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Riforma della scuola: i 10 punti principali del ddl

Assunzioni, materie di studio, investimenti. Ecco i 10 punti che cambieranno la vita di insegnanti, studenti e famiglie

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L'Aula della Camera ha definitivamente approvato il decreto di riforma della scuola, che adesso è legge. Dal nodo delle assunzioni al ruolo del preside, dal potenziamento di alcune materie alla formazione degli insegnanti, dalle detrazioni fiscali per le famiglie con figli alla paritaria agli interventi di edilizia scolastica, al 5x1000, ecco la nuova "buona scuola", slide dopo slide.

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1 - Chi sarà assunto e chi no

Nonostante resti confermata l'assunzione di 100.701 precari, questi ultimi non saranno comunque contenti perché una buona parte di loro resterà comunque esclusa. Se 45mila otterranno la cattedra subito, entro il 15 settembre, per rimpiazzare i colleghi che vanno in pensione e coprire posti vacanti e altri 55mila (gli insegnanti in più dell'organico dell'autonomia) saranno chiamati nel corso dell'anno scolastico, tutti gli altri (abilitati con i Tfa, i tirocini formativi attivi, o con i Pas, i percorsi speciali) dovranno aspettare il concorso del 2016 per 60mila cattedre. Ma a differenza di quanto previsto prima dell'ultimo rimaneggiamento del ddl, non avranno una quota di posti riservati bensì gli sarà riconosciuto un punteggio aggiuntivo per il servizio già svolto. La legge di Stabilità ha stanziato 1 miliardo di euro proprio per eliminare le graduatorie ad esaurimento. Dal 2016, poi, si entrerà solo per concorso.

2 - Scatti di carriera: serve anche il merito

Gli scatti di carriera (ossia gli aumenti di stipendio) non saranno più legati solo all'anzianità ma anche ai crediti formativi e didattici che gli insegnanti acquisiranno nel tempo. Ogni tre anni il dirigente scolastico, che sarà valutato a sua volta, potrà distribuire premi ai docenti più meritevoli. Il merito varrà per il 70%, l'anzianità per il 30% della valutazione finale. Il Governo ha messo in campo 200 milioni di euro per il 2016. I curricula dei professori saranno online (come i bilanci degli istituti). Ogni insegnante potrà spendere, con la sua “Carta elettronica del docente”, fino a 500 euro all'anno per la formazione che diventa strutturale, continua e obbligatoria. Ci sarà un piano nazionale aggiornato ogni tre anni. Le priorità di formazione per il 2015 sono lingue, inclusione scolastica, didattica innovativa e digitale.


3 - Addio ai supplenti

Con la “buona scuola” spariranno i supplenti: il sistema delle supplenze sarà infatti sostituito dall'organico funzionale d'istituto, o reti di scuole, costituito da un numero di docenti che servirà a coprire gli insegnanti assenti e da una quota aggiuntiva per tutte le altre esigenze. Ciascun preside avrà a disposizione un tot di insegnanti, non solo per le cattedre, ma anche per lavorare a singoli progetti, come un progetto europeo o per l'alternanza tra scuola e lavoro. La cosiddetta “chiamata diretta” da parte del preside non riguarderà tutti gli insegnanti ma solo quelli che andranno a formare l'organico funzionale (o dell'autonomia) della scuola, ossia quella parte degli insegnanti precari che lo Stato non può destinare all'organico delle scuole perché, per esempio, non ci sono cattedre a sufficienza per loro.

Questi insegnanti entreranno in un “albo territoriale”. I presidi, però non potranno più chiamare, per l'organico funzionale, chi ha un'abilitazione diversa rispetto a quella della classe di concorso richiesta se nell'ambito territoriale in cui si trova la scuola sono disponibili insegnanti che sono abilitati in quella classe di concorso. Anche la gestione delle risorse umane, finanziarie e materiali non potrà prescindere dal parere e le competenze degli organi collegiali. Mentre sul loro operato le verifiche diventeranno più stringenti.

