Chiara Degl'Innocenti

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Alle porte di Firenze, c'è una zona chiamata Osmannoro che altro non è che un'area industriale ad alta densità di laboratori e piccole aziende colonizzata, negli anni, dalla comunità cinese. Tanto da essere diventata una delle più popolose di cittadini cinesi in Italia. Un alveare di cappennoni in cui i lavoratori si ritrovano letteralmente a vivere. Ora questa area fa parlare di sé da qualche giorno anche per via di una protesta iniziata dai cittadini di origine cinese, dopo che sono stati effettuati dei controlli in una ditta gestita da orientali.

La manifestazione di protesta, alla quale hanno partecipato almeno in 500 è iniziata con un fitto lancio di pietre, bottiglie e lattine e la conseguente carica delle forze dell'ordine.

Questi i fatti. Dopo il controllo in azienda da parte di polizia e carabinieri che avrebbe fatto emergere alcune irregolarità, sono scattate le prime contestazioni da parte del titolare cinese del capannone che avrebbe reagito spintonando anche il personale della Asl intervenuto al controllo. Due le versioni: secondo le forze dell'ordine l'uomo avrebbe usato il nipote di 10 mesi come scudo per uscire dalla fabbrica. Mentre, secondo la ricostruzione della comunità cinese, l'anziano con il bambino stava uscendo dall'azienda e, fermato per la chiestiesta dei documenti, l'uomo avrebbe reagito male forse mordendo un agente.

Una giornata di tensione, rabbia e scontri che ha contato una prima carica dopo aver riaperto i cancelli del capannone dove i cinesi si erano asserragliati. Qui, le forze dell'ordine hanno reagito al lancio di oggetti con una carica. In serata altri lanci di pietre ha fatto scattare una seconda molla di collera durante la quale qualche manifestante è rimasto contuso. E poi ancora due gruppi di cinesi entrati in contatto con i reparti schierati è bastato a scatenare un nuovo tafferuglio sfociato in sassaiola.

Il bilancio? Almeno sette feriti (nessuno grave) tra la comunità cinese, di cui due arrestati per resistenza a pubblico ufficiale, e qualche conseguenza anche per quattro appartenenti a polizia e carabinieri. A finire in manette è il titolare dell'impresa controllata che avrebbe tentato di impedire l'ispezione e di un altro connazionale, che dopo i primi disordini nel capannone, avrebbe cercare di impedire l'uscita di mezzi e ambulanze bloccando il cancello e aprendo il portellone di una delle ambulanze.

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