Redazione

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Una quarantina di coltellate, inferte con ferocia, con la volontà di uccidere, accanendosi su una donna indifesa. È questo il numero di fendenti subiti da Maria Luisa Fassi, 54 anni, la tabaccaia astigiana trovata agonizzante, sabato 4 luglio, nel negozio del marito, in corso Volta ad Asti. L'arma usata dall'assassino è un coltello di grandi dimensioni, uno di quelli da cucina, probabilmente. L'omicida si è accanito sulla donna colpendola ripetutamente alla schiena, all'addome e ai reni, ledendo irrimediabilmente alcuni organi vitali. Lo ha rivelato l'autopsia, svolta dal medico legale Rita Celli, nella camera mortuaria dell'ospedale Cardinal Massaia di Asti.

L'arma

Il coltello non è stato ancora trovato. La ricerca continua anche lungo le stesse strade che il killer ha percorso, una volta uscito dal negozio dalla porta principale, la stessa dalla quale era entrato. Nel tragitto, tuttavia, nessun occhio elettronico avrebbe rivelato elementi utili agli investigatori. Chi è stato ad accanirsi con cosi' tanta rabbia su Maria Luisa?

Le ipotesi

L'ipotesi della rapina finita in tragedia si allontana sempre di più. Troppa ferocia per giustificare il gesto di un malvivente comune. Non si è ancora capito siano stati rubati soldi e quanti dalla tabaccheria e, d'altra parte, l'accanimento e la brutalità dell'aggressione a Maria Luisa Fassi, fanno pensare a un aggressore che ha perso il controllo.
Si fanno ipotesi come un tossicodipendente in astinenza, un malato psichiatrico.
O, ancora, un famigliare o conoscente con qualcosa da far pagare alla donna o alla sua famiglia.
Gli investigatori continuano a ribadire che "nessuna ipotesi viene esclusa".

Testimonianze
Poche e confuse le testimonianze. Almeno quelle individuate fino a oggi. Nessuno fra i clienti arrivati subito dopo o prima, ha dato contributi rilevanti. Sono stati interrogati ripetutamente il marito, i due figli, di 20 e 25 anni, e la sorella.  Oggi, nella caserma Scapaccino di via delle Corse, sono continuate le audizioni dei testimoni, persone che conoscevano bene la vittima. Sentiti anche alcuni amici e vicini di casa della famiglia Fassi, clienti del negozio, dipendenti del ristorante che i genitori avevano gestito fino a due anni fa.

Tracce
Si cercano impronte. Digitali ma anche di scarpe: soprattutto in relazione alla grande quantità di sangue perso dalla vittima e che ha sporcato il pavimento della tabaccheria. Il magistrato e' tornato ancora una volta nel negozio con altri investigatori.

Telecamera
La telecamera a circuito chiuso più vicina alla tabaccheria non sembra aver inquadrato l'assassino. Almeno: le registrazioni fino a oggi visionate non sembrano dare indicazioni. Vengono visionate anche le altre telecamere della zona: ci sono 60 ore di registrazioni da controllare.

Il cellulare della vittima
Per ora non è arrivato ai Carabinieri nessuna informazione rilevante dal cellulare di Maria Luisa Fassi né dalle utenze delle persone che si trovavano nella zona.

La rapina dello scorso anno
Un anno fa la tabaccheria di Maria Luisa Fassi era stata rapinata. Millecinquecento euro di bottino. Il marito Valter Vignale aveva consegnato i soldi dell'incasso immediatamente.

Il Gener Neuv
Il ristorante Il Gener Neuv, dei genitori della vittima - Piero e Pina Fassi, viene considerato un possibile legame con il delitto. Finora non è però emerso nessun indizio, nessuna relazione. Lo stesso per il precedente lavoro del marito della vittima, faceva il rappresentante di alimentari.

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