che quest'anno si attesterà al 4,4% del Pil, l'anno prossimo si restringerà al 4,3%, nel 2016 scenderà al 3,8% e solo nel 2017 andrà al 2,8%, cioè sotto il tetto del 3%.

In precedenza Parigi si era impegnata a scendere sotto il 3% fin da quest'anno. "Abbiamo preso la decisione di adattare il passo di riduzione del Pil - spiega il ministro delle Finanze, Michel Sapin - alla situazione economica del paese".

"La nostra politica economica - aggiunge Sapin - non sta cambiando, ma il deficit sarà ridotto più lentamente del previsto a causa delle circostanze economiche". "Nessun ulteriore sforzo - si legge in un comunicato che accompagna i numeri della legge di bilancio - sarà richiesto alla Francia, perché il governo - assumendosi la responsabilità di bilancio di rimettere sulla giusta strada il paese - respinge l'austerità".

Gli Stati europei devono rispettare le raccomandazioni specifiche per paese

Bruxelles però ricorda a Parigi che gli Stati europei "devono rispettare le raccomandazioni specifiche per paese" che sono state approvate dal Consiglio Ue su proposta della Commissione.

I patti vanno rispettati, tuona O'Connor
Lo ha spiegato il portavoce del commissario agli Affari economici e finanziari Simon O'Connor senza commentare nello specifico i recenti annunci sui conti pubblici di Italia e Francia.

"Gli impegni presi dagli Stati nei confronti degli altri - ha detto - sono comuni e il ruolo della commissione è quello di dire se i progetti di bilancio metteranno gli Stati sulla strada giusta per rispettare tali impegni".
Intanto Sapin, che aveva preannunciato che i target di deficit per il 2015 erano inattuabili, prevede una crescita economica stentata dello 0,4% quest'anno, seguita da un +1% nel 2015, +1,7% nel 2016, +1,9% nel 2018 e solo nel 2018 e nel 2019 il Pil tornerà a crescere del 2%.

"Le nostre prospettive economiche - ammette Sapin - non sono quelle previste qualche mese fa". Inoltre il ministro definisce "senza precedenti" lo sforzo del governo di tagliare di 50 miliardi di euro i volumi della spesa pubblica entro il 2017, pur riconoscendo che il totale della spesa pubblica in questo periodo registrerà un rialzo dello 0,2%. Questo significa che il debito pubblico toccherà nel 2016 un picco del 98% del Pil, iniziando una lieve discesa nel 2017.

Alla debolezza dell'economia francese si aggiunge quella europea, come dimostrano i dati del Pmi manifatturiero dell'Eurozona, che mostrano un nuovo calo, mentre la Germania resta ferma e solo l'Italia cresce. L'indice, calcolato da Markit, arretra nell'area euro da 50,7 punti a 50,3 punti a settembre, il minimo da 14 mesi. (AGI)

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