Redazione

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Non è servita l'ultima supplica di Massimo Bossetti, peraltro ben oltre il tempo limite: "Ripetete il Dna perché non è mio". I giudici della Corte d'assise di Bergamo hanno dimostrato di pensarla diversamente e, dopo oltre dieci ore di camera di consiglio, ne sono usciti pronunciando "nel nome del popolo italiano" la parola che il muratore di Mapello più temeva: "ergastolo".

PERCHE' BOSSETTI È STATO CONDANNATO 

- TUTTE LE TAPPE DELLA VICENDA

E ne hanno aggiunte altre, di parole, forse altrettanto dolorose per Bossetti: non avrà più la patria potestà sui suoi tre figli, ancora minorenni. Bossetti ha accolto la sentenza senza scomporsi, sollevando gli occhi al cielo.

Poco dopo, ai suoi legali ha detto "Non è giusto, è una mazzata, avevo fiducia nella giustizia". Fuori dall'aula le due donne della sua vita che hanno voluto essere presenti in aula, la moglie, Marita Comi, e la sorella gemella, Laura Letizia, si sono abbracciate a lungo, il volto solcato di lacrime.

Per i giudici, quindi, è stato il muratore di Mapello a prendere Yara Gambirasio il 26 novembre del 2010 e a ucciderla, nel campo di Chignolo d'Isola dove il corpo della tredicenne di Brembate di Sopra sarà trovato tre mesi dopo. E lo ha fatto con quella crudeltà che costituisce l'aggravante che ha comportato il carcere a vita, pur senza quei sei mesi di isolamento chiesti dall'accusa. I giudici l'hanno assolto, invece, magra consolazione, dall'accusa di aver calunniato il collega di lavoro, Massimo Maggioni verso il quale avrebbe cercato di indirizzare le indagini, "perchè il fatto non sussiste".


 

Ha retto, quindi l'impostazione del pm Letizia Ruggeri secondo la quale non è stato accertato un movente ne' una "dinamica che si possa affermare con sicurezza" dell'omicidio ma esisteva "il faro", "la prova" contro Bossetti, il suo Dna sul corpo della vittima e "un corollario di indizi gravi, precisi e concordanti": i suoi tabulati telefonici, le immagini del suo furgone nelle telecamere di sorveglianza, le fibre di tessuto sul corpo della vittima, riconducibili al suo furgone.

Fuori tempo massimo la richiesta di Bossetti, processualmente irrilevante, di ripetere il Dna. Il giudice dell'udienza preliminare, disponendo il suo rinvio a giudizio, aveva spianato la strada per un rigetto in dibattimento: "Si intende riproporre l'analisi materiale biologico che è già stato oggetto di esame le cui modalità esecutive non sono in discussione peraltro chiamando in causa un Dna mitocondriale che è noto non svolge funzione identificativa del soggetto che ha lasciato la traccia".

Che le cose si fossero messe male per Bossetti lo si era capito nell'udienza in cui la Corte aveva sostanzialmente respinto tutte le richieste avanzate ex articolo 507 del Codice di procedura penale, quelle presentate all'esito del dibattimento. Accertamenti chiesti dalla difesa e ritenuti "superflui" per la decisione.

Bossetti, in mattinata, si era accreditato come "una persona sempre disposta a fare del bene", tanto da adottare a distanza un bambino messicano. "Stupido, cretino un ignorantone, forse, ma non un assassino e questo lo devono sapere tutti", aveva detto. Per il pm, invece, Bossetti aveva mentito per tutta la vita, tanto che era chiamato "il Favola". I giudici, in un'aula surriscaldata, dopo quasi sei anni dalla scomparsa e contestuale omicidio di Yara, hanno calato il primo sipario (scontato il ricorso in appello) su un processo durato quasi un anno, con 45 udienze e centinaia di testimoni: hanno stabilito che è stato Giuseppe Massimo Bossetti, 45 anni, muratore, sposato, padre di tre figli a uccidere Yara Gambirasio, tredici anni, quel plumbeo pomeriggio di quasi sei anni fa.

