Cronaca

Renzi, la casa ristrutturata dall'amico promosso

Tra il 2004 e il 2006, una ditta di Andrea Bacci fece i lavori nella villa del premier. Che dopo lo mise a capo di una partecipata

Matteo Renzi alla Camera

Antonio Rossitto

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È l’italico pallone ad aver dato ad Andrea Bacci, rampante imprenditore fiorentino, grande notorietà in Toscana. Il merito è della sua Lucchese: una squadra di calcio finita nelle secche, comprata appena due anni fa e subito sottoposta a curatele sportive e finanziarie. Alla fine della terapia, il team è tornato in Lega pro. E il burbero Bacci è diventato un idolo locale: profluvi d’interviste, affollate conferenze stampa, cronache adoranti.

Confinarlo al ruolo di salvifico patron pallonaro sarebbe però ingeneroso. Bacci, 53 anni, è uno degli uomini d’affari più vicini a Matteo Renzi fin dai tempi in cui il Rottamatore era un politico di provincia. È un fidato scudiero di poliedrico talento: amico, finanziatore, manager pubblico e tramite imprenditoriale.

Una relazione che Matteo mutua dal padre, Tiziano, con cui Bacci entra in affari nel 1988, ad appena 28 anni: sono soci della Raska, che si occupa di recupero crediti. L’azienda fallisce nel 1993. In quegli anni però Bacci e Renzi senior tentano altri business: come l’acquisto, il 13 giugno 1990, di un suolo agricolo a Rignano sull’Arno, la cittadina dov’è nato è cresciuto il presidente del Consiglio: «Appezzamento di terreno di forma irregolare in località Pian dell’isola, sito tra la strada comunale e il fiume Arno» dettaglia l’atto di compravendita consultato da Panorama. L’idea era realizzare un distributore di gas, raccontano in paese. Ma non se ne fa nulla. Così i due, il 18 giugno 2007, sono costretti a vendere il terreno a un’ereditiera sudafricana per 20 mila euro.

I rapporti con la famiglia Renzi, quindi, sono intimi già dagli anni Novanta. Ma per Bacci il successo imprenditoriale arriva più in là. Proprio mentre Matteo comincia la sua irresistibile ascesa politica. Nel novembre 2002 Bacci crea la Coam srl, un’impresa di costruzioni che oggi fattura 13,5 milioni di euro. Impresa affidabile. Tanto che, a fine 2004, Matteo decide di affidarle la ristrutturazione della villa di famiglia a Pontassieve, comprata poco più di due mesi prima per 660 mila euro.

La casa, disabitata da anni, è malconcia. Qualche giorno dopo l’acquisto, il 15 ottobre 2004, Agnese Landini, moglie del futuro premier, consegna all’ufficio tecnico del Comune di Pontassieve la Dichiarazione d’inizio attività edilizia. Descrizione dell’intervento: «Opere di straordinaria manutenzione, consistenti in modifiche distributive interne». Una ristrutturazione, quindi, piuttosto invasiva. Il 20 dicembre 2004 la signora Renzi torna in Comune. Compila un altro modulo per comunicare l’avvio dei lavori. E allega un foglio in cui viene specificato il nome della ditta prescelta: la Coam srl.

La ristrutturazione, come emerge dalle carte esaminate da Panorama, si protrae a lungo. Il 5 aprile 2005 Landini chiede una variante all’autorizzazione concessa sei mesi prima: per rialzare il tetto della villa e per «modifiche interne ed esterne dell’edificio ». Nuovi interventi che allungano di molto la «straordinaria manutenzione». La comunicazione di fine attività viene presentata il 25 luglio 2006: un anno e sette mesi dopo l’inizio dei lavori. Due mesi dopo Bacci comincia la sua carriera come manager pubblico: Matteo Renzi, eletto presidente della Provincia di Firenze, lo arruola per dirigere la Florence multimedia, società partecipata che si occupa di comunicazione.

Bacci, contattato telefonicamente da Panorama, nega ogni nesso tra i due fatti: «Lei non conosce Renzi» risponde, cortese e risoluto. «Non accetterebbe nemmeno un caffè». Della ristrutturazione, però, gli sovviene poco o nulla: «Con Matteo siamo amici da una vita. Era ovvio che si rivolgesse a me. Ma non ricordo altro. Stia però sicuro che m’ha pagato, altrimenti io quei lavori non li facevo mica eh!».

