Cronaca

L'uomo che voleva "tagliare la testa agli italiani" e gli altri espulsi

Il ministro dell'Interno Alfano ha annunciato il provvedimento nei confronti di un cittadino marocchino. I casi degli ultimi giorni

Isis: operazione Ps, smantellata cellula in Italia

Redazione

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"È stata eseguita questa notte un'altra espulsione per sicurezza dello Stato. Si tratta di un marocchino di 32 anni, entrato in Italia nel 2013 e regolarmente residente a Potenza". Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Angelino Alfano. "Dopo una serie di indagini- aggiunge -abbiamo accertato con chiarezza il suo processo di radicalizzazione religiosa in atto. A dicembre, infatti, aveva aggredito un minore e ai Carabinieri intervenuti si era dichiarato vicino a IS, gridando di volere "tagliare la testa agli italiani".

6 aprile

Non potrà entrare in Italia l'imam radicale Tareq Suwaidan, di cui era annunciato l'arrivo a Como. Lo ha assicurato il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, rispondendo al question time ad un'interrogazione leghista. "Nel caso in cui l'imam, figura ben nota alle nostre forze di polizia e a quelle degli altri Paesi dell'area Schengen in relazione alle sue attività precedenti di predicazione, connotate per contenuti radicali antioccidentali e antisemiti e per la sua nota vicinanza ai Fratelli Musulmani, cercasse di varcare i nostri confini - ha detto Alfano - verrebbe immediatamente respinto. Abbiamo già allertato le questure ed i posti di frontiera. L'attenzione è altissima e non potra' fare ingresso nel nostro territorio. Lui è come i sei imam che sono stato espulsi dietro mio provvedimento".

24 marzo

"Aveva manifestato l'intenzione di andare a combattere in Siria, plaudiva alle azioni dell'Isis ed aveva abbracciato la Jihad", il cittadino di marocchino 37enne, residente a Chieti e da dieci anni in Italia, ieri sera rimpatriato immediatamente dopo un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale del ministro dell'Interno Angelino Alfano, per motivi di prevenzione al terrorismo. L'uomo è stato prelevato ieri dalla sua abitazione, dove sono rimasti moglie e due figli nati nel 2014 e nel 2015, dagli uomini della Digos della Questura di Chieti e, al momento dell'operazione, è apparso tranquillo. Il marocchino, che come spiegato dal Dirigente della Digos, è stato responsabile del centro di preghiera islamica di Fara Filiorum Petri, piccolo comune pedemontano del Chietino, uno dei quattro centri attivi in provincia di Chieti, nonostante la lunga permanenza in Italia secondo gli investigatori non si era inserito nel contesto di riferimento. Al momento, è stato spiegato, l'uomo che da una decina di mesi non era più responsabile del centro di preghiera, era in attesa di un permesso di soggiorno per motivi di salute, avendo un bambino piccolo.

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