I genitori della ragazza uccisa, dopo un calvario di anni, accolgono il verdetto con la sobrieta' che li ha contraddistinti per tutta la vicenda. "Ora sappiamo chi è stato, anche se sappiamo che nessuno ci restituirà Yara". (ANSA)

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21:15 - "Non è giusto". È la prima reazione di Massimo Bossetti dopo la condanna all'ergastolo per l'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio avvenuto il 26 novembre del 2010. Lo hanno riferito i suoi legali.

20:58 - La prova del Dna è stata "decisiva". Lo ha detto il procuratore di Bergamo Massimo Meroni commentando la condanna all'ergastolo per Massimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio.

20:50 - "Siamo arrivati a metà strada nel senso che questa è una sentenza di primo grado, è stata un'inchiesta difficile e la collega Ruggeri è stata fantastica". Lo ha detto il procuratore di Bergamo Massimo Meroni commentando la condanna all'ergastolo per Massimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio,


10.51 - Per conoscere la sua sorte dovrà attendere almeno fino stasera Massimo Bossetti, unico imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio e per il quale è stato chiesto l'ergastolo, perché la sentenza sarà emessa non prima delle 20. Lo ha detto il presidente della corte, Antonella Bertoia, prima di entrare in camera di consiglio con i giudici popolari. Proprio stamattina aveva rilasciato alcune dichiarazioni spontanee chiedendo clemenza: "Ancora oggi vi supplico, vi imploro, datemi la possibilita' di fare questa verifica, ripetete l'esame sul Dna, perché quel Dna trovato non é il mio". Lo ha detto il muratore di Mapello ai giudici nell'ultima udienza del processo a Bergamo sull'omicidio di Yara. "Se fossi l'assassino sarei un pazzo a dirvi di rifarlo". E poi ribadendo la sua innocenza: "Sarò uno stupido, sarò un cretino, sarò un ignorantone ma non sono un assassino: questo deve essere chiaro a tutti. Quello che mi viene attribuito - ha proseguito - è vergognoso, molto vergognoso". Al termine delle sue dichiarazioni ha detto che lui sta "già subendo un ergastolo, due anni di vita rovinata", spiegando anche che "accetterò il verdetto qualunque esso sia perché pronunciato in assoluta buona fede".

8.52 - Folla di curiosi, flash e telecamere davanti al Tribunale di Bergamo in attesa della sentenza di Massimo Bossetti. Molti anche i sostenitori del muratore di Mapello che hanno seguito tutte le udienze del processo, iniziato il 3 luglio di un anno fa e durato un anno.

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30 giugno

Il giorno più lungo di Bossetti: attese per domani le sue dichiarazioni spontanee, poi la sentenza

17.00 - Si dice "fiducioso" e ripete: "Sono innocente e la verità deve venire a galla". Forse questa è la giornata più lunga di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello, che sta attendendo per domani la sentenza dei giudici della Corte d'Assise di Bergamo per l'omicidio di Yara Gambirasio. I suoi legali che l'hanno visitato in carcere l'hanno trovato "sereno" in vista delle dichiarazioni spontanee di domani mattina, dopo le quali i giudici di riuniranno in camera di consiglio per uscirne con il verdetto. Il pm Letizia Ruggeri ha chiesto per Bossetti l'ergastolo e sei mesi di isolamento diurno. Il muratore "parlerà con il cuore", ha detto Claudio Salvagni, l'avvocato difensore, il quale ha aggiunto che "noi non abbiamo in alcun modo influito sulle sue dichiarazioni che ha scritto in questi giorni: gli abbiamo solo consigliato di evitare di parlare di aspetti processuali che noi abbiamo già affrontato. Parlerà quindi di sè e ribadirà di essere innocente". 

