«Mariupol come Genova»: i bombardamenti del 1942
Genova, ottobre 1942 (Getty Images)
«Mariupol come Genova»: i bombardamenti del 1942
Cronaca

«Mariupol come Genova»: i bombardamenti del 1942

Nel suo discorso al Parlamento italiano Volodymyr Zelensky ha paragonato le due città martiri di guerra. Genova fu la prima città italiana a subire i bombardamenti a tappeto della Raf a partire dall'ottobre del 1942. La cronaca delle incursioni.



«Genova come Mariupol» - ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo discorso al Parlamento italiano - «immaginatela sotto le bombe». Il riferimento è chiaramente a quanto realmente vissuto dal capoluogo ligure durante la Seconda Guerra Mondiale e per il fatto che entrambe le città sono importanti realtà portuali. E forse anche per la fama che la Lanterna gode sulle sponde del Mar Nero e del Mar d’Azov quando i Genovesi impiantarono importanti nodi commerciali rimanendo per secoli parlando la lingua della Superba.
Ripercorriamo la storia di quello che Genova subì esattamente ottant’anni fa, quando fu fatta oggetto di pesantissimi attacchi alleati dal cielo.

Appare scontato affermare quanto la città di Genova, nell’autunno del 1942, fosse un obiettivo primario dell’aviazione britannica. Il capoluogo ligure aveva infatti una doppia funzione strategica: era una delle punte del cosiddetto «triangolo industriale» del Nord Italia ed era uno dei più importanti porti del Mediterraneo, da dove partivano i rifornimenti italo-tedeschi per la campagna d’Africa giunta ad una fase cruciale alla vigilia della battaglia di El-Alamein. La Superba era così entrata nel mirino, assieme a Milano e a Torino, del «Bomber Command» britannico dopo una fase di relativa calma seguita ai bombardamenti navali del 1940-41 che avevano creato danni limitati alle strutture portuali e industriali.
Quello che attendeva Genova alla fine del mite ottobre del 1942 era un vero e proprio inferno di fuoco. In soli due anni dall’inizio della guerra le forze aeree alleate avevano raggiunto uno stadio evolutivo altissimo rispetto agli esordi del conflitto. L’introduzione dei bombardieri quadrimotori a lungo raggio come gli Avro Lancaster, gli Handley Page Halifax e gli Short Stirling segnò il destino di molte città dell’Europa dell’Asse per la potenza di fuoco e la quota di sgancio fuori portata della contraerei italiana. Inoltre nel 1942 ai vertici del «Bomber Command» sedeva Artur Harris, teorico del bombardamento a tappeto o «area bombing» e noto in Patria con l’appellativo di Harris «the butcher», il macellaio. L’obiettivo degli alleati, tra cui figurava Genova, era quello di colpire duramente per accelerare il processo di resa dell’Italia e inibirne la capacità produttiva in campo bellico. Sarà Genova a pagare per prima il prezzo di questa svolta nel campo dei bombardamenti inglesi sull’Italia.


Notte del 22 ottobre 1942. L’inizio di un incubo

La morte dal cielo fu annunciata dal ronzio dei «pathfinders», i bimotori Mosquito incaricati di tracciare l’obiettivo tramite il lancio di bengala. Pochi minuti dopo il rumore si fece un rombo cupo proveniente dai motori di 100 bombardieri della Royal Air Force. La Dicat, l’artiglieria contraerei italiana, non fu in grado di inquadrarli mentre le sagome scure degli aerei giravano in cerchio nella loro danza macabra durata circa mezz’ora. Le tonnellate di ordigni scaricate sull’abitato, sul porto e sulle industrie furono 180, che fecero 39 morti e centinaia di feriti. Sotto la nebbia incendiata di arancio che copriva Genova fumavano le macerie dei palazzi resi scheletri dalle dirompenti e dalle bombe incendiarie al magnesio, gli spezzoni. Tra gli edifici civili colpiti c’era anche l’antico ospedale di Pammatone a Portoria, il palazzo Ducale, diverse chiese e molte, moltissime abitazioni. I Genovesi furono i primi Italiani a comprendere che per il nuovo corso dei bombardamenti inglesi anche loro erano obiettivi. La città sprofondò nel terrore.

Notte del 23 ottobre 1942. La tragedia nella tragedia


Neppure ventiquattr’ore dopo la prima incursione, le sirene ulularono nuovamente con il calare del buio. Questa volta i bombardieri erano in numero inferiore rispetto alla notte precedente, ma agirono indisturbati ancora una volta nonostante l’azione fosse stata disturbata dal maltempo durante il volo dall’Inghilterra. Tuttavia questo bombardamento rimarrà indelebile nella memoria collettiva dei Genovesi per una carneficina avvenuta all’imbocco di un rifugio antiaereo. Al suono delle sirene d’allarme centinaia di cittadini corsero in uno dei rifugi più capienti della città, il cui ingresso era situato presso la Porta Soprana. Qui si accedeva ad una delle gallerie ferroviarie principali della rete genovese, la Galleria delle Grazie, che durante la guerra offriva riparo dagli attacchi aerei. L’allarme dato troppo in ritardo colse gli abitanti quando già si udivano i primi scoppi e il panico si diffuse all’istante, generando una calca mortale presso lo stretto ingresso del tunnel. Il risultato dell’incidente fu un massacro: 354 morti ricoprivano il pavimento dei primi metri dopo l’imbocco, ammucchiati in modo innaturale.


Dal novembre 1942 alla fine della guerra. «Target Genoa»

Da quell’ottobre di 80 anni fa, la città ligure non smetterà mai di essere colpita, più o meno pesantemente. Prima dalla Raf e quindi, a partire dalla fine del 1943 dall’Usaf. Le incursioni a tappeto si concentrarono in numero di 6 fino alla metà di novembre, causando la distruzione di oltre 1.200 edifici oltre allo scalo di Sampierdarena e ad importanti industrie, prima di tutte l’Ansaldo. L’ultima grande incursione inglese su Genova avvenne quando il fascismo era caduto da pochi giorni, la notte tra il 7 e l’8 agosto 1943. Quella notte 197 Lancaster valicarono le Alpi e si divisero il compito tra Milano, Torino e Genova. Sulla Superba caddero 97 tonnellate di ordigni, tra cui i micidiali «blockbuster» da 4.000 libbre in grado di polverizzare un isolato all’istante. Quella notte, oltre a centinaia di abitazioni civili, finì in macerie l’antico teatro Carlo Felice. Per l’ultima volta la città fu oggetto di un bombardamento a tappeto della Raf, perché in seguito il testimone passò agli americani che colpivano di giorno su obiettivi strategici anche se naturalmente anche nelle loro incursioni non mancarono distruzioni di palazzi e vittime civili. Il 19 maggio 1944 le vittime furono oltre un centinaio e fu colpito anche l’ospedale San Martino mentre il 4 settembre 1944 il porto fu attaccato da oltre 100 bombardieri B-17 «Flying Fortress». Molte furono le imbarcazioni e i sommergibili affondati alla rada e i morti in città furono diverse centinaia. Di queste, 143 furono le vittime colpite per la seconda volta all’interno della Galleria delle Grazie, centrata in pieno da un ordigno dirompente.
Il bilancio delle vittime dei bombardamenti sulla città di Genova fu di circa 2.000 morti.

Incursione sul porto di Genova (National Archives/Usaf)

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