Conclave - il diario - 6 marzo

Il giorno delle polemiche; processo agli italiani mentre salgono le quotazioni dei sudamericani - i favoriti per il Papato -

Il Cardinale di New York, Tim Dolan, ieri con altri porporati, alle congregazioni generali (Credits: Franco Origlia/Getty Images)

Ignazio Ingrao

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Pioggia torrenziale su Roma nella terza giornata delle congregazioni generali. Ma il cardinale di Lione, Philippe Barbarin non se ne cura ed esce dal Vaticano, al termine della riunione del mattino, in bicicletta, strappando un sorriso alla folla di fotografi, giornalisti e curiosi ormai costantemente assiepati al “cancello del petriano”, la porta che conduce all’aula nuova del Sinodo dove si riunisce il collegio dei cardinali.

Il clima è stato burrascoso anche tra i cardinali. La giornata si era aperta con una durissima conferenza stampa organizzata in un hotel romano dalla Snap, l’associazione internazionale che riunisce le vittime dei preti pedofili. La Snap ha proposto un elenco di 12 cardinali elettori giudicati “non papabili” per aver coperto o  non aver combattuto con sufficiente determinazione la piaga della pedofilia del clero. Si tratta di Norberto Rivera Carrera (Messico), Oscar Rodriguez Maradiaga (Honduras), Timothy Dolan (Usa), Angelo Scola (Italia), George Pell (Australia), Dominik Duka (Rep. Ceca), Tarcisio Bertone (Italia), Donald Wuerl (Usa), Marc Ouellet (Canada), Sean P. O’Malley (Usa), Leonardo Sandri (Argentina), Peter Turkson (Ghana). Altrettanto pesante la replica del portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi: “Non sta alla Snap decidere chi sarà eletto Papa”.

Ma gli attriti e le polemiche di questa terza giornata di lavori del collegio cardinalizio non sono finiti, segno che la discussione sta entrando nel vivo. Sempre più irritato il decano Angelo Sodano per i briefing quotidiani offerti alla stampa di tutto il mondo dai cardinali statunitensi presso il collegio nordamericano che turberebbero la tranquillità e la riservatezza della discussione dei cardinali. Ma forse il nervosismo dell’ex segretario di Stato vaticano deriva anche dalla risposta tagliente che l’arcivescovo di Washington, e “papabile”, William Donald Wuerl aveva dato a un giornalista che gli aveva chiesto un paragone tra Ratzinger e Sodano: “Sono diversi. Ratzinger è un teologo, un grande studioso; Sodano è un diplomatico, è molto preciso ed esperto dal punto di vista organizzativo. Abbiamo iniziato e finito in orario”.

Così gli statunitensi sono stati costretti a sospendere i briefing all’ultimo momento ma la portavoce, suor Mary Ann Walsh ha dato la colpa alle indiscrezioni (“leaks”) uscite nei giorni scorsi sui quotidiani italiani che avrebbero rotto la “confidenzialità” delle discussioni dei cardinali nelle congregazioni generali. Insomma “braccio di ferro” tra cardinali di Curia e porporati americani. E la stampa italiana finisce sotto processo come se fosse uno strumento dei cardinali italiani. Lombardi ha rincarato la dose affermando che “il collegio dei cardinali ritiene di avere una linea di riservatezza crescente”.

Nel corso della congregazione generale sarebbe intervenuto il camerlengo, Tarcisio Bertone, con una severa presa di posizione nei confronti di alcuni cardinali che, nel corso della discussione, avrebbero chiesto notizie precise sui contenuti del rapporto della commissione di indagine dei tre cardinali (Julian Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi) voluta del papa. Qualcuno avrebbe chiesto pubblicamente informazioni facendo anche dei nomi di persone eventualmente coinvolte e Bertone avrebbe replicato che nomi non se ne possono fare. Tuttavia non è escluso che il cardinale Herranz e gli altri “investigatori” possano rispondere a domande precise e individuali dei confratelli sui contenuti del rapporto.

Il clima in serata si è un po’ rasserenato con i vespri e l’adorazione eucaristica dei cardinali nella basilica di san Pietro. Sebbene anche questa cerimonia ha provocato attriti protocollari: in un primo momento sembrava che dovesse essere il decano, Angelo Sodano, a presiederla, poi, più correttamente, è stata affidata all’arciprete della basilica di san Pietro, Angelo Comastri. I porporati hanno lasciato la basilica a piccoli gruppi, chiacchierando tra loro e dandosi appuntamento per altri incontri informali in serata e dopo cena.

Intanto sono arrivati a Roma anche gli ultimi cardinali elettori. Manca solo il vietnamita Jean-Baptiste Pham Minh Man che dovrebbe finalmente unirsi al collegio nelle prossime ore. Ancora nessuna decisione sulla data del conclave: l’orientamento dei cardinali è quello di indicare la data quando l’accordo su una o più candidature si profila in maniera più chiara. Insomma si preferisce discutere più a lungo fuori del conclave e poi rinchiudersi a votare per il più breve tempo possibile. La decisione della data, che comunque difficilmente andrà oltre il 13 marzo, sarà il segno che l’accordo sul nome del futuro papa è vicino.

In questo quadro salgono le quotazioni dei porporati sudamericani, accanto a quelle degli statunitensi. Oltre all’arcivescovo di san Paolo, Odilo Pedro Scherer, qualcuno ha provato a fare il nome di Joao Braz de Aviz (prefetto della Congregazione per i religiosi ed ex arcivescovo di Brasilia), di Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Monterrey in Messico, di Jaime Lucaas Ortega y Alamino arcivescovo de l’Avana (Cuba) e, di nuovo, quello del gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio.

La burrasca che ha caratterizzato la giornata sopra e dentro il Vaticano fa da contrasto con la pace e la serenità che trapela dalle prime foto del “papa emerito” Benedetto XVI che passeggia, vestito di bianco e con il bastone, nel giardino di Castel Gandolfo, in compagnia del suo segretario personale, monsignor Georg Gaenswein e delle “memores domini” (suore laiche) che lo assistono.

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