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17 giugno - Nessuna telecamera o macchina fotografica durante il processo contro Bossetti

16.30 - Niente telecamere e macchine fotografiche in aula. Nel processo a Massimo Bossetti, non sono concesse riprese e foto per la lettura della sentenza. A pronunciarsi è stata la Corte d'Assise di Bergamo che il 1 luglio prossimo, dopo che il muratore di Mapello avrà rilasciato dichiarazioni spontanee, si ritirerà in camera di consiglio per stabilire se Bossetti abbia ucciso Yara Gambirasio. La Corte presieduta da Antonella Bertoja ha accolto in questo modo la richiesta del pm Letizia Ruggeri che durante il processo ha rilevato un "clima avvelenato" anche dalla pressione mediatica e ha chiesto di evitare la presenza di fotografi e operatori. Nel revocare l'ordinanza emessa un anno fa i giudici hanno anche parlato di "contatti epistolari di terzi con la Corte, al limite della minaccia". Alcuni mesi fa, due buste contenti dei proiettili erano state trovate in un centro di distribuzione postale indirizzate sia al magistrato che alla Corte. In aula, libere saranno invece le registrazioni audio. 

11.30 - Per il pm di Bergamo Letizia Ruggeri il dna trovato sul corpo di Yara Gambirasio e attribuito a Massimo Bossetti non è, come sostenuto dalla difesa, "metà e contaminato" ma "intero, nucleare e perfetto". Questo quanto è stato detto nel corso delle repliche al processo a carico di Massimo Bossetti, unico imputato per la morte tredicenne.

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10 giugno - Prosegue il processo contro Massimo Bosetti

17.30 - L'avvocato Paolo Camporini, difensore di Massimo Bossetti, parlando delle ricerche trovate nei computer del muratore di Mapello, ha chiesto che "sparisca la parola pedopornografia da questo processo" perché nessuna delle ricerche trovate ha tema pedopornografico, ma che si tratta invece di "ricerche che si possono trovare nei computer di tutti gli adulti". La difesa è tornata all'attacco anche sulla validità del Dna trovato sul corpo di Yara Gambirasio e che le indagini hanno attribuito al muratore di Mapello. L'avvocato Claudio Salvagni ha elencato le cosiddette "anomalie" secondo le quali, a suo avviso, si inficerebbe il risultato finale. Tutta colpa di una procedura, caratterizzata anche da "utilizzo di kit scaduto", il cui risultato e' "da cestinare".

15.09 - Per la difesa del carpentiere di Mapello, Massimo Bossetti, il profilo del killer in grado di commettere quel tipo di delitto, tracciato dagli investigatori americani non coincide con l'accusato. "I testi parlano di quoziente intellettivo basso mentre tutti dicono che Bossetti è intelligente scaltro", ha spiegato uno dei legali del carpentiere. Senza contare che l'omicida descritto dall'Fbi normalmente è "disoccupato, ha pensieri intrusivi e soffre di stress, ha abitudini notturne, mantre l'imputato stava sempre a casa. È rissoso, ma Bossetti non litigava nemmeno con il gatto". Secondo il profilo americano l'assassiono è "un bruto, un rozzo" mentre Bossetti non lo è. L'omicidio di Yara, invece, per i legali di Bossetti, "è un'azione simbolica" anche perché l'incisione sul corpo di Yara è facilmente riproducibile durante gli esercizi di ginnastica ritmica e "come ci hanno detto in aula le maestre dell'agonistica, significa esercizio eseguito senza mani".

14.30 - Della corrispondenza tra Massimo Bossetti e una detenuta (Gina) è stato "sottolineato l'aspetto pruriginoso" per "far passare l'idea di un predatore sessuale". Ne e' convinta la difesa della muratore di Mapello che oggi ha proseguito il suo intervento nel tentativo di evitare una condanna all'ergastolo come chiesto dalla pubblica accusa. 

11.00 - Dagli esiti degli accertamenti sulle sferette di metallo trovate sul corpo e dal fatto che nessuna traccia di Yara sia stata trovata sui mezzi a disposizione di Massimo Bossetti emergerebbe "tutt'altra storia" rispetto a quella ipotizzata dalla Procura. Nell'interpretazione degli esiti delle analisi della difesa, emergerebbe, infatti, che "quella ragazza è stata aggredita altrove, è stata portata in un altro posto in cui il corpo è stato avvolto", ha sostenuto l'avvocato Paolo Camporini. "Si tratta di tutt'altra storia vi è un altro luogo, vi è l'ipotesi della presenza di più persone. Questo comporterebbe tutt'altra indagine". L'avvocato ha fatto rilevare come sull'Iveco Daily di Bossetti "non  stata trovata nessuna traccia di sangue". "È una dato significativo al massimo - ha sottolineato l'avvocato. Il sangue non si cancella, anche dopo anni".

