Cronaca

Pasqua: sul Giglio ancora l'ombra della Concordia

La stagione turistica sull'isola toscana stenta a decollare per colpa dei rifiuti lasciati dalla nave e delle ditte che stanno recuperando i fondali

Nadia Francalacci

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Sono trascorsi oltre tre anni dal naufragio, nove mesi dal trasferimento del relitto nel porto di Genova e sull’isola del Giglio pesa ancora lo spettro della Costa Concordia. Nonostante il relitto rugginoso non tagli più l’orizzonte dell’isola dell’Arcipelago toscano, i turisti continuano a non sceglierla come destinazione per le vacanze. Sicuramente non per quelle di Pasqua.

 

“L’acqua è cristallina, i nostri rilievi sono verdeggianti e i percorsi di trekking sulle colline sono già predisposti – spiega a Panorama.it Sergio Ortelli, sindaco dell’isola del Giglio- ma i turisti stentano a tornare nella nostra terra”.
Secondo il primo cittadino gigliese la colpa è dei lavori di recupero e pulizia dei fondali antistanti l’ingresso del porto dove è naufragata la nave.

“Il relitto rugginoso non c’è più ma davanti a Giglio Porto ci sono decine tra gru, macchinari e imbarcazioni che continuano a turbare la pace di questa isoletta nel cuore dell’Arcipelago e rifugio dei cetacei- prosegue Ortelli- e questo movimento ‘innaturale’ continua ad allontanare i turisti”

Dunque gli albergatori dell’isola non hanno ricevuto prenotazioni per la Pasqua?
Pochissime, potremmo dire quasi niente. Qualche turista in più farà capolino sull’isola solamente per il week end del Primo maggio. Poi per il momento la stagione turistica non accenna in alcun modo a decollare Purtroppo la gente ci ricorda solo per il naufragio e si è dimenticata le spiagge sono sempre bellissime e il mare pulito e cristallino.

Ma a che punto sono i lavori di recupero dei fondali?
La presenza del relitto assieme alle operazioni necessarie per la sua rimozione senza sezionamento in loco, ha generato una serie di alterazioni dello stato dei fondali davanti al porto che adesso sono al centro di tutti quei lavori di recupero. Adesso, infatti, si stanno rimuovendo tutti quei materiali dal fondo marino caduti nel corso dell’attività di rotazione e anche nella fase propedeutica alla rimozione della Costa Concordia.

L’attività è articolata in diverse fasi. Quante sono?
In tutto sono sei. La prima, quella di rimozione e smaltimento delle conchiglie dei mitili, si è appena completata. Poi ci sarà la rimozione e smaltimento degli anchor block, successivamente quella delle piattaforme subacquee, dei sacchi di cemento, dei sedimenti sul fondo marino ed in fine, la sesta, riguarderà la rimozione e smaltimento dei detriti sul fondo marino.

Come si è svolta la prima fase?

Con un sistema sottomarino a basso impatto e controllo remoto ovvero con una sorbona idraulica che aspirava ad una distanza di 40-60 cm dal fondale, sono stati rimosse circa 50 tonnellate di gusci di cozze vuote che interessavano l’area della posidonia ad una profondità che andava dai 30 ai 40 metri. Il sistema aspirava le cozze, che si erano attaccate al relitto, senza toccare e quindi danneggiare minimamente il fondo marino. 

E in questi giorni che cosa sta accadendo?

Si stanno rimuovendo i materiali dal fondo marino sia quelli caduti nel corso dell’attività di rotazione che quelli utilizzati nella fase propedeutica alla rimozione della Costa Concordia.

Quanto è vasta l’area interessata?
L’area interessata dalla bonifica è di circa 50.000 mq ed è stata divisa in tre sotto zone: fino a 30 mt di profondità, completata da poco tempo. In questa zona la rimozione dei materiali è stata eseguita interamente a mano, con subacquei, vista la peculiarità dell’ambiente marino sottocosta. L’attività dai 30 ai 50 metri inizierà in questi giorni. A seguire l’attività dai 50 ai 60 metri di profondità.

Ma subito dopo Pasqua dovrebbe prendere il via una delle fasi più delicate. Quale?
La fase 4 ovvero quella per la rimozione dei sacchi di malta e cemento che all’epoca costituirono il “letto” del falso fondale su cui il relitto ha ruotato e si è appoggiato per molti mesi fino alla definitiva rimozione. Per eseguire la rimozione dei sacchi arriverà a breve una speciale benna costruita ad hoc per sollevare i sacchi senza danneggiarli per evitare perdite di malta. Poi a metà di aprile arriverà anche la Micoperi 30. Si tratta di un grande mezzo di appoggio, con una enorme gru per i sollevamenti pesanti. La gru sarà in grado di sollevare e rimuovere le piattaforme utilizzate per il parbuckling. Siccome le piattaforme sono state riempite di cemento per sopportare le mareggiate invernali, verranno prima sezionate seguendo il profilo naturale del fondale marino così da non lasciare traccia delle installazioni. Con lo stesso sistema verranno rimossi gli 11 Anchor Blocks.

Quanti sono gli operai che lavorano attualmente al recupero? Il mondo era stato abituato a grandi numeri..
In questo momento ci sono sull’isola circa 90 persone tra amministrativi, operatori e subacquei ma presto si arriverà ad una presenza di 250 persone a causa dell’incremento del lavoro ed al numero dei mezzi navali presenti a partire dal prossimo mese. Ancora solamente operai e tecnici ma ancora nessun turista.


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