Cronaca

No Tav, non è terrorismo

La Cassazione ha respinto l'ipotesi del tribunale di Torino nei confronti di tre condannati per le manifestazioni in Val di Susa

Redazione

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Quello dei No Tav non è terrorismo. La Cassazione dice ancora una volta "no" alla procura di Torino, che voleva contestare un reato di tipo eversivo per l'assalto del 14 maggio 2013 al cantiere di Chiomonte: le bombe molotov, l'organizzazione "paramilitare", il contorno di atti vandalici e intimidazioni in Valle di Susa, su cui i pm hanno tanto insistito, non bastano.

"Spero che la pronuncia della Suprema Corte posi una pietra tombale su questa qualificazione giuridica", esulta l'avvocato Claudio Novaro, che ha difeso gli indagati insieme a Eugenio Losco. "E spero - aggiunge - che i corifei che in questi anni si sono prodigati nell'appoggiare le tesi dei pubblici ministeri si pongano, finalmente, alcune domande". Il sito Notav.info, voce ufficiosa del movimento che si oppone alla ferrovia ad alta velocità, parla di "ennesima sconfitta dei pm con l'elmetto", così come vengono soprannominati i sostituti procuratori Antonio Rinaudo e Andrea Padalino.

 

La condanna

La Cassazione, questa volta, si è occupata della posizione di tre anarchici No Tav che, insieme a un'altra ventina di militanti non identificati, avrebbero preso parte all'attacco. La procura aveva presentato un ricorso contro la decisione del tribunale del riesame di Torino di annullare, nel dicembre del 2014, l'accusa di terrorismo. Lo scorso 27 maggio il terzetto è stato condannato a due anni, dieci mesi e venti giorni di reclusione, dopo un rito abbreviato, per gli altri reati contestati. Una sentenza che, per gli avvocati, "a dispetto di quanto sostenevano i pm aveva ribadito la non particolare gravità della vicenda".

Gli arresti domiciliari

Gli imputati, subito dopo, sono stati scarcerati e messi ai domiciliari con divieto di colloquio; uno di loro, Lucio Alberti, 25 anni, qualche settimana fa è uscito sul pianerottolo per incontrare alcuni compagni e, per questo motivo, è stato riportato in carcere e denunciato per evasione. In precedenza l'imputazione di terrorismo era già caduta per altri quattro anarchici una prima volta in Cassazione, in sede di analisi delle esigenze cautelari, e poi in Corte d'Assise (i No Tav furono condannati a tre anni e mezzo). Non passa, dunque, la linea di Rinaudo e Padalino, secondo cui quell'attacco al cantiere era stato "un atto di violenza armata" che, inserito nel più vasto contesto delle azioni contro il Tav, voleva "costringere lo Stato ad abbandonare, con il progetto della ferrovia, una scelta politica ed economica". Una condotta riconducibile all'articolo 270 sexies del codice penale, introdotto nel 2005 nell'ambito della lotta al terrorismo jihadista ma - sempre secondo i pm - applicabile anche nello scenario valsusino.

Per il Movimento 5 Stelle "adesso è ora che si apra un serio dibattito tecnico ed economico. Le aule di giustizia sono state per troppo tempo teatro dei processi ai No Tav, mentre si è dedicata poca attenzione alle infiltrazioni e agli sprechi adducibili ai cantieri". (ANSA).

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