10.30 - "Nessuno ha visto la minore fuori dal centro sportivo. Nessuno ha visto l'imputato e nessuno ha visto il mezzo dell'imputato". Parte da questa considerazione la difesa di Massimo Bossetti, unico imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, per cercare possibili ipotesi alternative alla ricostruzione dell'accusa. L'avvocato Paolo Camporini ha fatto riferimento a testi "attenti" che riferirono di quel 26 novembre del 2010 quando Yara scomparve per essere trovata uccisa tre mesi dopo in un campo. Camporini ha anche ricordato che una fisioterapista che lavorava nel centro sportivo quel pomeriggio fu molestata da un uomo. "In un processo normale questo ne farebbe l'indiziato numero uno. C'e' stato detto che sono state fatte indagini, ma non possiamo accontentarci di questo", - ha argomentato il legale di Bossetti.

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27 maggio - Processo Bosetti: la parola alla difesa con gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini

11.40 - Uno dei difensori di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni, ha sottolineato che, riguardo gli accertamenti sul Dna, "questa difesa non ha mai potuto interloquire" e "sul lavoro fatto da altri non può esserci chiesto un atto di fede". Poi ha continuato Salvagni, invitando i giudici a essere rigorosi nella valutazione della prova:" Non avete giurato su un libro di biologia ma sulla Costituzione". In aula è presente il muratore imputato dell'omicidio di Yara Gambirasio e sua la moglie, mentre la madre dell'uomo, Ester Arzuffi, non è venuta in tribunale a causa di un'indisposizione, come ha spiegato dal suo avvocato, Benedetto Maria Bonomo.

10.50 - In aula, il primo pensiero dei difensori di Massimo Bossetti è andato a Yara, vittima di un "delitto efferato, terribile" e alla famiglia della ragazza. È la "necessaria premessa" dell'avvocato Claudio Salvagni che oggi tenterà di evitare una condanna all'ergastolo per il muratore di Mapello chiesta dal pm Letizia Ruggeri. "Prima ancora che da avvocati, ci siamo convinti da padri che la persona che andavamo a difendere non è un assassino", ha proseguito il legale definendo il caso come un "delitto che ha iniettato veleno nei muscoli di Bergamo" e che "ci ha tutti sconvolti".

9.53 - È stata accompagnata in tribunale su una Porsche targata Principato di Monaco Marita Comi, moglie di Massimo Bossetti, unico imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio. La donna aveva, infatti, chiesto di partecipare all'udienza di stamattina per assistere all'intervento dei difensori del marito.

Questa è una giornata importante per l'imputato: oggi prendono la parola i suoi avvocati difensori, Claudio Salvagni e Paolo Camporini. Il pm Letizia Ruggeri aveva chiesto la condanna all'ergastolo con sei mesi di isolamento diurno. Il muratore e carpentiere di Mapello potrebbe rendere delle dichiarazioni spontanee prima che i giudici della Corte d'assise di Bergamo si riuniscano in camera di consiglio per emettere la sentenza. Cosa che potrebbe accadere il 10 giugno prossimo.

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20 maggio - L'omicidio di Yara è stata "un'orribile operazione di macelleria" sostiene Andrea Pezzotta, legale della mamma di Yara. La famiglia chiede un risarcimento pari a 3 milioni 249 mila 230 euro. 

16.46 - Dure sono state le parole l'avvocato Andrea Pezzotta, il legale di Maura Panarese, la mamma di Yara, contro l'imputato Bossetti che definito l'omicidio "un'orribile operazione di macelleria". Pezzotta ha fatto riferimento a due "confessioni extragiudiziali" di Bossetti alla moglie, il 20 novembre 2014 e il 4 dicembre 2014 in cui alle continue domande della moglie Bossetti il carpentiere risponde di non ricordare. Secondo l'avvocato Pezzotta proprio quei "non ricordo" sarebbero la prova della colpevolezza del carpentiere.

