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Africa, alta tensione tra Congo e Ruanda

Si riaccende la tensione in una delle aree più martoriate del continente. Un confronto che nasce da relazioni tra i due paesi tese da decenni

“Se il Ruanda vuole la guerra con il vicino Congo, sarà guerra”, ha detto mercoledì 15 giugno un alto funzionario militare congolese a migliaia di persone che nel Congo orientale protestavano contro la recente occupazione della città di Bunagana da parte dei ribelli appartenenti al movimento ribelle Marzo 23 (M23). Da Goma, il generale Sylvain Ekenge, portavoce del governatore militare della provincia del Nord Kivu, ha infatti esortato i manifestanti a protestare, seppure pacificamente, ribadendo: “Il Ruanda ci odia, noi non abbiamo paura e lo combatteremo, se vuole la guerra, avrà la guerra, nessuno occuperà un solo centimetro del nostro territorio”.

Le relazioni tra Ruanda e Congo sono state tese per decenni, il Ruanda sostiene che il Congo abbia dato rifugio agli estremisti hutu che hanno compiuto il genocidio ruandese del 1994, quando furono uccise 800.000 persone di etnie tutsi e hutu, questi ultimi considerati colpevoli di “moderazione”. Inoltre, i due paesi si sono a lungo accusati a vicenda di sostenere vari gruppi armati rivali. Il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, nella stessa giornata ha chiesto l'attivazione della forza regionale dell'Africa orientale, appena creata per il Congo, rilevando con preoccupazione che esistono nel territorio ostilità aperte. Kenyatta, che è anche presidente della Comunità dell'Africa orientale, ha affermato che la riunione dei comandanti regionali in programma per domenica 19 giugno dovrebbe essere volta a finalizzare i preparativi per il dispiegamento immediato delle forze nelle province del Nord e del Sud Kivu e dell'Ituri.

Ma ha anche chiesto la cessazione delle ostilità in atto e che le tre province siano dichiarate zona demilitarizzata dove chiunque non appartenga alle forze preposte al mantenimento dell’ordine sia disarmato. I tutsi, con i Twa e gli Hutu, sono una delle tre etnie presenti nelle nazioni Ruanda e Burundi. Le Nazioni Unite, presenti in campo con la missione Monusco (Mission de l'Organisation des Nations unies pour la stabilisation en République démocratique du Congo), per voce del tenente Frederic Harvey, capo di collegamento della missione con l'esercito congolese, durante una conferenza stampa settimanale hanno fatto sapere che non è possibile confermare se forze ruandesi o ugandesi abbiano aiutato il movimento ribelle M23 a conquistare Bunagana. Le due nazioni negano da anni di sostenere i ribelli e anche di incontrarne i rappresentanti.

E' risaputo che molti dei combattenti dello M23 sono tutsi di etnia congolese e il presidente del Ruanda, seppur ruandese, è di origine tutsi. A loro volta, i rappresentanti del movimento hanno accusato i funzionari congolesi di alimentare la xenofobia. La M23 è salita alla ribalta circa un decennio fa, quando i suoi combattenti hanno sequestrato Goma, la più grande città dell'est del Congo che si trova lungo il confine con il Ruanda. I ribelli furono cacciati da Goma e, dopo un accordo di pace, molti dei combattenti dell'M23 furono integrati nell'esercito nazionale del Congo. Ma all'inizio di quest'anno i ribelli sono tornati ad agire lanciando un'offensiva contro l'esercito congolese, dopo aver affermato che le forze regolari non erano riuscite a mantenere le promesse decennali. Nel frattempo, il governo del Ruanda ha accusato le forze congolesi di aver ferito diversi civili nei bombardamenti transfrontalieri avvenuti nei giorni scorsi.

Martedì, una dichiarazione del governo ha affermato che l'esercito ruandese continuerà a cercare garanzie che gli attacchi transfrontalieri al territorio del Ruanda vengano fermati. Mercoledì i manifestanti a Goma hanno invitato la comunità internazionale a intervenire per sedare le crescenti tensioni, la manifestazione è stata pacifica anche se la polizia ha poi usato gas lacrimogeni su alcuni manifestanti che avevano cercato di raggiungere il confine che separa il Congo dal Ruanda.

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