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Economia

Crisi Deutsche Bank: le 5 cose da sapere

Il titolo a Francoforte ha toccato i minimi da 30 anni. Allarme Fmi: "È la maggiore fonte di rischi al mondo"

UPDATE: post pubblicato l'8 ottobre 2015 e aggiornato il 1 luglio 2016.

Dopo il caso Volkswagen, un altro colpo all’economia tedesca potrebbe arrivare da Deutsche Bank.

Il titolo ieri a Francoforte ha toccato minimi da 30 anni. A spingere gli investitori a vendere sono state due notizie: la seconda bocciatura agli stress test della controllata americana Deutsche Bank Trust Corporation e l’allarme del Fmi che ha definito il gruppo tedesco come "una delle banche importanti a livello globale che più di tutti contribuisce ai rischi sistemici".

In carica dallo scorso luglio al posto del predecessore Jürgen Fitschen, il nuovo amministratore delegato John Cryan (manager britannico con un passato nella svizzera UBS) vuole mettere in ordine i conti della banca che negli ultimi anni è rimasta coinvolta in diversi scandali finanziari. A inizio anno ha provato a rassicurare investitori e dipendenti sulla solidità della banca definendola "assolutamente solida come una roccia". Ma è davvero così?

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Le cause della maxi-perdita nel 2015

Il colosso finanziario basato a Francoforte ha chiuso il 2015 con una perdita netta record di -6,8 miliardi di euro a seguito di costi monstre di ristrutturazione, accantonamenti per le spese legali e minori entrate. È il primo rosso dal 2008. E i conti non sembrano migliorare: nel primo trimestre la banca ha visto crollare del 58% a 236 milioni di euro l'utile.

A far sprofondare i conti del 2015 sono stati gli oneri staordinari: nel terzo trimestre, quello più critico per la banca e chiuso con un rosso di oltre 6 miliardi di euro, ammontavano a 7,2 miliardi di euro a causa sostanzialmente di tre fattori: l'adeguamento ai requisiti patrimoniali imposti dalla Bce, le spese legali legate a recenti scandali finanziari e la svalutazione di alcune partecipazioni in Germania e in Cina.

La montagna di derivati

A preoccupare è la montagna di scommesse in derivati su cui siede il colosso di Francoforte (i dati sono però quelli di fine 2014) pari a 55.000 miliardi di euro, pari a circa 20 volte il Pil della Germania, stimato attorno a 2.700 miliardi di euro (9.600 miliardi di euro quello dell'Eurozona), con perdite potenziali da capogiro che fanno intuire l'importanza sistemica della banca tedesca.

I requisiti patrimoniali

Per adeguare i requisiti patrimoniali Deutsche Bank lo scorso anno ha iscritto a bilancio 5,8 miliardi di euro in oneri straordinari. Gli esperti di Nomura, come riporta il Financial Times, si aspettano a breve una ricapitalizzazione. Nonostante le difficoltà, l’agenzia di rating Standard & Poor's lo scorso autunno non ha modificato il giudizio sulla banca tedesca a seguito delle svalutazioni: Bbb+/Stabile sul debito di lunto termine e A-2 su quello di breve termine.

La batosta in Cina

A pesare sui conti del 2015, sono stati anche 600 milioni relativi alla svalutazione della partecipazione nella banca cinese Hua Xia Bank, il cui acquisto risale al 2006. Lo scorso settembre Cryan non ha escluso di cedere la quota pari a rica il 20% (19,99%). Deutsche Bank lo scorso anno ha anche ridotto il valore di Postbank, la controllata retail che sarebbe pronta a dismettere quest'anno.

Gli scandali finanziari

Un'altra grana è costituita dagli scandali finanziari in cui è rimasta coinvolta la prima banca privata tedesca. Deutsche Bank lo scorso ottobre ha annunciato 1,2 miliardi di euro di oneri straordinari per sostenere le spese legali connesse al caso Libor e a un'inchiesta aperta in Svizzera per una sospetta manipolazione dei prezzi delle metalli preziosi.

Taglio dei costi

La scorsa estate Cryan ha annunciato un deciso taglio dei costi che potrebbe prevedere 23.000 esuberi. Ma le conseguenze più pesanti ora sono per gli azionisti. Il manager britannico ha deciso lo scorso autunno lo stop ai dividendi per due anni, suscitando non pochi malumori: la cedola negli 60 anni non era mai mancata. Intanto il titolo continua ascendere in Borsa. E un guru degli hedge fund come George Soros sta puntando su una ulteriore caduta.

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