16.44 - L'avvocato Andrea Pezzotta, legale della famiglia Gambirasio, oggi in tribunale a Bergamo durante la sua arringa di parte civile al processo contro Massimo Bossetti ha chiesto all'imputato di confessare: "Ci sono due pilastri in quest'inchiesta - ha evidenziato il legale - la prova del Dna e due confessioni extragiudiziali dell'imputato alla moglie", riferendosi alle intercettazioni in carcere tra i coniugi. 

16.41 -  Un milione e 800 mila euro la richiesta di risarcimento avanzata dall'avvocato Andrea Pezzotta per conto della mamma di Yara Gambirasio, Maura Panarese, a Massimo Bossetti, a processo per l'omicidio della tredicenne. La richiesta è arrivata oggi in tribunale a Bergamo, durante l'intervento del legale di parte civile della famiglia Gambirasio. Euro che vanno a sommarsi ai 983.970 euro e ai 427.260 euro che stamattina l'avvocato Enrico Pelillo ha chiesto come risarcimento rispettivamente per il padre e la sorella di Yara. Complessivamente la famiglia Gambirasio ha dunque chiesto un risarcimento pari a tre milioni 249 mila 230 euro.

14.03 - "Il movente dell'omicidio di Yara è chiaro e limpido ed è di natura sessuale". Queste le parole dell'avvocato della famiglia Gambirasio, Enrico Pelillo, intervenendo oggi nell'arringa al processo contro Massimo Bossetti, in tribunale a Bergamo. Nel momento in cui il legale dei Gambirasio ha ricostruito come sono andati secondo lui i fatti l'imputato ha rotto il silenzio sbottando con un "non è vero niente". 

Nel corso dell'arringa il legale della famiglia Gambirasio ha fatto riferimento a un errore nei laboratori riguardo al dna di alcune persone, tra cui quello di Ester Arzuffi, madre di Bossetti, che era stato erroneamente confrontato con il campione genetico di Yara e non di Ignoto 1, la traccia genetica dell'assassino trovata sui leggings della vittima.

Per questo il confronto tra il dna della madre di Bossetti e quello di Yara, anzichè di Ignoto 1, non aveva fornito alcuna corrispondenza, poi arrivata solo in seguito, dopo che una perizia dei consulenti della famiglia Gambirasio ha fatto emergere l'errore. "Nella prima fase dell'indagine il segreto istruttorio sembrava inesistente - ha sottolineato il legale - e ogni dettaglio diventava pubblico. Bossetti deve essersi sentito al sicuro quando si è saputo che il padre di Ignoto 1 era tale Guerinoni, per lui del tutto sconosciuto". Successivamente era poi emerso che Bossetti, Ignoto 1 per l'accusa, è un figlio illegittimo proprio di Giuseppe Guerinoni, nel frattempo deceduto.

"Il dna è una prova stoica, inossidabile, inconfutabile. È un macigno, è la firma di Massimo Bossetti al delitto di Yara" ha proseguito l'avvocato Enrico Pelillo, legale della famiglia Gambirasio, nella sua arringa in corso stamattina al processo a carico di Bossetti, in tribunale a Bergamo. "Non si tratta dunque di un processo indiziario, ma basato su questa, e non solo questa, prova fondamentale", ha aggiunto Pelillo, che ha invitato la corte, quando sarà in camera di consiglio, a evitare ogni condizionamento mediatico attorno al processo.

13.59 - Il risarcimento richiesto è di 1,4 milioni di euro ed è stato chiesto solo a nome del papà di Yara e della sorella Keba, rappresentati dall'avvocato Enrico Pelillo. Per la mamma Maura Panarese, invece, la richiesta di risarcimento verrà quantificata durante l'arringa dell'altro legale della famiglia, l'avvocato Andrea Pezzotta.

