Le domande a cui la moglie di Bossetti non ha risposto

Dopo l'intervista a Matrix, molti punti interrogativi irrisolti: dal rapporto tra il marito e Brembate a quei 16 giorni di silenzio del cellulare

Yara: moglie Bossetti, equivoco bigliettino con nomi ragazze

Marita Comi, intervistata in esclusiva da Luca Telese nel corso della trasmissione "Matrix" – Credits: Ansa Tv-Canale 5

Marita Comi è andata a Matrix, si è fatta intervistare, ha detto quello che ci si aspettava: mio marito è innocente, è tutto uno sbaglio, l’assassino di Yara è ancora in giro. La moglie di Massimo Bossetti, l’uomo accusato di aver ucciso la tredicenne di Brembate non è certo indagata e non era tenuta a dare spiegazioni diverse sui fatti che vengono contestati al marito. Che possono sembrare evanescenti se, come è avvenuto a tratti durante la trasmissione televisiva, non vengono inseriti nel giusto contesto.

Un esempio: la passione di Bossetti per le lampade solari. Il centro estetico frequentato dal muratore bergamasco si trova esattamente nel breve tratto di strada che Yara percorre ogni giorno al ritorno da scuola. Da qui la sua attinenza con le indagini, naturalmente tutta da dimostrare. Arrivare a sbolognarla come una questione privata, sintomatica di una inchiesta priva di elementi concreti, è segno di grande superficialità, per non dire altro. Anche perché, lo stesso Bossetti, in un primo momento, nega di aver mai frequentato il centro estetico situato a pochi passi dalla casa di Yara.

Ancora, Brembate. Di fronte alla domanda del pubblico ministero la risposta di Bossetti suonava più o meno così: ci vado a trovare mio fratello e il mio commercialista. Peccato che entrambi raccontano lo vedessero molto di rado. Invece l’uomo il cui dna è stato trovato sugli slip di Yara, a Brembate ci andava due volte a settimana, in un locale a piano terra sopra il quale c’è il dentista, vicino al quale c’è il supermercato dove ogni tanto andava a comprare qualcosa, e soprattutto, lo ripetiamo, sulla strada che Yara percorreva per tornare a casa da scuola.

Vogliamo continuare a ripetere che è robetta da giornalisti che non sanno fare il loro lavoro e rincorrono chiacchiere e pettegolezzi di paese senza curarsi della privacy delle persone coinvolte in questa triste storia? No, non è così, nonostante qualcuno lo voglia far credere. Certo, Marita Comi ha tutto il diritto di non sentire al telefono il marito per sedici giorni e non scambiare con lui neppure un sms, nel periodo in cui Yara scompare e la mamma di Marita viene ricoverata in ospedale. Per carità, ogni rapporto di coppia è un universo incomprensibile a chi non lo abita.

Una domanda, però, non le è stata rivolta durante la puntata di Matrix. Yara scompare la sera del 26 novembre, dal giorno dopo e fino al 6 dicembre il telefonino di Marita Comi risulta morto, nessuna chiamata in arrivo, nessuna in uscita, neppure un messaggino. Telefono molto verosimilmente spento. Per un arco temporale importante, che salta all’occhio dall’analisi dei tabulati perché anomalo rispetto al suo normale utilizzo del telefono. Affari suoi, certo, ma guarda caso la sera prima è scomparsa una bambina, e il marito, il cui dna è sul corpo di quella bambina, dice di essere stato a casa con lei.

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