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Cronaca

Migranti giunti a Palermo: "Compagni morti per coltellate e bastonate"

Drammatiche testimonianze raccolte dopo l'approdo in Sicilia del pattugliatore svedese Poseidon con 52 salme a bordo e 571 sopravvissuti

Morti non solo per asfissia, ma in alcuni casi anche per le ferite riportate dopo essere stati accoltellati e bastonati per impedire loro di uscire dalla stiva del barcone soccorso dal pattugliatore della Marina svedese Poseidon, approdato poi nella serata di giovedì 27 agosto nel porto di Palermo con a bordo 571 persone e 52 cadaveri. Questo è quanto emerso dalle prime, drammatiche testimonianze dei sopravvissuti: migranti provenienti da Siria, Sudan, Guinea, Palestina, Pakistan, Iraq, Bangladesh, Tunisia e Marocco, che hanno raccontato la loro avventura agli operatori per il soccorso psicologico dell'Unchr (l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) e di Medici senza frontiere.

Due barconi dalla Libia
Erano due i barconi intercettati in mare aperto dal pattugliatore svedese impegnato da tre mesi nelle operazioni di Triton nel Canale di Sicilia: a bordo del primo poco più di un centinaio di persone partite da Tripoli martedì scorso, mentre il grosso (460 migranti) era salpato mercoledì notte da Zuwara, nel nord della Libia, a bordo di un'altra imbarcazione in legno lunga poco più di 20 metri, che dopo cinque ore di navigazione ha avuto un problema ai motori. Proprio nella stiva di quest'ultima "carretta", dove erano state ammassate oltre duecento persone, sono stati scoperti dai soccorritori i 52 cadaveri.

Le testimonianze delle violenze
"Un gruppo di dodici sudanesi ai quali abbiamo fornito supporto psicologico ci ha detto che si trovavano nella stiva del barcone e di aver visto morire quattro amici che viaggiavano con loro. Dicono di essere stati costretti a restare sottocoperta, di aver subito percosse, di essere stati picchiati per evitare che uscissero": a riferire parte delle testimonianze raccolte è Dario Terenzi, coordinatore del team di primo supporto psicologico di Medici senza frontiere. Che ha aggiunto: "Uno di loro ci ha anche riferito che una delle 52 vittime era suo cognato: pugnalato a morte per aver tentato di uscire dalla stiva. Anche altri migranti hanno raccontato di aver subito violenze fisiche e i sanitari in non pochi casi hanno riscontrato ferite da arma da taglio".

A stabilire la causa dei decessi saranno ovviamente le autopsie e gli esami tossicologici svolti sulle salme dai sanitari dell'Istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo in collaborazione con gli esperti della Polizia scientifica. Le operazioni di accoglienza dei 571 migranti sbarcati ieri sera a Palermo si sono invece concluse a tarda notte: tra di loro anche sette donne incinte (due delle quali sono state trasportate in ospedale) e 16 minori non accompagnati.

Tragedia infinita
Proprio poche ore dopo l'arrivo del pattugliatore Poseidon a Palermo, le autorità libiche hanno comunicato di temere che circa 200 persone siano morte al largo della costa di Zuwara per l'affondamento di un barcone con circa 400 migranti a bordo. Secondo una fonte della sicurezza, molti di loro sono rimasti intrappolati nella stiva dell'imbarcazione, salpata proprio dalla città vicina al confine tunisino e noto porto di partenza per i viaggi della speranza verso l'Europa. 

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