12.36 - Durante l'arringa dell'avvocato Enrico Pelillo, legale della famiglia Gambirasio, è emerso anche che "le lettere inviate da Bossetti ad una detenuta sono indicative dei suoi gusti sessuali, in linea con le ricerche trovate nel computer della famiglia: in entrambi si parla di dettagli intimi simili". L'imputato di fronte alle parole dell'avvocato Pelillo ha più volte riso in aula e scosso la testa come per esprimere disapprovazione masticando gomma americana.

Secondo l'avvocato dei Gambirasio la prova principale contro l'imputato resta il dna, oltre alle altre prove contro il carpentiere di Mapello. "Del resto non ho mai visto un'indagine scientifica così inconfutabile" ha continuato l'avvocato Pelillo facendo riferimento ai contenuti del computer di Bossetti, alle fibre compatibili con quelle del suo furgone, alle sferette di metallo pure trovate sul corpo di Yara e che "può aver raccolto solo sul furgone dell'imputato".

Inoltre, sempre secondo il legale "l'assassino di Yara è una persona scaltra: ha perquisito la vittima, mettendo poi tutti gli oggetti nella tasca destra del giubbotto. E ha sottratto il cellulare, lasciando lì solo batteria e sim card".

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18 maggioErgastolo per Massimo Bossetti. Questa la richiesta del pm di Bergamo Letizia Ruggeri, al termine della requisitoria a carico dell'unico imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio.

Oltre all'ergastolo Ruggeri, ha chiesto per Bossetti anche 6 mesi di isolamento. Le accuse nei confronti del muratore sono di omicidio volontario pluriaggravato e calunnia ai danni di un collega di lavoro.

Nel corso della seconda parte della requisitoria, svolta mercoledì 18 maggio, Ruggeri ha spiegato che oltre alla "prova genetica", ovvero al dna che rappresenta "il faro dell'inchiesta", a carico del muratore di Mapello vi è "un corollario significativo" di indizi caratterizzati da "gravità, precisione e concordanza": i tabulati telefonici dell'imputato e le immagini del mezzo ripreso dalle telecamere di sorveglianza della zona.

"Elementi che vanno letti complessivamente" e che dimostrano come "non cercammo di cucire addosso degli elementi, ma cercammo riscontri in quello che già c'era".
I tabulati telefonici di tutte le persone che transitarono a Brembate il 26 novembre 2010 e le immagini delle telecamere - ha ricordato l'accusa - furono acquisite, infatti, nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa della ragazza, mentre la figura di Bossetti comparve nel giugno 2014.
Il pubblico ministero aveva già parlato sette ore, ricostruendo nel dettaglio le indagini, nella giornata di venerdì 13 maggio.

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13 maggio - È stato il primo giorno della requisitoria del pubblico ministero di Bergamo, Letizia Ruggeri, nel processo per l'omicidio di Yara Gambiarasio che vede come unico imputato Massimo Bossetti. Secono molti osservatori la richiesta del Pm sarà l'ergastolo per Bossetti. 

Ecco i passaggi principali della requsitoria di oggi (che proseguirà il 18 maggio):

18:07 - Il pm Letizia Ruggeri, nel corso della sua requisitoria al processo a carico di Massimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio, ha spiegato nel dettaglio il procedimento grazie al quale si è arrivati all'identificazione del muratore come il presunto omicida ed ha sottolineato come questo modo di procedere "sgombera il campo dall'idea di voler trovare a tutti i costi un colpevole".

Poi proseguendo: "La bontà di questo percorso scientifico è data dal fatto che il match (confronto) del dna è stato fatto a un uomo nato e cresciuto in queste zone, che lavora nell'edilizia, nato a Clusone, che ha avuto la residenza a Brembate con lavori sempre svolti in zona. Si è partiti da un dna che non si conosceva, abbiamo fatto dei riscontri. Se non avessimo avuto il dna questo soggetto non sarebbe mai stato trovato. Non sapevamo chi fosse, non era un sospettato, il suo dna non è mai stato raccolto".

Secondo il pm, che proseguirà la sua requisitoria il prossimo 18 maggio, inoltre, "non vi sono spazi di discussione per quanto riguarda la validità del lavoro scientifico svolto dal Ris e dai consulenti".

