Decreto fiscale: 5 cose da sapere
Alessandro Di Meo/Ansa
Decreto fiscale: 5 cose da sapere
Economia

Decreto fiscale: 5 cose da sapere

Il testo che depenalizza alcuni reati fiscali fino al limite del 3% dell'imponibile torna sul tavolo del Consiglio dei ministri

Il decreto fiscale torna il 20 febbraio sul tavolo del Consiglio dei ministri.

Il testo, che depenalizza alcuni reati fiscali fino al limite del 3% dell'imponibile, è bloccato dallo scorso 6 gennaio. Il governo Renzi ha deciso di congelare il provvedimento, in attesa dell'elezione del nuovo capo dello Stato, placando così le polemiche sull'inserimento di una norma bollata dagli oppositori del governo come "salva - Berlusconi".

Ad annunciarlo è stato il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, durante un’intervista al programma Rai "L’Arena". Ma cosa prevede il decreto in particolare? Ve lo spieghiamo di seguito in 5 punti.

La norma della discordia

Il testo approvato dal Consiglio dei ministri la vigilia di Natale va a riformare i reati tributari. I detrattori del provvedimento puntano il dito contro l'articolo 19 bis del decreto attuativo della delega fiscale: permetterebbe all’ex premier Silvio Berlusconi, secondo alcune interpretazioni, di veder cancellata la condanna per frode fiscale nel processo Mediaset e, quindi, neutralizzerebbe gli effetti della legge Severino che lo allontanano dall'attività politica.


Gli effetti sul processo Mediaset

Il decreto esclude la punibilità di alcuni reati, compreso il reato di frode fiscale, "quando l’importo delle imposte sui redditi evase non è superiore al tre per cento del reddito imponibile dichiarato o l’importo dell’imposta sul valore aggiunto evasa non è superiore al tre per cento dell’imposta sul valore aggiunto dichiarata".

Nel caso del processo Mediaset, l'ex premier, che è stato condannato per una frode fiscale pari a meno del due per cento dell’imponibile, potrebbe beneficiare della nuova norma e ottenere la cancellazione della condanna.

L'esempio della Francia

Il ministro Boschi, intervistata da Massimo Giletti, ha puntualizzato che la controversa norma inserita e poi congelata dall’esecutivo "non è a favore di Berlusconi, ma riguarda tutti".

E che non sia una legge pro - Cavaliere, ha aggiunto Boschi, "lo dimostra il fatto che in Francia hanno una norma uguale, con una soglia più alta, non del 3% ma del 10% di non punibilità dell’evasione fiscale ai fini penali". Alcuni in polemica, tuttavia, hanno fatto notare come la legislazione in materia al di là delle Alpi preveda anche una soglia più bassa pari a 153 euro, superata la quale si rischia di finire nel penale, e che in genere è il Fisco a segnalare agli inquirenti quali casi seguire.

In difesa del decreto fiscale, è sceso in campo il premier Matteo Renzi in persona: "Sulla norma del 3% stiamo valutando, verificando, vedremo se cambiarla e come. Il senso è che se fai il furbo e ti becco ti stango, ti faccio pagare il doppio ma diamo corso al processo penale se c'è buona fede. Berlusconi non c'entra niente ma bisogna dividere tra gli evasori e chi fa errori in buona fede".

Perché il governo vuole depenalizzare i reati fiscali

L’esecutivo intende lanciare un segnale politico agli evasori e punta, soprattutto, a trasformare i reati in multe pesanti: permetterebbe allo Stato di incassare soldi freschi evitando, tra l'altro, le lungaggini del procedimento penale.

Gli altri punti del decreto

Della delega fiscale fanno parte anche altri importanti provvedimenti, tra i quali quello che dovrà dare il via alla riforma del catasto e che deve essere approvato entro il 26 marzo, pena il decadimento.

Nei decreti delegati sul fisco, ha aggiunto il premier Renzi, ci sarà spazio anche per modificare in meglio la normitva sulle partite Iva.

Queste ultime sono state penalizzate con l'ultima legge di Stabilità che ha cancellato l'aliquota fiscale agevolata al 5% per le partite Iva fino a 35 anni, portandola al 15% e senza limiti d’età, e aumentato i contributi Inps fino a raggiungere il 33% nel 2018.

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