Blocco degli scrutini: tutte le date

La protesta dei Cobas contro il ddl scuola continua: si inizia oggi con Emilia-Romagna e Molise e si finisce con l'Alto Adige il 18 giugno

Scuola-sciopero

Un momento del corteo di Firenze contro la riforma della scuola, 5 maggio 2015. – Credits: ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Redazione

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È iniziato oggi il blocco degli scrutini, la forma di protesta contro il ddl "buonascuola" messa in atto dal Cobas.

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Oggi e domani lo sciopero riguarda Emilia-Romagna e Molise; il 9 e il 10 sarà la volta di Lazio e Lombardia; il 10 e l'11 Puglia, Sicilia e Trentino; l'11 e il 12 Liguria, Marche, Sardegna, Toscana,Umbria, Campania e Veneto; il 12 e il 13 Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Val d'Aosta; il 17 e il 18 l'Alto Adige.

"Ogni docente potrà scioperare la prima ora di ogni suo scrutinio" fa sapere il sindacato "e sarà sufficiente lo sciopero di un solo docente per farlo rinviare. Siamo convinti che l'arma decisiva per bloccare il ddl sia il successo dello sciopero degli scrutini di questa settimana. Nei giorni scorsi, di fronte alla sleale, e a nostro parere illegale, manovra di alcuni presidi che hanno convocato gli scrutini prima che le lezioni terminassero, lo sciopero è stato totale. Ma il test decisivo ci sarà a partire da oggi e noi siamo fiduciosi che lo sciopero supererà anche quello oceanico del 5 maggio, bloccando almeno il 90% degli scrutini".

Intanto, secondo i Cobas, i primi dati del blocco di oggi in Emilia Romagna "testimoniano la volontà e la determinazione degli operatori della scuola a non volere il ddl Renzi. La totalità o quasi degli scrutini è stata bloccata o lo sarà nel proseguimento della giornata di oggi e di domani" in decine di istituti. "Siamo fiduciosi che lo sciopero supererà anche quello, già oceanico, del 5 maggio, bloccando almeno il 90% degli scrutini".

 

"Dalle ultime sue dichiarazioni sembrerebbe che Renzi abbia finalmente percepito gli schiaffoni elettorali affibbiatigli dal popolo della scuola pubblica e sospetti di aver fatto un bel po' di errori nei suoi confronti" ha aggiunto Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas. Ora il premier  "vorrebbe cavarsela lasciando ai presidi i superpoteri ma aggiungendovi una sorta di "clausola di sicurezza", imponendo loro il cambio di scuola ogni sei anni: come se il problema fosse il grado di corruttibilità del preside e non la carica di per sè degradante e distruttiva dei superpoteri sull'intero funzionamento della collegialità scolastica".   

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