Ma Bacci ha almeno conservato le ricevute? «Sono passati più di dieci anni, abbia pazienza…». Quindi, niente? Non le è rimasta copia nemmeno del pagamento di una piastrella? «Capisco la sua curiosità, ma le assicuro che si è trattato di una normale ristrutturazione».

I lavori nella villa di Pontassieve sembrano ricalcare dinamiche già esplorate, con un altro protagonista: Marco Carrai, un altro imprenditore fiorentino e storico amico di Renzi. Carrai, come rivelato da Libero, mette a disposizione di Renzi un attico nella centrale via degli Alfani, a Firenze, dal marzo 2011 al gennaio 2014. Un appartamento dove il Rottamatore, allora sindaco della città, sposta la residenza. A pagare i canoni d’affitto, in tutto circa 37 mila euro, è proprio Carrai. Che nello stesso periodo va alla guida di due società comunali: amministratore delegato della Firenze parcheggi e presidente dell’Aeroporto di Firenze. Dal 2005 al 2010 Renzi lo aveva nominato consigliere della Florence multimedia.

Terminati i lavori nella villa di Pontassieve, Bacci avrà uguale sorte. Il 21 settembre 2006 il «ristrutturatore», come detto, viene chiamato dal futuro «Rottamatore» a presiedere la Florence multimedia: l’azienda, che orienta e sovvenziona stampa e tv, è finita in un’inchiesta della Corte dei conti che ancora sta verificando spese per 9 milioni di euro. Bacci si dimette dall’incarico il 3 marzo 2010. Ma poco più di due mesi dopo, il 18 maggio, viene richiamato: Renzi, diventato sindaco di Firenze per contro del Pd, lo nomina presidente della Silfi, società del Comune che si occupa di illuminazione. Bacci mantiene questa carica fino al settembre 2014, però respinge ogni accostamento con Carrai: «Lo hanno tirato dentro senza alcun motivo. Renzi non sfrutterebbe mai un’amicizia per avere vantaggi personali».

Morigeratezza che però si è sempre scontrata con la prodigalità degli amici. Come dimostra un’ormai famosa intercettazione finita nell’inchiesta sulla «cricca» degli appalti. Una telefonata tra lo stesso Bacci e il costruttore Riccardo Fusi, condannato in gennaio dalla Corte d’appello di Roma a due anni per concorso in corruzione aggravata. Il 18 febbraio 2010 Renzi è atteso in tv alle Invasioni barbariche, trasmissione su La 7. Ma il maltempo mette a repentaglio l’intervista: «Scusami Riccardo, abbi pazienza» dice Bacci a Fusi. «Matteo deve andare di corsa in trasmissione… I treni sono tutti in ritardo di 2 ore… Lui ha bisogno di andarci in elicottero». Alla fine il tempaccio rende impossibile il decollo. Renzi però ha sempre smentito ogni interesse: «Non ho mai chiesto a Fusi o ad altri un elicottero. Non so perché Andrea, che è un mio amico, lo abbia fatto». Chissà.

Resta il fatto che Bacci è sempre rimasto al suo fianco. Sino a finanziarne le scalate politiche: dalla campagna per diventare sindaco fino alla creazione di Big Bang, la fondazione che ha dato la volata alle ambizioni da leader nazionale dell’amico politico. Persino nell’atto costitutivo dell’associazione renziana Link compare il nome di Bacci. Che nel frattempo ha avuto modo di mostrare le sue abilità imprenditoriali, diversificando con successo: moda, immobiliare, logistica e alberghi. Oggi guida un gruppo che fattura circa 60 milioni l’anno. Il fiore all’occhiello è la A.B. Florence, ramo pelletteria di lusso, acquisita nel 2007. E poi c’è ovviamente il calcio. Presidente della Lucchese, oggi. E prima, fino al maggio 2013, proprietario della Rignanese: la squadra che Matteo conserva nel cuore. Quella in cui, da ragazzo, si sbucciava le ginocchia giocando da mezzapunta.

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