violenza sulle donne
(Ansa)
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Cronaca

Non si ferma la piaga dei femminicidi e delle violenze sulle donne

25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle Donne, i numeri raccontano che la situazione non migliora, anzi. Va sempre peggio

Nella Giornata internazionale per la violenza contro le donne del 25 novembre i dati mostrano un aumento delle vittime della violenza di genere.

In Italia sono 91 le donne vittime di femminicidio dall'inizio del 2020. Uccise in casa e fatte a pezzi, strangolate, violentate, pugnalate e massacrate di botte fino alla morte. È questa la fine di una lunga lista di donne vittime dei loro compagni, mariti, amici, figli o di uomini che conoscevano appena. Carla uccisa con un barattolo di marmellata fracassato sulla testa, Concetta a bastonate dal marito, Fausta uccisa a colpi di arma da fuoco dal cugino e Francesca violentata e presa a calci e pugni prima di essere strangolata. Nell'elenco c'è anche una bambina di 6 anni uccisa da sua madre. Sono queste alcune delle storie archiviate come omicidi di genere, dove le donne continuano ad essere vittime della violenza degli uomini. A gennaio 2020 in una settimana sono state sei le donne uccise dai loro compagni quasi una al giorno mentre a novembre sono cinque. Il 9 novembre Alberto Accastello, ha ucciso a colpi di pistola la moglie Barbara Gargano e i due figli Alessandro e Aurora gemellini di 2 anni ed il cane. L'11 novembre Maria Tedesco è stata uccisa dal marito Michele Marotta in provincia di Caserta. Viktoriia Vovkotrub una donna originaria dell'Ucraina è scomparsa da Brescia il 4 novembre. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato sepolto in giardino il successivo 13 novembre. Ad ucciderla il suo compagno. Sempre il 13 novembre a Ladispoli un uomo ha ucciso la sua compagna e l'ha messa in una valigia dopo averla fatta a pezzi.
Dati allarmanti che non hanno subito variazioni neanche con lo stato di emergenza. Infatti durante il lockdown gli omicidi sono diminuiti ma non quelli con vittime di sesso femminile. Negli 87 giorni di lockdown per l'emergenza coronavirus dal 9 marzo al 3 giugno 2020 sono stati commessi 58 omicidi in ambito familiare-affettivo di cui 44 vittime erano donne.

I dati

Le donne uccise da gennaio ad oggi sono 91. I femminicidi nel contesto familiare raggiungono nei primi 10 mesi del 2020 un valore pari all'89% rispetto all'85,8% registrato nel 2019. Per quanto riguardai femminicidi consumati all'interno della coppia il dato sale al 69,1%. Il rapporto Eures con i numeri calcolati sulla base dei dati del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale riporta anche la situazione dei femminicidi negli ultimi 10 anni. Le donne uccise in Italia tra il 2000 e il 31 ottobre 2020, sono state 3.344 parial 30% degli 11.133 omicidi volontari censiti dall'Eures. Ad aumentare analizza l'Istat è stato anche il numero delle chiamate sia telefoniche sia via chat nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020 che è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La crescita delle richieste di aiuto tramite chat è quintuplicata passando da 417 a 2.666 messaggi. Accanto alla richiesta di aiuto da parte delle vittime di violenza (4.899 chiamate pari al 32,1% del totale delle chiamate valide) Durante il lockdown sono state 5.031 le telefonate valide al 1522, il 73% in più sullo stesso periodo del 2019. Le vittime che hanno chiesto aiuto sono 2.013 (+59%). Il 72,8% non denuncia il reato subito. Nel 93,4% dei casi la violenza si consuma tra le mura domestiche, nel 64,1% si riportano anche casi di violenza assistita.

«Ci sono donne purtroppo che sono vittime perché nelle loro famiglie la violenza è l'unica forma d'amore che hanno conosciuto. Nella mente di queste donne si giustifica invece di denunciare l'aggressore: "se si arrabbia e mi picchia vuol dire che ci tiene" o «era solo uno schiaffo ma non mi fa mancare nulla» -ci spiega la criminologa Immacolata Giuliani

Che tipo di dinamica relazionale c'è dietro un femminicidio?

«Il problema è sempre nella relazione di coppia dinamica a due e dei conseguenti comportamenti bilaterali. In queste relazioni accade che la donna cerca di curare il suo partner giustificandone gli atteggiamenti violenti quando è lei stessa ad aver bisogno di cure. A sua volta il compagno non cambia ed ha comportamenti sempre piu aggressivi fino ad arrivare in alcuni casi ad ucciderla».

La legge come tutela le donne vittime di violenza?

«Purtroppo gli strumenti sociali per aiutarle spesso e volentieri non bastano. La legge contro la violenza di genere è stata fatta nelle stanze di Montecitorio invece che a contatto con queste realtà. La vittima viene rinchiusa nel centro anti violenza in un posto segreto. È reclusa, costretta a nascondersi come se avesse lei commesso un reato mentre il suo carnefice è libero di andare in giro. In questi centri la donna resta dai 15 ai 20 giorni senza il giusto sostegno psicologico aggiungendo un altro trauma alla sua condizione psicologica già precaria. Il più delle volte queste vittime di violenza, quando escono dai centri senza adeguati percorsi di psicoterapia tornano con i loro aguzzini. È un meccanismo arrugginito purtroppo più marcato nelle piccole realtà di provincia che sono un covo di tradizioni dove la violenza da parte degli uomini viene spesso giustificata. La società deve aiutare la vittima con un percorso terapeutico altrimenti sarà sempre sopraffatta dal carnefice di turno fino ad arrivare ad un punto che non si potrà più salvarla perché verrà uccisa».

C'è un modo per prevenire questi reati?

«Dovremmo partire dalla scuola. Ai nostri giovani dobbiamo insegnare il rispetto per loro stessi e per gli altri senza distinzione di genere. La relazione a due deve essere un motivo di crescita, di confronto e di accettazione, non di possesso o vista come una violazione del nostro confine».

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