16:52 - In attesa di rientrare in tribunale per ascoltare la requisitoria da parte del pm Letizia Ruggeri il pubblico si scatena in una lite. Qualche parola di troppo tira l'altra, anche qualche spintone, e così è scattata la rissa tra i cittadini in coda per assistere al processo Bossetti che si sta svolgendo a Bergamo. Gli agenti della questura sono intervenuti immediatamente per calmare gli animi. Fin dalla mattinata tantissime persone si erano messe in coda per entrare in aula e ascoltare la requisitoria del pubblico ministero ma, dopo la pausa pranzo, si è formata una coda di fronte all'ingresso principale del tribunale di via Borfuro. La gente si è messa in fila aspettando un'ora prima di poter entrare e, a quanto riferito da una persona che abitualmente segue le udienze, i toni si sono alzati per poter assistere al dibattimento e anche tra innocentisti e colpevolisti.


15:22 - Secondo i legali di Massimo Bossetti l'imputato è pronto a tutto e si aspetta anche una richiesta di ergastolo da parte del Pm. "Certo, glielo abbiamo detto o e' bianco o e' nero", rivelano gli avvocati durante una pausa del processo contro Bossetti accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio. Riguardo la certezza mostrata dal pm Letizia Ruggeri sul Dna sulla quale la difesa ha sempre avanzato dubbi, gli avvocati Salvagni e Camporini hanno spiegato: "Delle due l'una o è una traccia certa o non lo è". I legali hanno sottolineato che a proposito della traccia da cui è stato estratto il dna, sia stato escluso che si tratti di saliva o sperma. "Sappiamo solo di che cosa non è composto". Accade raramente? È stato chiesto loro. "È una cosa meno rara se la traccia è esigua, ma se come dicono loro è eccezionale non si spiega".

14:53 -  Il pm Letizia Ruggeri sta ripercorrendo le fasi dell'indagine che ha portato all'identificazione, come presunto omicida Massimo Bossetti, ha parlato di "indagine che non ha avuto pari non solo nel nostro Paese, ma anche in tutti Paesi del mondo". Il rappresentante dell'accusa ha aggiunto che le indagini hanno interessato gli investigatori di tutti i livelli: dai reparti specializzati di carabinieri e polizia fino alle stazioni". "Sono stati fatti sforzi enormi - ha concluso -. Sono stati spesi dei soldi? Ne valeva la pena".

14:20 - Yara Gambirasio "è stata aggredita, è morta ed è rimasta nel campo di Chignolo d'Isola, dove fu trovato il corpo, dal giorno della sua scomparsa fino alla scoperta 3 mesi dopo". In questo modo il pm di Bergamo Letizia Ruggeri ha cercato di sgomberare il campo da ipotesi alternative avanzate nel corso del processo nella difesa di Massimo Bossetti unico imputato per l'omicidio della tredicenne. A questa conclusione, secondo il pm, sono giunte "coerentemente" indagini di carattere geologico, botanico ed entomologico fatte sul corpo di Yara e sul terreno e la vegetazione nel campo dove fu scoperto il corpo il 26 febbraio 2011.

14:15 - Il pm di Bergamo, Letizia Ruggeri, nella sua requisitoria, ha sottolineato, citando sentenze della Cassazione, che il Dna, il principale elemento a carico di Massimo Bossetti, non sia un indizio bensì una prova. Sempre a proposito del Dna, il pm Ruggeri ha detto che il fatto che non si sia potuto stabilire con certezza se la traccia da cui fu estratto fosse sangue non "inficia il risultato identificativo". Il pm ha finito di spiegare come si è arrivati al Dna di 'Ignoto 1', che successive indagini stabiliranno essere di Massimo Bossetti.

12:10 - Sulla tredicenne Yara Gambirasio, incapace di difendersi perché tramortita con un corpo contundente, furono inferte delle ferite, non mortali, e che sembra avessero lo scopo di infierire sulla ragazza. Il magistrato lo ha ricordato per spiegare perché al muratore di Mapello è contestata anche l'aggravante delle sevizie e crudeltà.

