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Cronaca

Dopo Mare Nostrum arriva Triton: ecco come sarà

Si conclude l'operazione umanitaria per salvare i migranti nel Mediterraneo, e parte una missione europea, con meno mezzi. Che suscita preoccupazioni

Si ferma dopo poco più di un anno l'operazione Mare Nostrum, avviata dal Governo dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013. Dopodomani parte Triton, la missione - assai più contenuta in termini di mezzi impiegati e raggio d'azione - che innalza la bandiera di Frontex, l'Agenzia europea delle frontiere.


 

Ma, intanto, non si fermano le tragedie del mare: un gommone diretto verso l'Italia è affondato al largo della Libia. Si contano venti dispersi. "Una volta che partirà Triton" ha dichiarato il ministro dell'Interno, Angelino Alfano "sarebbe difficilmente spiegabile mantenere un'operazione d'emergenza come Mare Nostrum. Dall'uno novembre, dunque, non ci saranno due linee di protezione, una vicina a Libia e un'altra più vicina alle acque nazionali, ma Mare Nostrum chiuderà secondo una linea d'uscita che il Governo stabilirà molto a breve".

Triton schiererà ogni mese due navi d'altura, due navi di pattuglia costiera, due motovedette, due aerei ed un elicottero. L'Italia contribuisce a questa flotta con quasi la metà dei mezzi: un aereo, un pattugliatore d'altura e due pattugliatori costieri. Tra gli altri Paesi europei partecipanti ci sono anche Islanda (con una nave) e Finlandia (un aereo). Il Centro di coordinamento internazionale dell'operazione è stabilito presso il Comando aeronavale della Guardia di finanza a Pratica di Mare (Roma).


I mezzi Frontex partiranno da due basi: Lampedusa e Porto Empedocle. Pattuglieranno il Canale di Sicilia ed il Mare davanti alle coste calabresi tenendosi nell'ambito delle 30 miglia dal litorale italiano. In caso di interventi di ricerca e soccorso (Sar) potranno comunque spingersi anche oltre. Si tratta di un'operazione molto differente da MareNostrum, i cui mezzi arrivano fino a ridosso delle coste libiche per soccorrere imbarcazioni in difficoltà, secondo alcuni incentivando così le partenze dei migranti.

Anche il budget è differente: 9,5 milioni di euro al mese per la missione nazionale, quasi 3 per quella Frontex. Triton, ha precisato Alfano, "non svolgerà le funzioni di Mare Nostrum. Costa un terzo e non è a carico solo dell'Italia, con enorme risparmio per noi. Farà ricerca e soccorso nei limiti del diritto internazionale della navigazione che impone a il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare".

La protesta delle associazioni

Ma tra le associazioni che lavorano con i migranti c'è preoccupazione per la conclusione della missione umanitaria italiana. Unhcr, Amnesty, International, Save the children, hanno evidenziato i maggiori rischi per le traversate nel momento in cui non ci saranno più le navi italiane a prestare soccorso a ridosso delle coste libiche. Un cartello di associazioni, tra le quali Arci, Acli e Caritas, ha lanciato un appello al Governo perché non venga interrotta l'operazione Mare Nostrum. 

"La fine di Mare Nostrum porterà a nuovi morti e nuove stragi" ha detto Oliviero Forti, responsabile immigrazione di Caritas Italiana. "A un anno dalla tragedia di Lampedusa in cui persero la vita centinaia di migranti - ha aggiunto - sono stati salvati 150 mila migranti tra uomini, donne e bambini, ma dal 1° novembre con il passaggio all'operazione Triton si rischiano più morti e nuove stragi lungo le rotte del Mediterraneo".

Per il responsabile immigrazione di Caritas Italia "i numeri delle persone che si rivolgono all'Help Center aumentano a vista d'occhio" e chiedono, "protezione internazionale, perché non sono semplici migranti, ma persone che decidono di lasciare casa perché del loro paese d'origine restano solo macerie".

Sui costi sostenuti per il mantenimento di ogni singolo migrante, l'esponente della Caritas Italiana ha ricordato che "lo Stato paga 900 euro per il loro sostentamento, ma non sono somme che vengono erogate direttamente ai migranti, a loro spetta solo vitto, alloggio e un pocket money di circa 2,50 euro al giorno".

"Non possiamo più nasconderci dietro classici stereotipi - ha concluso Forti - chi accosta l'immigrato all'Ebola promuovendo l'idea che sono portatori di malattie, chi dice che tolgono lavoro, dimostra un'arretratezza culturale che non fa onore a questo Paese, che ha un passato di emigrazione importante e che spesso in molti dimenticano".

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