“Sparatorie, agguati, morti e pianificazione di attentati? Questo è il risultato del lavoro eccellente della magistratura sommato, però, ai postumi devastanti del romanzo Gomorra. Ma il quartiere di Scampia, oggi più che mai, esprime solidarietà al procuratore capo Giovanni Colangelo. Scampia sta dalla parte della legalità”.

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Se Napoli è in mano a bande di giovani cocainomani che si svegliano credendosi dei boss e iniziano a sparare, secondo Angelo Pisani, Presidente della VIII Municipalità di Scampia, è dovuto all’emulazione di molti giovani che si sono ispirati e continuano ad ispirarsi alle pagine del romanzo di Saviano.

“La magistratura, in questi anni, ha fatto quasi un lavoro di intelligence, scovando e arrestando tutti i vecchi boss che nei vari quartieri di Napoli gestivano gli affari e il loro potere ma li ha solamente “eliminati” senza sostituirli con lo Stato- continua l’avvocato Pisani – dunque l’assenza delle Istituzioni, ha lasciato spazio alle nuove generazioni di criminali che hanno come ‘modus vivendi e operandi’, lo stile Gomorra”.

Gomorra come fonte di ispirazione….?

Sì, purtroppo. Gomorra ha esaltato tutti gli aspetti negativi senza esaltare in ugual modo il lavoro di magistrati e uomini che combattono quella criminalità. Questo si è trasformato per i giovani boss emergenti, ragazzi ignoranti prima che delinquenti, come l’esaltazione della “malavita”, un esempio da seguire. Non a caso, dopo l’uscita del film sono state stampate magliette e sono create “app” per esaltare i valori negativi descritti nel romanzo.

Quando uscì il film Rocky, tutti i ragazzi volevano fare pugilato. Con Bruce Lee, tutti appassionati alle arti marziali. Gomorra ha fatto leva sui quei ragazzi che non hanno istruzione, lavoro e riferimenti “sani”. È stata una moda facile da diffondersi, proprio perché in alcuni quartieri lo Stato non c’è. Le forze di polizia ‘eliminano’ il boss ma lo Stato non torna in quel quartiere a pulire le strade, a presidiare i vicoli. È così che emergono le nuove bande che prive dei vecchi codici d’onore, si armano e sparano.

Lei ha aperto una pagina Facebook per dire che il quartiere di Scampia è vicino al procuratore Colangelo...
Certo, "Io Sto con Colangelo" è un invito aperto a tutte le forze sane che ci sono nel quartiere ma anche in tutta Napoli. Scampia, oggi, si è “spostata” a Forcella, Ponticelli, Sanità, Fuorigrotta. Il quartiere rimane sempre una zona difficile ma negli ultimi anni abbiamo lavorato molto per portare lo Stato dentro Scampia. Lo abbiamo fatto cercando di togliere dalla strada i ragazzini, dando loro una istruzione. Abbiamo chiesto per quasi tre anni di aprire le scuole di pomeriggio e anche d’estate e finalmente ci siamo riusciti. Istruire i ragazzi significa dare loro la possibilità e i mezzi per “reagire” e contrastare la criminalità organizzata. Insomma un modo per affermare la legalità.

Lo abbiamo fatto anche cercando di portare i servizi alla cittadinanza. Oggi non si spara praticamente più a Scampia ma quello che avveniva in questo quartiere, si sta verificando negli altri. In sostanza, il fenomeno si è solo spostato. Se il boss non può più sparare a Scampia, lo farà a Miano o Fuorigrotta. Lo Stato deve capire che non basta arrestare i boss, non basta fare un blitz ma è indispensabile presidiare il territorio. Solo in questo modo sarà possibile togliere potere a queste giovani bande criminali dal grilletto facile che non esitano un istante a sparare e a far scorrere il sangue. La grave situazione dell’ordine pubblico a Napoli, richiede una mobilitazione generale delle coscienze.

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