Bruno Contrada: "Franco Gabrielli mi ha ridato la mia dignità di poliziotto"

La revoca della destituzione dalla Polizia arrivata dopo la fine di 25 anni di calvario giudiziario con la revoca della condanna da parte della Cassazione

bruno contrada

Bruno Contrada il giorno in cui venne rilasciato dal carcere: era il 10 ottobre 2012 – Credits: Ansa

Anna Germoni

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"Ringrazio il capo della Polizia, Franco Gabrielli per la sollecitudine e la bontà con le quali ha revocato la mia destituzione. Me ne voglio andare da questa terra senza rancore e odio verso nessuno, ma con il mio nome pulito e soprattutto da poliziotto". Con queste parole, Bruno Contrada ha commentato la revoca della sua destituzione da parte del capo della Polizia, avvenuta l’11 ottobre scorso.

"Quando ci fu la sentenza di condanna, fui interdetto dai pubblici uffici perpetuamente. Venni trasportato nel carcere militare. Ricordo perfettamente come fosse ieri il mio stato d’animo. La sentenza era ingiusta, perché non ho mai commesso alcun tipo di reato e lo dirò fin quando avrò voce. Ma un uomo delle Istituzioni, deve con anche se con molta sofferenza e tribolazione, accettare e rispettare le sentenze. Erano già 15 anni che combattevo verso un processo ingiusto. Mi feci forza, fisicamente e moralmente per affrontare la cella militare di Santa Maria Capua a Vetere. Una vera privazione della libertà. Ma quando il questore di Caserta, mi fece leggere la notifica del decreto della mia destituzione dalla Polizia, mi rifiutai di firmare. In quel momento mi crollò il mondo. Ho dato la mia vita alla Polizia di Stato. Gli anni migliori della mia vita, della mia giovinezza: i miei 30 anni, i miei 40 anni e i miei 50. Potevo benissimo fare la carriera militare, visto che feci l’accademia a Modena o lavorare nello studio legale di mio padre a Napoli, ma il mio cuore era ed è da poliziotto".

LA STORIA GIUDIZIARIA

Bruno Contrada, l’ex superpoliziotto ed ex 007 che aveva combattuto Cosa nostra a fianco di Boris Giuliano, è un uomo logorato dalle malattie e dall’età, quasi 86 anni.

Ha ottenuto 100 riconoscimenti per operazioni di servizio e nove promozioni. Il 14 aprile 2015 la Corte europea dei diritti umani, cui Contrada si era appellato a partire dal 2007, ha sanzionato l'Italia: i giudici di Strasburgo hanno sentenziato che i tribunali italiani, nel condannare Contrada per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, non hanno rispettato il fondamentale principio della irretroattività.

LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO

I magistrati della Corte europea affermano che il reato per cui è stato condannato l’ex 007 italiano, "è il risultato di un’evoluzione della giurisprudenza italiana posteriore all’epoca in cui lo stesso Contrada avrebbe commesso i fatti per cui è stato condannato".

La storia giudiziaria di Contrada inizia con il suo arresto la vigilia del Natale 1992. L’accusa, formulata da una serie di pentiti di mafia, è grave e infamante: da numero due del Sisde, da capo della Mobile di Palermo per 14 anni, lavorando a fianco di Boris Giuliano, e da capo della sezione siciliana della Criminalpol, Contrada avrebbe tramato con Cosa nostra per sviare indagini e favorire l’associazione criminale.

Da allora, la sua vicenda ha diviso gli italiani tra innocentisti e colpevolisti. Per tre anni Contrada è rimasto in custodia cautelare, tra il carcere militare romano di Forte Boccea e la prigione militare di Palermo, riaperta appositamente per lui.

Poi, dal luglio 1995 al maggio 2007, è tornato libero, da imputato. Ma dal maggio di quell’anno fino al 2008 l’hanno nuovamente rinchiuso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere per fargli espiare dieci anni di reclusione, una pena resa definitiva il 15 settembre 2015 dalla Cassazione.

Dal 2008 all’ottobre 2012, per motivi di salute, Contrada ha scontato la condanna ai domiciliari.

Nel 2015, dopo la pronuncia di Strasburgo, l’ex superpoliziotto ha presentato alla Corte d’appello di Palermo una richiesta di revoca della condanna.

LA CASSAZIONE

La Cassazione gli ha dato ragione: i giudici supremi hanno revocato la sentenza della corte d’Appello.

È un uomo libero. Incensurato. E nelle motivazioni, uscite il 21 settembre scorso, i giudici supremi fissano un punto basilare: "La decisione della Corte Edu non richiede né lascia spazio per interventi residui del giudice italiano".

Quindi la pena è annullata. L’ex 007 è incensurato. E il capo della Polizia, Franco Gabrielli, visto che la condanna è nulla, gli restituisce con un decreto repentino, l’onore della divisa.

I legali di Contrada, il professor Vittorio Manes, ordinario di diritto penale all’Università di Bologna e l’avvocato Stefano Giordano, figlio del giudice Alfonso Giordano, che ha presieduto con coraggio il maxiprocesso a Cosa nostra, in una nota scrivono che "dopo tanti anni viene restituita onorabilità al loro assistito" che viene reinserito tra i prefetti della Polizia. Ma “più in generale per tutti, perché la forza del diritto prevale sulle ingiustizie. Esprimiamo sincero apprezzamento e stima nei confronti del Capo della Polizia dott. Gabrielli per la sollecitudine e la disponibilità dimostrata, un esempio dell'Italia che funziona".

"UN GRAZIE AL CAPO DELLA POLIZIA"

L’ex 007 continua a raccontarci quegli anni terribili e spiega: “Io ero un poliziotto: Ma non di quelli dietro la scrivania o negli uffici di qualche dipartimento. Ero in prima linea contro la criminalità organizzata. Ho sempre fatto attività di polizia giudiziaria. Ho sempre fatto lo sbirro. E vedere nel 2007 la notifica di destituzione dalla mia famiglia, perché la Polizia è la mia famiglia è stata più di una coltellata. Mi ricordo che non potevo nemmeno leggere il decreto, che mi sentivo male. Avevo mancamenti. Quel foglio firmato, come atto dovuto, da Antonio Manganelli, era più pesante della sentenza di condanna. Potevo sopportare tutto, ma non che mi venisse tolta la mia divisa".

"Ora sono grato al capo della Polizia, Gabrielli, per avermi ridato la mia dignità di poliziotto. Continuerò a lottare, perché 25 anni di processi sono un calvario giudiziario che non auguro a nessuno. Ripeto, me ne voglio andare da questa terra senza odio né rancore per nessuno, lasciando ai miei figli e ai miei nipotini come eredità non ville con piscina, macchine lussuose o casseforti o altro. Ma il mio nome pulito. Il mio semplice nome da poliziotto".

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