Coppia dell'acido, la versione (poco convincente) di Martina Levato

Ha attribuito a Boettcher tutta la responsabilità dei crimini. Ma è soltanto succube? Basta ricostruire gli eventi per avere qualche dubbio

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Nella foto distribuita dalla Polizia di Stato, Alexander Boettcher e Martina Levato, arrestati per aver aggredito con l'acido un 22enne a Milano, 29 dicembre 2014. – Credits: ANSA/ POLIZIA DI STATO

Redazione

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Ieri 7 aprile, è stato il giorno dello scontro tra Martina Levato e Alexander Boettcher, la coppia delle aggressioni con l'acido, nel processo d'appello sull'aggressione a Pietro Barbini. La ragazza, come aveva preannunciato, ha attribuito al broker la responsabilità di essere stato "il regista" dei blitz con l'acido, folle di gelosia verso tutti quelli con cui Martina aveva avuto una relazione. Mentre lui ha bollato le parole di lei come "cattiverie" e ha continuato a professarsi "innocente".

Cronologia delle aggressioni

Le aggressioni con l'acido attribuite alla coppia sono tre, tutte avvenute nel 2014. Il 2 novembre Stefano Savi, 25 anni, studente alla Bocconi, viene aggredito sotto casa e sfigurato con due litri di acido sul viso. Lui non Boettcher e Levato, ha soltanto il torto di assomigliare vagamente all'assistente fotografo Giuliano Carapelli, il loro vero obiettivo, che poi viene aggredito  il 15 novembre. Carapelli però ha un ombrello, riesce a ripararsi, viene inseguito da Boettcher ma riesce a fotografare la targa dell'auto dei suoi aggressori. 

Il 28 dicembre Martina rovescia due litri di acido muriatico in faccia all'ex compagno di liceo Pietro Barbini, con il quale aveva avuto una relazione ai tempi della scuola.

Qualche mese prima, a maggio, c'era stata un'altra vittima della follia della coppia. Martina fissa un appuntamento con Antonio Margarito, con il quale aveva avuto una brevissima relazione l'estate precedente. Durante l'incontro lo porta nel parcheggio di un hotel di periferia e con un coltello tenta di evirarlo. Margarito si ferisce a una mano nel tentativo di evitare il colpo, Martina lo denuncia per tentato stupro.

Da qualche mese, Martina Levato continua a lamentarsi per essere considerata la principale responsabile delle aggressioni. La sua situazione è aggravata dal fatto che, ad agosto del 2015, è nato il figlio Achille. Lei era convinta che avrebbe avuto la possibilità di vivere con lui in una struttura protetta per madri detenute, ma i giudici non l'hanno ritenuta in grado di occuparsi le figlio, che è stato affidato ai servizi sociali. Lei e Boettcher possono vederlo una volta alla settimana.

 

I dubbi su Martina

In un lungo colloquio con la deputata Eleonora Cimbro, che a gennaio scorso è andata a trovarla in carcere, la ragazza ha fatto grandi dichiarazioni di pentimento, si è scusata con le sue vittime e con i parenti, e ha ribadito la speranza di potersi occupare del bambino. In qutti coloro che in questi mesi si sono occupati della vicenda, restano però molti dubbi. Fino a che punto Martina è, come dichara adesso, vittima delle macchinazioni di Boettcher? E quanto, invece, ha contato l'influenza che lei ha sempre avuto su di lui? Senza contare che, per quanto "succube" di Boettcher, è stata lei a impugnare il coltello con il quale ha tentato di evirare Margarito. E sempre lei ha avuto il sangue freddo di versare l'acido addosso alle sue vittime, per ben tre volte, senza mai un'esitazione. Quanto allora si può davvero considerare semplicemente vittima delle circostanze, Martina Levato?

La sua versione

Tutti i delitti invece, secondo Martina, nascerebbero dalla folle gelosia di Boettcher, deciso a vendicarsi di tutti gli uomini legati alla vita della ragazza.  "Gli esecutori dell'aggressione a Pietro siamo stati io e Andrea Magnani (il presunto basista, ndr). "Alex era il regista e mi ha imposto di farlo perché altrimenti ci sarebbe stata una punizione nei miei confronti o sui miei genitori, perché lo avevo tradito". Già in un manoscritto la ragazza aveva chiarito che l'alternativa ai blitz con l'acido, che le aveva proposto Alex, sarebbe stata quella di "perdere un braccio" simulando un incidente stradale. E Boettcher ha replicato a tutto ciò dicendo che se "un piano" c'è stato "è stato di Martina e non mio, perché sono innocente". Il broker, poi, ha raccontato che voleva lasciare l'amante una settimana prima dell'aggressione a Pietro, ma poi lei scoprì di essere incinta e lui le disse, stando sempre alla sua versione, che il bambino comunque lo avrebbero tenuto lui e sua moglie (il broker era sposato con un ex modella croata). E per questo, a detta di Alex, Martina lo avrebbero attirato in una sorta di "trappola" dandogli appuntamento in via Giulio Carcano, luogo del blitz, dove venne arrestato. Mentre lei ha sostenuto che, quando lo difese testimoniando nel suo processo, lo fece perché lui le aveva scritto in una lettera: "se parli in udienza mi ammazzo".

I giudici riaprono il processo

Dopo le dichiarazioni spontanee dei due, che si sono guardati sempre con freddezza, ieri il sostituto pg di Milano Lucilla Tontodonati nel rito abbreviato (a porte chiuse) ha chiesto di confermare le condanne a 14 anni inflitte ad entrambi, lo scorso giugno, per aver sfigurato l'ex fidanzatino di lei. E dopo gli interventi delle difese, quando sembrava che potesse arrivare la sentenza per Alex e Martina, il collegio delle terza sezione penale ha deciso di riaprire il processo, disponendo una perizia sull'indebolimento "permanente della vista" in relazione all'occhio destro di Barbini. Una perizia che dovrebbe servire ai giudici per decidere se confermare o meno l'aggravante specifica proprio dell'indebolimento "permanente" riconosciuta in primo grado e che, come ha spiegato il legale di parte civile, l'avvocato Paolo Tosoni, "sarà dirimente per la quantificazione della pena", ossia sulla conferma dei 14 anni o su un'eventuale diminuzione o differenziazione delle pene.

Levato e Boettcher sono già stati condannati in primo grado rispettivamente ad altri 23 e 16 anni di carcere nei processi sugli ulteriori blitz.


Si tornerà in aula il 21 aprile, quando verrà illustrata la relazione del perito Paolo Nucci.

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