11:45 - Yara Gambirasio non morì nelle fasi immediatamente successive all'aggressione ma nelle ore successive anche se stabilire la durata della sua agonia non è stato possibile. La tredicenne - ha ricordato il pm di Bergamo, Letizia Ruggeri - morì per una concausa delle lesioni subite e per il freddo. "Avrà provato paura e dolore", ha aggiunto il magistrato che sta ricostruendo minuziosamente tutti i passaggi dell'indagine: dalla scomparsa di Yara, il 26 novembre del 2010 al ritrovamento del corpo esattamente tre mesi dopo.

Ore 10:15 -Il pm Letizia Ruggeri, cominciando la sua requisitoria nel processo a carico di Massimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio, ha detto che, nelle fasi iniziali dell'inchiesta, con gli investigatori "ci spaccammo la testa" per cercare di capire le ragioni della scomparsa della tredicenne. "Ipotizzammo di tutto, dallo scambio di persona al rapimento - ha detto il magistrato - e questo lo dico perché fummo costretti ad andare a vedere il vissuto di questa ragazza. Emerse che era una ragazza normalissima, senza alcun segreto".

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IL PUNTO - I giochi a livello probatorio sono fatti. Ora starà all'abilità e agli argomenti del pm Letizia Ruggeri e dei difensori di Massimo Bossetti convincere i giudici della Corte d'assise di Bergamo del fatto che il carpentiere e muratore di Mapello sia colpevole o innocente dell'omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra Yara Gambirasio la cui scomparsa, il 26 novembre del 2010, gettò tutt'Italia nell'angoscia e poi nel dolore, quando il corpo della ragazza fu trovato, tre mesi dopo, in un campo di Chignolo d'Isola, a pochi chilometri di distanza da casa.

Il campanello dell'ultimo round è suonato nell'udienza del 22 aprile, quando i giudici avevano deciso che il dibattimento, in un modo o nell'altro, era stato sufficientemente esaustivo su tutti i punti che avevano visto sfidarsi all'arma bianca il pm Ruggeri e gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini. Nessuna perizia sulla cosiddetta "prova regina", aveva scritto la Corte presieduta da Antonella Bertoja: il Dna trovato sul corpo della ragazza e che le indagini hanno attribuito a Bossetti. Questo perché "non è decisivo ogni ulteriore accertamento" rispetto a quanto era stato aspramente dibattuto in aula: il lavoro del Ris che individuarono Ignoto 1, quello degli esperti dell'Università di Pavia che lo compararono a quello di Bossetti e ne stabilirono la sostanziale identità e quanto spiegato dai consulenti della difesa, su tutti il biologo Marzio Capra che aveva cercato di smontare la prova scientifica.

"Superflui" anche gli accertamenti chiesti sulle telecamere di sorveglianza della zona attorno alla palestra da cui Yara sparì e le misurazioni fatte dal Ris sul furgone ritratto nelle immagini in rapporto ai luoghi per stabilire le dimensioni del mezzo che, per gli investigatori, è il Fiat Daily di Bossetti. Unica concessione alla difesa, l'intera corrispondenza 'hard' intercorsa in carcere tra Bossetti e una detenuta, Gina, mentre il pm chiedeva che fossero nel processo le lettere che riteneva più significative.

Bocce ferme, quindi, e via alla discussione. Il pm Ruggeri ha preso oggi la parola. Difficile che la sua richiesta si discosti dall'ergastolo. Questo per via della gravità del reato di cui è accusato il carpentiere e muratore di Mapello sul quale pendono accuse da ergastolo: omicidio aggravato dalle sevizie e crudeltà, dalla minorata difesa e anche di calunnia, ai danni di un suo ex collega, Massimo Maggioni, su quale avrebbe cercato di indirizzare i sospetti. E sulla concessione delle attenuanti generiche peserà, per l'accusa, anche il comportamento processuale dell'imputato che proclamandosi sempre innocente, in aula aveva anche evocato il complotto ai suoi danni e lanciato a sua volta pesanti accuse. "Qui hanno mentito tutti". (ANSA).

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