Hamas
(Ansa)
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Hamas ed Israele, i dubbi sulla tregua - Il testo dell'accordo

Voci parlano di raccordo raggiunto ma in realtà l'accordo è lontano ed addirittura c'è chi pensa si tratti dell'ennesimo inganno dei miliziani per evitare l'irruzione di Israele a Rafah. Ed Israele prosegue le operazioni a Rafah

Il leader dell'ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha comunicato al primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, e al capo dell'intelligence egiziana, Abbas Kamal, l'accettazione da parte del gruppo jihadista palestinese della proposta di cessate il fuoco avanzata dai due Paesi arabi. Questo è quanto riporta una nota ufficiale di Hamas. Ma ogni festeggiamento o soddisfazione internazionale è durata pochi minuti.

Un funzionario israeliano ha infatti reagito così alla notizia: "Aspettiamo ulteriori dettagli sull'annuncio di Hamas. Esamineremo la loro risposta e cercheremo di comprendere quali punti siano stati accettati e quali no." Piu’ netta la radio dell'esercito israeliano di solito ben informata: "Hamas ha di fatto approvato una proposta egiziana modificata che Israele ritiene comunque inaccettabile." In molti poi pensano che questo presunto via libera dei miliziani serva solo per prendere tempo ed evitare l'operazione dentro Rafah che potrebbe scattare già all'alba di domani, cioè tra poche ore.

Questo sviluppo arriva dopo una giornata ad alta tensione che ha avuto inizio all'alba con le Forze di Difesa Israeliane (IDF) che hanno iniziato a evacuare i civili palestinesi da Rafah verso i campi profughi nelle zone di Khan Yunis e al-Mawasi, dopo il lancio di volantini che invitavano la popolazione civile palestinese a evacuare.

Se davvero Hamas ha accettato il documento approvato da Israele e non una sintesi elaborata da Qatar e Egitto, tutto potrebbe cambiare, come ha spiegato un funzionario israeliano che ha parlato con Ynet: "Tutto è reversibile; se Hamas accetta un accordo, i preparativi per l'attacco a Rafah potrebbero essere interrotti." Le IDF hanno comunque precisato che si tratta comunque di "un'operazione limitata mirata a spostare circa 100.000 persone". È quindi possibile che non ci sia un'invasione su larga scala da parte delle IDF a Rafah, ma piuttosto una serie di azioni mirate volte a cercare ostaggi e catturare i leader militari di Hamas, Yaya Siwar e Mohammed Deif. Visti gli ultimi sviluppi la sensazione è che le prossime 48-72 ore saranno decisive con gli israeliani ormai pronti ad entrare a Rafah.

Intanto a Rafah e Gaza la popolazione palestinese è scesa in strada per festeggiare la notizia data da Hamas di accordo raggiunto.

Alle 21.30 la nota del ministero della difesa di Israele:

Ufficio del Primo Ministro israeliano:
Il Gabinetto di Guerra ha deciso all'unanimità che Israele continui l'operazione a #Rafah per esercitare pressioni militari sull'organizzazione terroristica di Hamas al fine di promuovere il rilascio dei nostri ostaggi e gli altri obiettivi della guerra.
Allo stesso tempo, anche se la proposta di Hamas è lontana dalle richieste israeliane, Israele invierà una delegazione di mediatori della classe dirigente per esplorare la possibilità di raggiungere un accordo in condizioni accettabili per Israele.

Da Rafah arrivano notizie non confermate dell'ingresso nella zona sud di soldati israeliani.

LE TRE FASI DELL'ACCORDO

L`accordo quadro mira a rilasciare tutti i detenuti israeliani nella Striscia di Gaza, siano essi civili o soldati, vivi o meno, in cambio della liberazione di un numero concordato di prigionieri nelle carceri israeliane e del ritorno ad una calma sostenibile, in modo tale da raggiunge un cessate il fuoco permanente, il ritiro delle forze israeliane da Gaza e la ricostruzione.

L`accordo quadro, i cui garanti sono Qatar, Egitto, Stati Uniti e Nazioni Unite, si compone di tre fasi correlate e interconnesse, che sono le seguenti:

LA PRIMA FASE (42 giorni)

- Cessazione temporanea delle operazioni militari reciproche tra le due parti e ritiro delle forze israeliane verso est e lontano dalle aree densamente popolate verso un'area lungo il confine dell'intera Striscia di Gaza.

