Il disegno di legge per la riforma della scuola è stato al centro di un incontro tra Governo e sindacati a palazzo Chigi durato tre ore. Per il Governo erano presenti i ministri Giannini, Madia, Delrio e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti. Per i sindacati i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, e i segretari sindacali di categoria.

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Dialogo, ma nessuna svolta. Tantomeno  positiva. L'ipotesi di intralciare gli scrutini come segno di protesta contro i contenuti del ddl Buona scuola si fa sempre più concreta. E rende bene l'idea dello stallo in cui si trovano le trattatve. Il presidente del Consiglio lo aveva detto già in mattinata: ascoltiamo ma andiamo avanti. Ma i sindacati di categoria non intendono deporre le armi. "Il Governo si è limitato a prendere atto delle dichiarazioni di ciascuno" hanno raccontato al termine del confronto non privo di aspre discussioni.

Flc, Cisl  scuola, Uil scuola, Gilda e Snals, che non hanno alcuna intenzione in questa occasione di rompere l'unitarietà d'azione,  metteranno in campo nuove iniziative di mobilitazione anche  durante il periodo degli scrutini. Non un vero e proprio blocco perchè la legge sulla regolamentazione degli scioperi non lo consentirebbe, ma certamente un gran bel disagio. "Si sta  concludendo l'anno scolastico in un clima di conflitto" si  rammarica il leader della Uil scuola, Massimo Di Menna. "Nei  prossimi giorni organizzeremo presidi in occasione dell'inizio  del dibattito alla Camera, assemblee e iniziative di lotta nelle  scuole. La mobilitazione continua" promette il leader della Flc,  Mimmo Pantaleo.

I Cobas, che si muovono per proprio conto, oltre a  interferenze in tempo di scrutini, vogliono proporre agli altri sindacati di scegliere una data, una domenica (che potrebbe essere il 7 giugno, suggeriscono) "per difendere tutti insieme la scuola bene comune". "Vogliono andare avanti come un  treno", hanno mostrato "un'arroganza sbalorditiva" e "aperture zero" chiosa il leader del movimento, Piero Bernocchi.

"Restano divergenze forti" è costretta ad ammettere il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, pur ribadendo la volontà di dialogo. Un dialogo che ha però paletti irremovibili: "Il governo sui punti qualificanti del Ddl scuola non farà passi  indietro" ha avvertito la titolare del dicastero dell'Istruzione. Mentre il sottosegretario alla presidenza del  consiglio, Claudio De Vincenti, definisce "irresponsabile" l'ipotesi di un blocco degli scrutini; un'iniziativa che "a fronte di una manifesta volontà del governo di dialogare",  amenta De Vincenti, "colpirebbe unicamente studenti e  famiglie". 

I sindacati di base

"Ho apprezzato gli sforzi del Governo per apportare modifiche, ma sono insufficienti. Precariato, valutazione e contratto: sono questi i tre punti su cui chiediamo interventi. Cosa succede dopo questo incontro? Quando e come ci farete sapere se vi abbiamo convinto con le nostre idee di "buona scuola"?". Così il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, si è rivolto agli esponenti del governo durante l'incontro.

Affidato a Twitter, invece, il parere di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil:

"Le modifiche che sono state introdotte in Parlamento non sono sufficienti perché non rimuovono i punti critici che noi non condividiamo. Se si fossero fatti prima altri incontri con il Governo sicuramente avremmo costruito un percorso più utile per cambiare la scuola". Lo avrebbe detto la segretaria Cisl, Annamaria Furlan.

"Speriamo che questo incontro non sia rituale ma dia risposte alle questioni concrete poste dal sindacato", ricordando come lo sciopero "ha avuto un'altissima partecipazione del personale della scuola, più del 70%, ma anche di tanti studenti e tante famiglie a testimonianza che anche loro hanno condiviso le questioni poste dal sindacato. La scuola è un tema molto sentito dagli italiani. Ognuno di noi vuole una buona scuola. Fare una buona riforma significa non solo ascoltare ma tenere conto di quello che il sindacato propone, sforzandosi di accogliere le questioni che noi stiamo ponendo. In primo luogo rimane l'accentramento delle funzioni e delle responsabilità del dirigente che parte da un presupposto concettuale sbagliato: la comunità, le famiglie gli studenti hanno il diritto di giudicare la scuola come servizio. Ma la valutazione dei docenti, le loro capacità didattiche e professionali è meglio che siano lasciate a persone competenti che peraltro ci sono nel sistema scolastico. Occorre poi ripristinare il ruolo della contrattazione in un settore da sette anni senza contratto. Il salario, la produttività dei docenti, la premialità di alcune scuole rispetto ad altre,  vanno lasciate alla contrattazione con il sindacato. Per quanto riguarda poi il tema del superamento del precariato, noi pensiamo - ha aggiunto la leader della Cisl - che occorre una soluzione vera, attraverso un percorso pluriennale di stabilizzazione che dia tranquillita' agli insegnanti, agli studenti e alle famiglie"


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