I quattro motivi che affossano l'Argentina
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I quattro motivi che affossano l'Argentina
Economia

I quattro motivi che affossano l'Argentina

La ricetta per portare sull'orlo del fallimento un paese ricco di risorse

Cent’anni fa l’Argentina era il quinto paese al mondo per reddito pro capite. L’economia cresceva spedita, grazie anche alle abbondanti risorse offerte dal paese. Com’è possibile che, nel frattempo, l’unica cifra stellare che si nota in Argentina sia quella dell’inflazione? Ecco gli ingredienti di un'esperienza fallimentare.

Dilettanti al potere. Sei colpi di stato in cent’anni non hanno aiutato a scegliere le migliori ricette per il paese, che infatti, dal 1913 a oggi, ha dovuto affrontare sette crisi economiche. Ne è un esempio la dittatura feroce del generale Juan Domingo Perón, che lasciò, nel 1955, un’Argentina sull’orlo del fallimento. Anche i peronisti dei tempi recenti, che hanno ripreso le redini del paese dopo la crisi del 2001, non si sono distinti per le scelte brillanti. Il team economico della presidentessa Cristina Kirchner – moglie dell’ex presidente Néstor Kirchner, a sua volta delfino dell'ex presidente Eduardo Duhalde – si è distinto per incoerenza: su nazionalizzazioni e politica monetaria, di fatto, la presidentessa ha fatto un passo avanti e due indietro, incapace di gestire le reazioni di mercati.

Scelte antistoriche. L’imposizione di misure per controllare rigidamente i cambi non ha fatto che aiutare il mercato nero della valuta. Gli argentini, che hanno imparato a non fidarsi della propria moneta, sono disposti a pagare dollari anche il 50 per cento in più, pur di salvare i propri risparmi dall’ennesima svalutazione. L’incertezza non conforta gli investitori stranieri e non aiuta le casse dello stato, che fatica a trovare qualcuno disposto ad acquistare i suoi titoli di debito (che hanno un rating bassissimo, da tripla C).

Populismo. Le scelte strategiche per l’economia sembrano seguire gli umori dalla pancia del paese. Ad esempio: negli ultimi anni l’Argentina ha tassato pesantemente le esportazioni petrolifere e voluto il controllo degli enormi giacimenti del paese, arrivando fino a ri-nazionalizzare la compagnia petrolifera Ypf (venduta dallo stato alla spagnola Repsol nel 1999). "Siamo l’unico paese dell’America latina che non controlla le proprie risorse naturali", ha detto Cristina Kirchner, motivando le sue scelte in campo energetico. Non è la sua prima mossa di stampo autoritario: nel 2008 la presidentessa ha nazionalizzato i fondi pensione privati, poi ha iniziato a usare le riserve della banca centrale per pagare il debito pubblico. Sono scelte guidate dal panico e dai sondaggi elettorali, che non hanno dato alcun risultato positivo.

Bugie. Molte statistiche (sull’inflazione, che supera il 40 per cento, sulla povertà o sulla crescita dell’economia argentina) sono ritoccate, per renderle più "patriottiche". La presidentessa Kirchner non ama le critiche, come hanno imparato (a loro spese) i media che la osteggiano. Chiedere al gruppo editoriale Clarín.

Ecco perché The Economist già nel 2012 non pubblicava i dati economici (ritenuti falsi) dell'Argentina

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