Gli «incontri ravvicinati» tra aerei russi e Nato (italiani compresi) vicino alla Romania
(Daniela Lombardi)
Gli «incontri ravvicinati» tra aerei russi e Nato (italiani compresi) vicino alla Romania
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Gli «incontri ravvicinati» tra aerei russi e Nato (italiani compresi) vicino alla Romania

Il racconto della tensione crescente che si respira nella base aerea Nato di Costanza, in Romania, dove volano anche aerei e piloti italiani

dalla nostra inviata alla Base Nato di Costanza

I cieli, al confine est della Nato, sono sempre più “trafficati” dall’inizio della guerra in Ucraina e la difesa dello spazio aereo dell’Alleanza atlantica richiede attenzioni crescenti. In Romania, presso l’aeroporto Mihail Kogalniceanu di Costanza, sono schierati i Paesi Nato che, in supporto della Forṱele Aeriene Romậne, l'Aeronautica romena, si occupano di Enhanced Air Policing, ossia di quelle misure di difesa contro possibili aggressioni esterne messe in campo dalla Nato fin dal 2014, anno dell’annessione della Crimea da parte della Russia. Pur se l’Air Policing è una missione di difesa collettiva che viene condotta anche in tempo di pace in funzione di deterrenza, in questo periodo è, ovviamente, più “movimentata” e desta maggiori preoccupazioni. La Romania, del resto, costituisce un fondamentale perno atlantico dell’Europa orientale e acquisisce sempre di più un ruolo chiave nel contenimento anti-russo, assieme alla Polonia.

Non si può trascurare, in tale ottica, il fatto che la Romania possieda ben 245 km di costa sul Mar Nero e che il porto di Costanza affacci proprio di fronte a Sebastopoli, nel territorio conteso della Crimea. Tutti elementi, questi, che fanno ben comprendere l’importanza strategica dell’area e la presenza dei militari italiani nella base rumena di Costanza. Fino a pochi giorni fa e per quattro mesi il comando della missione è stato affidato proprio all’Italia che ora, in un normale processo di avvicendamento, lo ha ceduto alla Royal Air Force inglese che quindi attualmente opera il servizio QRA (Quick Reaction Alert). Gli italiani sono passati invece al serizio EVA (Enhanced Vigilance Activity) in collaborazione con altri assetti dell’Alleanza. Un dato è rimasto comunque costante. L’Italia prima e gli inglesi poi, nell’ambito del QRA, hanno dovuto effettuare decine di “scramble” dovuti all’avvicinamento di aerei non autorizzati. L’ordine di scramble, termine tecnico per indicare la richiesta di un decollo rapido, viene dato a seguito di un ingresso all’interno della FIR (Flight Information Region), lo spazio aereo sotto la responsabilità degli enti di controllo rumeno, di traffico aereo che risulta anomalo perché non opportunamente identificato. I radar dell’Alleanza sono in grado di rilevare una di queste tracce tra più di trentamila movimenti aerei giornalieri all’interno dello spazio aereo europeo.

L’attivazione dei caccia intercettori è stata richiesta decine di volte, in quanto alcuni velivoli non autorizzati e di area non Nato erano in avvicinamento: in considerazione della rotta che tali assetti stavano mantenendo, in tempi brevi avrebbero potuto raggiungere lo spazio aereo dell’Alleanza. Ipotesi che vanno prontamente scongiurate con interventi rapidi, visto che potrebbero poi diventare fonte di incidenti dai quali non si torna più indietro. Insomma, è facile comprendere come la funzione di deterrenza della missione, volta a prevenire possibilità di “contatti” che non convengono a nessuna delle parti ma sono sempre possibili, sia indispensabile. Nell’area, del resto, si muovono spesso velivoli russi, probabilmente per controllare l’area del Mar Nero e le loro flotte che vi sono posizionate, ma che spesso approfittano per “gettare un occhio” a quello che accade in Romania.

Nella base di Costanza, dunque, è questa la missione della Nato, che si avvale dell’apporto importante del contingente italiano della Task Force Air Black Storm, schierato con 8 Eurofighter 2000 e quasi 200 militari, che come si diceva proseguono, dopo il cambio di comando, con le attività di controllo e pattugliamento dei cieli romeni. Sotto il comando del colonnello Morgan Lovisa, l’Italia opera infatti in missioni EVA (Enhanced Vigilance Activity) attivate proprio per incrementare le attività di sorveglianza e protezione dei cieli atlantici in considerazione dello scenario geopolitico in atto sul fianco orientale dell’Alleanza. Gli Eurofighter italiani hanno cumulato, ad oggi, oltre 700 ore di volo, più di 400 sortite e 27 scramble. La task force Air Black Storm, che inizialmente in Romania – cioè da dicembre 2021 - contava quattro Eurofighter ai quali se ne sono aggiunti altri quattro ad inizio marzo proprio in considerazione dell’inizio delle ostilità tra Russia e Ucraina, continuerà ad operare alloggiando in un campo preparato dai militari italiani in meno di due settimane, in un’area di circa 15mila metri quadrati della base di Costanza, allestito con una trentina di tende attrezzate. Tutti segnali, questi, che la missione si stabilizza sempre di più perché, probabilmente, si protrarrà a lungo.

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