Dal Mondo

Gli Usa abbandonano l'Afghanistan ma vanno in Congo

La Rubrica - Appuntamento in Piazza

Congo

A qualche ora dall'arrivo dei talebani a Kabul, Washington ha annunciato l'inizio di una nuova missione contro il terrorismo nella Repubblica Democratica del Congo, Paese dove ha tovato la morte lo scorso 22 febbraio l'Ambasciatore italiano Luca Attanasio. Una morte che a sei mesi dai fatti resta ancora misteriosa. Il Presidente congolese Felix Tshisekedi nel confermare la notizia dell'impegno USA ha annunciato che le truppe americane si posizioneranno tra le province del North Kivu e dell'Ituri: due territori che il Governo centrale non controlla più da tempo e nei quali la violenza regna sovrana. Qui agisce anche il gruppo islamista legato all'ISIS, ADF (Allied Democratic Force). Nato come banda armata in Uganda ha trovato terreno fertile nel North Kivu e in altre province delle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo. Un gruppo capace di efferatezze di ogni tipo e responsabile dal 2013 ad oggi della morte di più di 6.000 persone. Il suo leader è l'ugandese Musa Seka Baluku che ha raccolto il testimone dallo storico leader e fondatore Jamil Mukulu nato David Steven, cristiano convertito all'islam attualmente in carcere in Tanzania. Se l'Afghanistan non interessa più, la Repubblica Democratica del Congo è entrata nell'agenda della Casa Bianca e di certo le immense risorse naturali presenti nel sottosuolo di questo martoriato Paese non sono certo estranee alla decisione assunta dall'Amministrazione Biden.

Inghilterra

La 26enne Ruby Begum, Sottufficiale di religione musulmana della Polizia metropolitana di Londra e che lavora per la Met's Taskforce, una divisione che si occupa di ordine pubblico, acclamata come un modello per affrontare con coraggio i manifestanti anti-lockdown, è al centro di un'indagine penale: prima di arruolarsi nella Polizia metropolitana di Londra ha inondato i social network ed in particolare Twitter, di messaggi razzisti ed antisemiti.
Inoltre, era in contatto regolare con una jihadista che si trovava in Siria. È stato il "Mail on Sunday" a pubblicare qualche giorno fa alcuni suoi tweet nei quali usava termini offensivi come "kuffar" per descrivere i non credenti ("Le labbra dei kuffar sono state dappertutto sulla mia tazza, non è possibile che io usi di nuovo quella cosa"). Peggio ancora fece l'11 settembre 2019, mentre il mondo celebrava il 18° anniversario degli attacchi contro le Torri Gemelle, la Begum ha twittato: "Oh mio Dio, oggi è l'11 settembre? Scherzi, l'ho solo notato". Nel 2014 in occasione della stessa ricorrenza aveva twittato: "Devi essere stupido se pensi che farò 2 minuti di silenzio per l'11 settembre 2001". Ruby Begum che su Twitter è "Ruby Beees", autrice di più di 25.000 post, in precedenza lavorava per una società di ricerche di mercato. Le sue fotografie e i filmati mentre indossa l'hijab in uniforme sono diventati virali l'anno scorso e i suoi colleghi l'hanno definita "fonte di ispirazione". Nata a Wapping, East London, ha cinque-sei sorelle e tre fratelli. Suo padre, un tagliatore di pelli, e sua madre, casalinga, sono arrivati nel Regno Unito dal Bangladesh. Nonostante la sua origine asiatica, Miss Begum disprezza i pakistani hai quali ha dedicato numerosi post al vetriolo.

Italia

Lajnaf Radhwan, 27enne tunisino, è stato arrestato per violazione del divieto di ingresso e rimpatriato lo scorso 19 agosto per via aerea, in esecuzione del Provvedimento di espulsione emesso dal questore di Bolzano. L'uomo era arrivato sul territorio nazionale lo scorso 9 luglio. Nella nota del Ministero dell'Interno si racconta di come grazie a "mirati approfondimenti hanno fatto emergere che lo straniero, con le generalità di Charad Marwan, era già stato espulso anche dalla Francia nel 2018 dopo aver scontato un anno di carcere in quel Paese per reati comuni, apologia di terrorismo e minacce". Solo due giorni prima era stato allontato dalla penisola il 31enne pakistano Arslan Faiz che viveva da tre anni a Francavilla al Mare (Chieti). Secondo gli inquirenti, Faiz avrebbe inneggiato alla jihad, al califfato e a Hibatullah Akhundzada, leader dei talebani, da qualche giorno di nuovo al potere in Afghanistan. Salgono così a 559 le espulsioni/allontanamenti eseguiti dal 2015 ad oggi, di cui 39 eseguiti nel 2021: 59 nel 2020, 98 nel 2019, mentre nel 2018 ne sono stati eseguiti 126. Nel 2017 ne erano stati 105, 66 nel 2016 e ancora 66 nel 2015

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