Cronaca

Chi è davvero l'ergastolano fuggito dal carcere di Volterra

Ismail Kammoun era stato segnalato dalla polizia penitenziaria al Ministero dell'Interno come un "promotore" della religione islamica

detenuti in preghiera

Nadia Francalacci

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“Nel carcere di Volterra non ci sono personaggi che potrebbero essere legati a cellule riconducibili a nuclei di matrice jihadista. In questo senso, viene effettuato un sistema di monitoraggio continuo”.

Sì, è vero: nelle carceri vengono effettuati monitoraggi continui dei detenuti ma è anche vero che proprio attraverso i dati del NIC, il Nucleo investigativo Centrale della Polizia penitenziaria, emerge un profilo leggermente diverso del tunisino evaso dal carcere di Volterra e di altri detenuti, rispetto a quanto dichiarato dal questore di Pisa, Alberto Francini. O comunque, nascono dubbi e nuovi interrogativi. 

Ismail Kammoun, ergastolano tunisino di 55 anni che stava scontando la pena nel carcere di Volterra, è considerato all’interno del penitenziario volterrano un “promotore”, ovvero colui che approfittando delle attività in comune all'interno della struttura carceraria, spinge con con una certa assiduità gli altri detenuti ad abbracciare la fede islamica. E questo, da otto anni.

Il documento

Di lui, Ismail Kammoun, gli agenti del Nic hanno scritto su un documento riservato ed indirizzato nel 2016, al Ministero dell'Interno: “Dal 5 ottobre 2009, Kammoun è stato segnalato al Nic come un 'promotore'. Lavora all’interno del magazzino detenuti, è impegnato nelle cene galeotte. Vive in modo molto rigido la religione che pratica in modo irreprensibile. Ha rapporti distesi con gli operatori dell’istituto. Non frequenta la moschea ma pratica assiduamente la preghiera nella propria cella." Al momento non ci sono evidenze di un suo legame stretto con cellule jihadiste, ma la stessa polizia penitenziaria, proprio per il suo modo di praticare la religione, lo stava monitorando.  


Nel carcere di Volterra ci sono 147 detenuti di questi 53 sono stranieri e 21 di religione islamica e tutti pregano nelle proprie celle; benchè sia stata realizzata all’interno della struttura una moschea, una sala di preghiera.

Nel carcere pisano Ismail non era il solo "promotore" e detenuto islamico a vivere la religione in modo piuttosto "rigido". Agli agenti del  Nic, risulta anche un altro soggetto, sempre di origini tunisine di 57 anni (classe’60) che fa "proselitismo" all'interno del carcere. 

Ed è proprio nel carcere di Volterra che nel corso del 2016, si è convertito all’Islam un detenuto italiano di origini siciliane, nato a Catania nel 1953.

Nonostante il numero ridotto di detenuti, nel carcere di Volterra è stata censita anche la presenza di un imam, un uomo di origine israeliana nato nel 1988 e recluso nella Prima sezione Penale.

Il permesso premio

Ma come è possibile che siano stati concessi permessi premio ad un soggetto “schedato” dal Nucleo Investigativo Centrale come "promotore"? Il magistrato di Sorveglianza era a conoscenza oppure no, del monitoraggio da parte del Nic? È altresì vero che all’interno della scheda a suo nome è specificato che aveva in passato già usufruito di permessi, senza nessun problema.


Intanto, però, Kammoun è sparito nel nulla. Così almeno sembra. "L’evaso dovrebbe trovarsi ancora in Italia - ha dichiarato il questore di Pisa, Francini ad un quotidiano locale - mi sento di escludere una fuga all’estero. Non è così facile architettare un’evasione dal suolo italiano. Ci risulta che il ricercato sia pure senza documenti. Qualcuno lo sta nascondendo, forse ha trovato rifugio da un conoscente o da un amico".

I precedenti

Ismail è scomparso dopo essersi recato nella zona di Pisa e poi lungo il litorale pisano-labronico.

Ma proprio in questa zona sono stati espulsi dal Ministero dell’Interno altri soggetti radicalizzati considerati pericolosi, come Bilel Chihaoui, un tunisino di 26 anni, arrestato a Pisa ad agosto dello scorso anno, dai carabinieri del Ros di Livorno del comandante Fulvio Fontanelli dopo aver pubblicato sul web di voler fare un attentato alla Torre di Pisa. “Io sarò martire”, aveva detto Chihaoui.

Furkan Semih Dundar, 25 anni, allievo del corso di perfezionamento in Fisica (l’equivalente del dottorato) alla Normale di Pisa, è stato espulso dall’Italia perché avrebbe inviato alcuni messaggi minatori a siti istituzionali italiani e americani.

Stessa zona toscana anche per l'uomo di origine marocchina Jalal El Hanaoui, 25 anni, residente nel comune di Ponsacco, Pisa, arrestato ed espulso il 6 luglio 2015 dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Firenze, perchè accusato di propaganda e istigazione alla guerra contro i miscredenti occidentali.

Sempre nei primi mesi del 2015 un terrorista di origini tunisine, arrestato in Francia e radicalizzato all’interno delle carceri francesi è stato fermato in Liguria dalla polizia mentre si stava dirigendo in Toscana, precisamente nel pisano. Questo, infatti, dichiarò l’uomo, che dopo essere stato fermato fu arrestato e poi espulso dall’Italia.

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