Cronaca

Strage di San Marco in Lamis: i primi arresti

In manette due personaggi di spicco della mafia del Gargano. Ma a Foggia mancano i magistrati e un pool specializzato adeguato

AGGUATO A SAN MARCO

Nadia Francalacci

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Il cerchio si stringe. È trascorso poco più di un mese dal 9 agosto, giorno della strage di San Marco in Lamis nella quale furono uccisi il boss Mario Luciano Romito, il cognato Matteo De Palma e i due contadini, testimoni scomodi, Luigi e Aurelio Luciano, e gli investigatori fanno scattare le manette ai polsi di due esponenti di spicco della “Società” foggiana: Savino Ariostini, 49 anni e Tommaso Morra, 40 enne di Cerignola.

Le indagini della Squadra mobile di Foggia che si stanno facendo strada in una cortina di omertà ancor più forte di quella delle ‘ndrine calabresi, ovvero quella creata dalla mafia del Gargano, sembrano avvicinarsi giorno dopo giorno ai killer e ai mandanti della strage più efferata portata a segno in Puglia negli ultimi anni.

Sembrerebbe, infatti, che si stiano cominciando a delineare i nuovi assetti delle famiglie mafiose che si contendono l’area foggiana: quella del clan Moretti-Pellegrino-Lanza in contrapposizione al gruppo mafioso dei Sinesi-Francavilla e dei Trisciuoglio-Prencipe- Mansueto.

Un guerra sanguinaria tra tre clan

Tra loro, da anni, è in corso una guerra sanguinaria che ha visto vittime esponenti, anche di vertice, del clan Moretti-Pellegrino-Lanza.

L'arrestato, Savino Ariostini, è ritenuto dalla Procura un elemento di spicco della criminalità organizzata foggiana vicino a quest’ultimo clan.

Non a caso gli uomini della Questura di Foggia descrivono Ariostini come “organico al clan di Rocco Moretti, molto vicino al noto pregiudicato Antonio Vincenzo Pellegrino e già arrestato in varie operazioni antimafia coordinate dalla Dda di Bari per i reati di traffico di sostanze stupefacenti, associazione mafiosa, tentati omicidi, estorsione e falsificazione denaro”.

Il pregiudicato, al momento dell’arresto, era in compagnia di un altro esponente della "Società" foggiana. Non solo. Il fratello di Savino Ariostini, Ciro, scomparve nel 1993 ed è ritenuto vittima della “lupara bianca”.

Un curriculum di tutto rispetto anche per Tommaso Morra, ritenuto anche lui dagli inquirenti un “soggetto di primissimo piano della criminalità di Cerignola”, dedita in particolare agli assalti ai portavalori. Morra è considerato uno stratega dei “colpi” e anche un abile maneggiatore di armi.

Naturalmente le attenzioni degli investigatori, per cercare di fare luce sulla strage di agosto, si sono concentrate anche su altro gruppo, altrettanto sanguinario, che spadroneggia nel foggiano talvolta in contrapposizione e a volte al fianco, degli altri clan: i Li Bergolis. 

AAA cercasi magistrati

La tensione, nell’area foggiana, nonostante gli arresti resta altissima.

Domenico Seccia, ex Procuratore capo di Lucera dichiarò a Panorama.it, all’indomani della strage di San Marco in Lamis: “Non mi stupirebbe se tra pochi giorni si ritrovassero anche i cadaveri degli uomini del commando, in quanto questi omicidi, spesso, vengono risolti prima che dagli inquirenti, dagli stessi clan coinvolti”.

Infatti, al di là della ferocia dei clan della mafia del Gargano, c’è anche un problema oggettivo che rallenta le indagini già difficoltose per l’ambiente ostile nel quale gli investigatori si trovano ad indagare: la carenza di magistrati e l’assenza di un pool specializzato nella lotta alla criminalità organizzata.

“A Foggia servono magistrati, carabinieri del Ros e finanzieri dello Scico capaci di avere una visione globale del modus operandi mafioso per cercare di arrivare alle radici di questa “mafia innominabile"- precisò Seccia - è indispensabile capirne i legami e le alleanze. Solo in questo modo si può frenarne l’espansione e toglierle quella sovranità territoriale che appartiene solo allo Stato”.

Il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Foggia, Antonio Buccaro, in una intervista alla Gazzetta del Sud, rilascia una dichiarazione sconcertante: “Nessun magistrato vuole venire a lavorare a Foggia per i carichi di lavoro eccessivi. Foggia è così sgradita come sede che a fronte dei 5 posti recentemente messi a trasferimento in un bando nazionale del Csm, ne è stato coperto uno solo alla sezione lavoro, mentre gli altri 4 posti destinati al penale sono rimasti senza aspiranti”.

Il Presidente dell’Anm foggiana entra anche nel dettaglio della situazione, specificando che al numero attuale di magistrati ne servirebbero almeno 10 in più sia nel penale che nel civile.

“L’organico di diritto sulla carta è di 66 unità tra penale e civile, ma l’organico di fatto è di 46 magistrati: allo stato abbiamo quindi una scopertura del 30%. Va poi aggiunto il trasferimento di altri 2 colleghi, per cui perderemo ulteriori 2 unità - ha spiegato Buccaro - e c’è poi la situazione dei “got”, i giudici onorari che svolgono un ruolo fondamentale: sui 32 previsti ne mancano 8 con una scopertura del 25%”.

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