Da Padre Pio a Don Mazzolari: i profeti scomodi di Papa Francesco

Bergoglio sceglie di commemorare figure condannate dalla Chiesa e che ora doventano esempi per tutti, credenti e non credenti

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Papa Francesco a San Giovanni Rotondo - 17 marzo 2018 – Credits: ANSA/ FRANCO CAUTILLO

Orazio La Rocca

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I tribunali ecclesiastici nel secolo scorso li condannarono al silenzio, li misero all'indice, accusandoli persino di essere cattivi maestri. Sono i testimoni scomodi della Chiesa cattolica del nostro tempo, che papa Francesco sta riabilitando andando in pellegrinaggio sulle loro tombe, incurante delle critiche che gli arrivano da componenti ecclesiali conservatrici e tradizionaliste. Persino da qualche cardinale.

Figure che, pur avendo servito la Chiesa magari con impostazioni pastorali nuove e anticipatrici, in vita sono stati oggetto di provvedimenti disciplinari, di “castighi” giudiziari, persino di allontanamento dai sacramenti e dalla pubblica predicazione, per poi essere riabilitati post mortem e additati ad esempio di santità cristiana.

Parliamo di figure come Padre Pio – sabato scorso 17 marzo venerato dal pontefice a Pietrelcina e a San Giovanni Rotondo – don Tonino Bello, don  Zeno Saltini (a cui Bergoglio farà visita il mese prossimo), dopo che lo scorso anno fece, a sorpresa, un analogo pellegrinaggio per due popolari sacerdoti come don Lorenzo Milani e don Primo Mazzolari.

Come dire, continua il pellegrinaggio bergogliano lungo la simbolica Via Crucis costellata da figure emblematiche che nel secolo passato hanno reso la Chiesa più vicina alla gente lungo la strada tracciata dal Concilio Vaticano II, quella Chiesa “in uscita, ospedale da campo dopo una battaglia” auspicata da Francesco appena asceso al Soglio di Pietro 5 anni fa.

I PROFETI SCOMODI

Sabato 17 marzo è stata la seconda volta che papa Francesco ha “incontrato” Padre Pio asceso agli onori degli altari come beato e santo dopo un lungo processo canonico, malgrado le precedenti condanne pontificie. La prima volta, il 6 febbraio 2016, in piazza San Pietro in pieno Giubileo della Misericordia, quando le spoglie del santo accolte da Bergoglio furono esposte a milioni di pellegrini.

E sempre con parole ed apprezzamenti lontani anni luce dai provvedimenti disciplinari a cui le autorità ecclesiastiche sottoposero Padre Pio, proibendogli per anni di celebrare Messa in pubblico, di confessare e di dispensare i sacramenti. Vera e propria “reclusione” che il frate accettò in piena obbedienza fino alla completa liberalizzazione, che culminò con la canonizzazione proclamata da Giovanni Paolo II. Papa Francesco non è stato da meno, indicando S.Padre Pio come “modello di santità del nostro tempo”.

Analoghi apprezzamenti papa Bergoglio esternò lo scorso anno, agli inizi di gennaio, quando andò a pregare sulle tombe di don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, contro i quali i vertici ecclesiali non furono per niente teneri. Don Milani “esiliato” nella sperduta chiesetta di Barbiana, dove ebbe la profetica lungimiranza di fondare una scuola per i figli delle famiglie povere del posto, diventata modello inimitabile di formazione ed educazione.

Don Mazzolari, costretto anche lui al silenzio e all'isolamento per aver “osato” difendere ad alta voce i diritti di lavoratori e disoccupati. Ferite che i due sacerdoti accettarono in piena obbedienza, e sempre al servizio della Chiesa. Papa Francesco, invece, con quella visita chiese loro pubblicamente “scusa”, elevandoli ad esempio per tutto l'universo cattolico e l'intera società civile.

LE PROSSIME VISITE

Il pellegrinaggio “espiativo” di Francesco continuerà ad aprile e maggio prossimi visitando altre tre figure-simbolo che, anche a tanti anni di distanza dalla loro morte e pur avendo subito forme di isolamento e di emarginazione, hanno lasciato tracce indelebili nella Chiesa e nella società.

  • Monsignor Bello, a 25 anni dalla morte, una vita spesa tutta al servizio del dialogo e dell'incontro delle genti sia da sacerdote che da vescovo e, in particolare, da presidente di Pax Christi, istituzione ecclesiale notoriamente dedita alla promozione della pace universale senza compromessi, in particolare in materia di condanna di corsa agli armamenti e di tutte le guerre di ieri e di oggi;
  • don Zeno Saltini, padre fondatore della Comunità di Nomadelfia presso Grosseto, che a 37 anni dalla scomparsa (morì nel 1981 all'età di 81 anni) continua ad essere una sicura guida morale e spirituale per quanti (uomini, donne, bambini...) hanno trovato nella sua istituzione ragione di vivere, aiuto concreto, forza di andare avanti.
    Papa Francesco lo ha sempre ammirato, ancor prima della elezione pontificia, pienamente consapevole della grande forza d'animo con cui don Zeno si mise al servizio dei più bisognosi, affrontando anche le avversità che tentarono di ostacolare il suo cammino.

  • All'apparenza meno travagliata la vita di Chiara Lubich (scomparsa nel 2008 all'età di 88 anni), fondatrice del Movimento dei Focolarini, ferma sostenitrice della promozione della famiglia e del dialogo ecumenico, incurante, anch'essa, di diffidenze e incomprensioni – anche tra quelle componenti ecclesiali diffidenti di ecumenismo e dialogo interreligioso - che tentarono di ostacolare il suo cammino, ma senza fermarla.

Chiara Lubich, don Lorenzo Milani, don Mazzolari, don Tonino Bello, don Zeno Saltini, S.Padre Pio figure popolarissime benchè assai diverse tra loro per carismi, caratteri e scelte pastorali che Bergoglio ha sempre tenuto in grandissima considerazione perchè modelli emblematici di quella Chiesa “ in uscita” a lui tanto cara. Profeti che pur avendo sofferto, ora – per volontà di papa Bergoglio – sono esempi per tutti, credenti e non credenti.

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