La strage di Latina e la coscienza sporca nelle istituzioni

Con la pistola d'ordinanza, Luigi Capasso ha ucciso le figlie e ferito la moglie Antonietta. In un Paese che non tutela le donne e se ne lava le mani

Capasso-latina

Il carabiniere Luigi Capasso con la moglie Antonietta Gargiulo e le due figlie Martina e Alessia in una foto tratta dal profilo facebook dell'uomo – Credits: ANSA/FACEBOOK

Carmelo Abbate

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Un carabiniere impugna la pistola d'ordinanza, l'arma dello Stato che ha in dotazione, spara alla moglie in strada, la lascia per morta, poi sale in casa, uccide la figlia Martina di 7 anni mentre dorme, corre nella stanza dell'altra figlia Alessia di 13 anni che si è svegliata per il rumore dei colpi, e l'ammazza. Infine dopo alcune ore di chiacchierate sul balcone con i colleghi, si spara.

A Cisterna di Latina è stato il giorno della resa dei conti. Non solo dell'appuntato scelto Luigi Capasso. Con l'omicidio delle sue bambine innocenti e incolpevoli, e il ferimento della moglie Antonietta Gargiulo, il carabiniere ha alzato il velo della coscienza collettiva sporca di fronte alla mattanza consumata ai danni delle donne.

Coscienza sporca nelle istituzioni, nella politica, nelle forze dell'ordine, nella società civile. Universi maschili e maschilisti che da anni fanno soltanto ammuina, fanno finta che il problema delle troppe ragazze, figlie, mogli, mamme e nonne ammazzate, possa essere risolto con un banale strumento legislativo, un nuovo reato, quello di stalking per esempio, o un divieto di avvicinamento. Lo Stato "ponziopilato" annuncia e se ne lava le mani, in attesa delle prossime Martine, Alessie e Antoniette.

In poche ore, l'appuntato scelto Capasso ha stracciato il codice militare, che gli imponeva lealtà, nobiltà d'animo e signorilità. Ha infranto il codice cavalleresco: prima le donne e i bambini, gli uomini pronti al sacrificio. E ha ricoperto di ignominia l'Arma dei Carabinieri, quella che una volta era la "beneamata", dove prima di metterti il cappello con la fiamma sulla testa si andava con i raggi x a ritroso per tre generazioni nella tua famiglia alla ricerca di eventuali cause di incompatibilità legali e morali.

Il Carabiniere che ammazza le figlie e spara alla moglie con la pistola dello Stato, non può che bloccarci sull'immagine di una stessa pistola attaccata alla cintura dei pantaloni di un altro carabiniere, quello di Firenze, nel buio di un palazzo mentre abusa sessualmente di una studentessa americana.

La pistola dello stato in dotazione all'appuntato scelto Capasso è andata oltre, ha alzato il sipario, ha segnato un prima e un dopo nella grande ipocrisia che circonda un fenomeno con più vittime del terrorismo. Perché Antonietta Gargiulo è stata uccisa proprio dalla pistola che avrebbe dovuto proteggerla, lasciata con codardia nelle mani di un uomo indegno di portarla.

Aveva presentato due esposti per maltrattamenti, in questura e in commissariato, dopo che il marito l'aveva picchiata davanti alla fabbrica dove lei andava a guadagnarsi il pane. Antonietta aveva anche bussato diverse volte alla caserma dei carabinieri di Velletri, quella dove prestava servizio il marito, ma aveva ottenuto soltanto promesse e rassicurazioni. "Ci parlo io, signora non si preoccupi" le era stato detto. E con lui aveva parlato anche la Commissione dell'Arma dei Carabinieri che dopo averlo sottoposto a una visita medica, lo aveva dichiarato idoneo al servizio.

La coscienza sporca nelle istituzioni che oggi prova a nascondersi dietro il paravento della forma: la donna aveva presentato un esposto, in conseguenza del quale la legge non prevede il divieto di avvicinamento. Antonietta aveva subito violenza fisica, psicologica, morale, ma non voleva danneggiare ulteriormente il marito. Con una denuncia lui avrebbe rischiato di perdere il posto di lavoro, oltre alla famiglia. E lei non voleva infierire.

Antonietta sceglie di proteggere il marito probabilmente per proteggere se stessa e le figlie. Ma chi l'ha ascoltata e ha accolto le sue denunce sotto forma di esposto, chi conosceva attitudini e comportamento del marito carabiniere armato, aveva il dovere di fare qualcosa, non soltanto un dovere morale scritto nel codice cavalleresco.

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