Economia

Aggiotaggio, il vizietto di dire falsità per guadagnare in Borsa

Renato: “Voi francesi fate proprio un caffé di merda”. Jacob: “Mi hanno dato della checca, mi hanno dato del negro, ma del francese mai!». È forse la frase più celebre del film-cult “Il vizietto” firmato da Edouard Molinaro nel 1978 …Leggi tutto

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Renato: “Voi francesi fate proprio un caffé di merda”. Jacob: “Mi hanno dato della checca, mi hanno dato del negro, ma del francese mai!». È forse la frase più celebre del film-cult “Il vizietto” firmato da Edouard Molinaro nel 1978 e tratto da una commedia di Jean Poiret con protagonista un indimenticabile Ugo Tognazzi nei panni di Renato, il gestore omosessuale di “La cage aux folles”, un locale top di Saint Tropez. Che c’entra con l’aggiotaggio? Nulla. Ma il titolo è perfetto.

Perché a cascarci o quanto meno a finire nel mirino della magistratura perché sospettati di esserci cascati appieno sono in parecchi. Comprese le famigerate agenzie di rating che tanto fanno penare i mercati (e non solo).

Ma che cos’è l’aggiotaggio? È un reato previsto dall’articolo 501 del codice penale. Consiste nella divulgazione di notizie false, esagerate o tendenziose volte a provocare alterazioni anche sensibili del prezzo di determinate azioni. L’obiettivo è influenzare l’andamento di un dato titolo. All’insù o all’ingiù (a seconda dei fini).

L’ultimo a cascarci è stato il finanziere Salvatore Ligresti finito nel mirino della procura di Milano per l’andamento ballerino delle quotazioni della holding di famiglia Premafin. I suoi titoli pare siano stati sistematicamente acquistati in asta di chiusura (per alzarne il prezzo artificiosamente) da parte di una serie di società estere dai nomi esotici (Darlis, Ulero, Alembert Associates e Okanda Stiftung).

E non per pochi giorni o settimane. Ma per un anno o quasi: dal novembre 2009 al settembre 2010. E il motivo è presto detto: le azioni Premafin garantivano una parte consistente dei debiti delle società di Ligresti e gli accordi con le banche finanziatrici erano tali che al diminuire dei prezzi delle azioni i soci o dovevano rimborsare parte dei crediti o mettere a disposizione ulteriori garanzie.

Come dire: per non cacciare ulteriore grana conveniva giocare col titolo. Almeno stando ai magistrati. Che abbiano ragione?

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Ed ecco la sequenza de “Il Vizietto” con il mitico cameriere Jacob alle prese con il caffè:

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