Cronaca

Vaticano: il Sinodo dei giovani, tra temi "scomodi" e polemiche

Si è parlato di affettività, sesso, scandali dei preti pedofili. Ma anche di migrazioni, tratta degli umani, prostituzione

Basilica di San Pietro

Orazio La Rocca

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Affettività, sesso, perdono per gli scandali dei preti pedofili, migranti e persino polemiche tra i padri sinodali per l'uso nei documenti preparatori di termini tipo Lgbt, la sigla delle organizzazioni e movimenti omosessuali. Ma anche forfait da parte di un cardinale, l'africano Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, che si è subito dimesso, dalla commissione per le comunicazioni subito dopo l'elezione. Rinuncia dettata da "motivi personali", strando alla spiegazione del vescovo Fabio Fabene, sottosegretario del Sinodo, ma più realisticamente per mostrare il suo disappunto su metodi e tematiche a cui hanno dato subito voce le assise giovanili, giudicate dal conservatore Sarah "troppo spinte ed audaci".

A sorpresa, fin dal primo giorno di lavori, il Sinodo dei giovani dà subito segnali di vivacità, tensioni e scontri verbali. Non tra i giovani, la cui rappresentanza è piuttosto esigua, per cui faranno fatica a far sentire la loro voce. "Ma fino al 28 ottobre potranno succedere tante cose", filtra tra le strette maglie dei delegati sinodali.

I delegati che chiedono perdono per gli abusi sessuali

A tenere banco l'avvio del dibattito nell'aula del Sinodo, situata nel piano superiore della mega Aula Paolo VI, sono state tematiche "molto sentite dai giovani in tutto il mondo" sulle quale i sacri padri siniodali si sono praticamente scontrati.

Ecco quindi emergere tra gli interventi un inatteso confronto sul sesso visto dai più "come nostalgia di una affettività più in grande" e le richieste di perdono da parte di alcuni delegati per gli abusi da parte del clero. "Oggi - ha spiegato nel primo breafing con i giornalisti Paolo Ruffini, prefetto del dicastero della Comunicazione vaticana e capo della comunicazione del Sinodo - sono intervenuti 25 Padri sinodali".

Il dibattito, gli ha fatto eco Chiara Giaccardi "è stato schietto, franco, senza retorica nè edulcorazioni. Si è capito che questa non è una Chiesa ingessata". Tra i temi trattati, dunque, "affettività e sesso come nostalgia di qualcosa di grande", ha detto Ruffini, mentre secondo Giaccardi "5 o 6" delegati hanno chiesto perdono per gli abusi del clero. "Quello dell'abuso - l'assicurazione di Ruffini - è stato uno dei temi affrontati nell'ottica di recuperare la credibilità della Chiesa".

Anche sul tema del sesso, i Padri sinodali, stando a Chiara Giaccardi, hanno parlato con schiettezza: "I Padri sinodali hanno affrontato il tema sessualità e corporeità in modo franco e aperto, in una dimensione che non è nemica dello sviluppo della persona. Non coltivare tutte le dimensioni - si è detto nell'Assemblea - significa consegnare alcune di queste dimensioni alla deriva se non alla perversione".

Sull'uso della sigla Lgbt, “o linguaggi simili” si è lamentato il vescovo di Filadelfia Charles Chaput, secondo il quale non dovrebbero essere utilizzati nella Chiesa, mettendo sotto accusa quanti, invece, lo hanno inserito nel cosiddetto Instrumentum Laboris, il documento di lavoro sul quale si sta articolando il lavoro del Sinodo. "Non esiste un 'cattolico Lgbtq' o un 'cattolico transgender' o un 'cattolico eterosessuale' - la critica di mosnignor Chaput, secondo quanto rilanciato da Catholic Herald che riporta tutto l'intervento del vescovo americano -, come se le nostre tendenze sessuali definissero chi siamo; come se queste designazioni descrivessero comunità distinte di diversa ma uguale integrità all'interno della vera comunità ecclesiale, il corpo di Gesù Cristo. Questo non è mai stato vero nella vita della Chiesa, e non è vero ora. Ne consegue che Lgbtq e linguaggi simili non dovrebbero essere usati nei documenti della Chiesa, perché il suo uso suggerisce che questi sono gruppi reali e autonomi, e la Chiesa semplicemente non classifica le persone in questo modo".

Confronto franco per rinnovare la Chiesa

Tra i pochi cardinali a parlare con la stampa, il tedesco Reihnard Marx. "Il primo giorno - ha confidato - mi rende fiducioso del fatto che sarà possibile guardare alla realtà con un occhio più realistico, onesto, rappresentativo" ma che sarà anche possibile dare "un impulso di rinnovamento per il futuro".

Un altro delegato tedesco, il vescovo Stefan Oster, si è invece detto colpito "dal fatto che alcune questioni che riguardano i giovani e la Chiesa sono in una certa misura globalizzate: la digitalizzazione, la sessualità, la trasmissione della fede". "Il cambiamento fa paura ma se c'è una persona che non ha assolutamente paura adesso è il Papa, che vuole il cambiamento e la vivacità nella Chiesa", ha sottolineato padre Clemens Blattert, gesuita a Francoforte.

Alla domanda se in questi giorni si parlerà anche di celibato, soprattutto in relazione alle situazioni di abusi sessuali nella Chiesa, il vescovo Stefan Oster ha risposto citando lo studio tedesco sugli abusi in Germania presentato la settimana scorsa: le difficoltà delle persone che abusano non nascerebbero tanto "dal loro stato di vita celibatario", ma piuttosto da derive legate a una "sessualità immatura". Su questo si è soffermato anche il card. Reihnard Marx: "Se è vero che sul tema degli abusi dobbiamo concentrarci - ha detto il cardinale -, non dobbiamo però dimenticare che ci sono tanti altri temi che fanno inorridire, che coinvolgono i giovani e che emergono nell'aula del Sinodo: le migrazioni, il traffico degli esseri umani, lo sfruttamento della prostituzione".

Invece sul ruolo dei 35 giovani presenti nell'aula del Sinodo come uditori, e che fino ad ora non hanno parlato, il card. Marx ha detto che sono seduti tutti da una parte "ma la loro presenza si sente attraverso i loro applausi e si capisce che cosa pensano: a volte non applaudono quasi, a volte l'applauso è impetuoso. E così si riesce anche a riconoscere un po' l'orientamento, ciò che ai giovani piace o no".

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