Fondi pensione, soluzioni e alternative per chi si ritira
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Fondi pensione, soluzioni e alternative per chi si ritira

Circa 1,4 milioni di lavoratori hanno interrotto i versamenti alla previdenza integrativa. Cosa possono fare adesso

Più di 1,4 milioni di persone in tutto. Sono gli italiani che hanno deciso di interrompere i versamenti ai fondi e alle polizze della previdenza integrativa, cioè i prodotti finanziari che hanno il compito di costruire una pensione di scorta per molti nostri connazionali, in vista della terza età. I dati sono contenuti nell'ultima relazione annuale della Covip (la commissione di vigilanza sui fondi pensionistici), che tracciano un quadro in chiaroscuro. Mentre gli iscritti alla previdenza integrativa sono raddoppiati negli ultimi 7 anni, passando da 3 a oltre 6 milioni, non va dimenticato che oggi ci sono quasi un milione e mezzo di “iscritti silenti”, cioè lavoratori che hanno smesso di accantonare i soldi nei prodotti pensionistici. La colpa è della crisi economica che ha costretto molte persone a tirare la cinghia . Nel tentativo di far quadrare il proprio bilancio familiare, infatti, parecchi lavoratori hanno deciso di tagliare le spese meno urgenti tra cui, appunto, quelle che servono per pagare le rate dei fondi pensionistici.

RENDITA INTEGRATIVA: COME COSTRUIRLA

Oltre 200mila interruzioni dei versamenti hanno riguardato i fondi chiusi o negoziali, riservati ai lavoratori dipendenti, mentre più di un milione di “defezioni”si sono registrate tra i fondi aperti e i piani assicurativi pensionistici, a cui sono iscritti molti autonomi e liberi professionisti. Chi ha scelto di non accantonare più i propri soldi alla previdenza integrativa, però, rischia di trovarsi con le mani legate. Va ricordato, infatti, che il capitale accumulato nei prodotti previdenziali resta blindato per molti anni, cioè non può essere riscattato prima della data del pensionamento. Dunque, molti lavoratori che hanno messo da parte un gruzzoletto sono obbligati a tenerlo congelato per un bel po', senza poterne usufruire, consolandosi soltanto nel vedere maturare nuovi rendimenti, nel caso in cui il fondo o la polizza prescelti realizzino ancora delle performance positive.

I RISCATTI ANTICIPATI

A dire il vero, esiste anche la possibilità di riscattare in anticipo i soldi, ma soltanto in alcuni casi particolari. Il 50% capitale, per esempio, può essere liquidato quando il lavoratore risulta disoccupato da più di 12 mesi. La restante metà delle somme può essere ritirata non appena il periodo di disoccupazione supera i 4 anni. Chi resta completamente invalido, invece, non è soggetto ad alcuna limitazione e può farsi liquidare anticipatamente l'intero capitale. Chi viene colpito da una grave malattia e deve affrontare delle spese sanitarie può riscattare il 75%. La stessa percentuale è prevista per chi risulta iscritto al fondo da più di 8 anni e deve comprare o ristrutturare una casa per sé o per i propri figli, purché l'immobile sia destinato all'abitazione principale. Infine, esiste un'ultima possibilità di farsi restituire in anticipo una parte dei soldi accantonati nei fondi o nelle polizze previdenziali. Dopo 8 anni di versamenti, il lavoratore può riscattare infatti fino al 30% della somma maturata per qualsiasi motivo, cioè senza dover fornire alcuna giustificazione.

PENALIZZATI DAL FISCO

Va ricordato, però un altro particolare importante: spesso, i riscatti anticipati dei fondi pensione sono penalizzati dal punto di vista fiscale. Di regola, infatti, le rendite maturate con i prodotti della previdenza integrativa sono tassate in misura ridotta, con un'aliquota che varia a seconda della lunghezza del piano di risparmio: si va da un minimo del 9% fino a un massimo del 15%. Se invece il capitale viene ritirato in anticipo per l'acquisto della casa, per una ristrutturazione edilizia o per altre spese a discrezione del lavoratore, è soggetto a una tassazione di ben il 23%. Le aliquote agevolate tra il 9 e il 15% restano soltanto nel caso in cui il lavoratore abbia bisogno in anticipo dei soldi per motivi gravi, cioè a causa di una malattia, di una sopraggiunta invalidità o perché è rimasto disoccupato.

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