- Sospensione delle operazioni aeree militari e di ricognizione nella Striscia di Gaza per dieci ore al giorno e per 12 ore nei giorni del rilascio di detenuti e prigionieri.

- Ritorno degli sfollati nelle loro aree di residenza e ritiro israeliano dalla Gaza Valley, dall`asse Netzarim e dalla rotatoria del Kuwait. In particolare, tre giorni dopo il rilascio di tre detenuti, le forze israeliane si ritirano completamente al-Rashid, smantellano i siti e le installazioni militari in quest'area e consentono il ritorno degli sfollati alle loro case.

Il 22esimo giorno - dopo il rilascio della metà dei detenuti civili ancora in vita, comprese le donne soldato -, le forze israeliane si ritirano dal centro della Striscia di Gaza a est di Salah al-Din Road verso un'area, vicino al confine, e smantellano completamente tutti i siti e le installazioni militari. Agli sfollati sarà consentito di ritornare ai loro luoghi di residenza nel nord della Striscia di Gaza e sarà garantita la libertà di movimento dei residenti in tutte le aree della Striscia di Gaza.

- Già a partire dal primo giorno, dovrà essere consentito l'ingresso di grandi e sufficienti quantità di aiuti umanitari, materiali di soccorso e carburante (600 camion al giorno, di cui 50 camion di carburante), compreso quello necessario per far funzionare elettricità e attrezzature necessarie per la rimozione delle macerie, e per riabilitare e gestire ospedali, centri sanitari e panifici in tutte le aree della Striscia di Gaza.

Scambio di detenuti e prigionieri:

Durante la prima fase, Hamas rilascerà 33 detenuti israeliani (vivi o morti), tra cui donne (civili e soldati), ragazzi (sotto i 19 anni, esclusi i soldati), anziani (oltre i 50 anni), malati e civili feriti, in cambio di numeri di prigionieri nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani. In cambio, Israele rilascerà 30 prigionieri anziani (oltre i 50 anni) e malati per ogni detenuto israeliano, sulla base di elenchi forniti da Hamas, in base all'arresto più lontano nel tempo.

Ultimato questo scambio, il gruppo palestinese procederà alla liberazione di tutte le soldatesse israeliane viventi. In cambio, Israele rilascerà 50 prigionieri dalle sue carceri per ogni donna soldato israeliana liberata, sulla base di elenchi forniti da Hamas.

Il processo di scambio è legato alla portata del rispetto dei termini dell'accordo, compresa la cessazione delle operazioni militari reciproche, il ritiro delle forze israeliane, il ritorno degli sfollati e l'ingresso degli aiuti umanitari.

Entro e non oltre il 16esimo giorno della prima fase, inizieranno discussioni indirette tra le due parti per concordare i dettagli della seconda fase di questo accordo per quanto riguarda le condizioni per lo scambio di prigionieri e detenuti di entrambe le parti (soldati e uomini rimanenti), a condizione che siano completati e concordati entro la fine della quinta settimana di questa fase. Tutte le misure in questa fase, inclusa la cessazione temporanea delle operazioni militari reciproche, i soccorsi e il ritiro delle forze, continueranno nella seconda fase fino a quando non sarà dichiarata una calma sostenibile.

- Saranno annunciati il ritorno a una calma sostenibile (cessazione delle operazioni militari e ostili) e la sua entrata in vigore prima dello scambio di detenuti e prigionieri tra le due parti. Lo scambio riguarderà tutti gli uomini israeliani rimasti vivi (civili e soldati) in cambio di un numero concordato di prigionieri nelle carceri israeliane da parte delle forze dello Stato ebraico. In questa fase è inoltre previsto il ritiro completo delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza.

LA TERZA FASE (42 giorni):

- E' previsto lo scambio di corpi e resti da entrambe le parti, dopo la loro identificazione. In questa fase, inoltre, dovrà avvenire l`attuazione del piano di ricostruzione della Striscia di Gaza per un periodo da 3 a 5 anni, comprese case, strutture civili e infrastrutture pubbliche. Sarà inoltre deciso un risarcimento per tutte le persone colpite, sotto la supervisione di una serie di paesi e organizzazioni, tra cui Egitto, Qatar e le Nazioni Unite. Prevista, infine, la definitiva conclusione all'assedio della Striscia di Gaza.

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Stefano Piazza