4 - Il super-preside

I nuovi poteri conferiti al dirigente scolastico sono principalmente due: quello di chiamata diretta degli insegnanti per assegnare loro incarichi (non posti di lavoro dal momento che sono già assunti) di durata fino a 3 anni rinnovabili e quello di decidere chi premiare per il lavoro svolto. Per quanto riguarda le assegnazioni degli incarichi, essa dovrà avvenire sulla base di tre criteri: durata triennale e rinnovabile per ulteriori cicli triennali; conferimento degli incarichi con modalità che valorizzino il curriculum, le esperienze e le competenze professionali, anche attraverso lo svolgimento di colloqui; trasparenza e pubblicità degli incarichi conferiti e dei curricula dei docenti attraverso la pubblicazione sul sito internet della scuola. Vietato (finché non arriveranno i ricorsi) il conflitto di interessi: il dirigente non potrà chiamare nella sua scuola parenti o affini.

Ma la loro autonomia su quali insegnanti premiare e quali assumere sarà molto limitata. Il comitato che dovrà occuparsi di scegliere i criteri in base ai quali il preside potrà distribuire i premi ai docenti più meritevoli sarà formato infatti da ben 7 membri: oltre al dirigente scolastico ci saranno due genitori (un genitore e uno studente alle superiori) 3 insegnanti (erano 2) e un componente esterno nominato dall'Ufficio scolastico regionale tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici.

5 - Le materie: inglese alle primarie

Si valorizza lo studio della musica e dell'educazione fisica alla scuola primaria. Previsti anche insegnamenti in lingua. Alla scuola media più lezioni di lingua straniera, cittadinanza attiva e laboratori. Alle superiori si potenziano arte, diritto ed economia. E ancora insegnamenti in lingua.
Nella riforma della scuola è rafforzato l'insegnamento di musica, arte, lingue, educazione motoria. Maggiori investimenti sono inoltre previsti per rafforzare le competenze digitali e le strumentazioni. Addio alle lavagne multimediali e i tablet distribuiti in passato.

6 - 4 miliardi di investimenti in due anni

Confermato il fondo previsto nella legge di stabilità: 1 miliardo di euro per il 2015, 3 miliardi a partire dal 2016. Inoltre dalla Bei sono arrivati 940 milioni di euro per l'edilizia scolastica. "Una grande bella notizia" ha detto il premier.

7 - Formazione digitale

Obbiettivo della riforma è fornire a studenti e insegnanti più competenze digitali che strumentazioni. Infatti, come ha detto il premier Renzi, “molti studenti hanno telefonini su cui sono contenute più informazioni di quante ne avesse un capo di governo negli anni '90”. Andranno dunque in soffitta lavagne multimediali e tablet distribuite in passato.

8 - Alternanza scuola-lavoro

Se in passato a svolgere alcune ore di stage in azienda erano esclusivamente gli studenti degli istituti tecnici e professionali, con la riforma tutti coloro che frequentano il triennio delle superiori (compresi i licei) dovranno farne almeno 400. Sono 200 invece le ore "facoltative" per chi va al liceo. L'alternanza sarà in azienda, ma anche in enti pubblici. A partire dalla scuola superiore gli alunni potranno inoltre scegliere insegnamenti "opzionali" - attivati dalle scuole - a seconda delle loro attitudini. Nasce così il "Curriculum dello studente"

9 - Niente 5x1000

Niente 5x1000 alle scuole. Dopo le proteste del Terzo settore, l'articolo 17 del ddl che dava la possibilità di destinare il 5x1000 a un istituto a scelta è stato abrogato. Il ministro Stefania Giannini ha annunciato che potrebbe essere ripreso in seguito ma per ora tutte le risorse a disposizioni finiranno alle associazioni di volontariato che tirano un sospiro di sollievo. Via libera, invece, all'articolo 19, quello che permette alle famiglie che mandano i loro figli alle scuole paritarie (dall'infanzia alle superiori) di poter detrarre fino a 400 euro all'anno a studente per un risparmio di circa 80 euro. Viene fissato un tetto a 100mila euro per le donazioni dei privati di cui solo il 10% e non più il 30% sarà destinato a un fondo di perequazione per le scuole che ricevono meno contributi.




10 - Integrazione degli stranieri

Previsti piani educativi personalizzati per gli studenti con disabilità e bisogni educativi speciali, a cui tutti i docenti partecipano. Soprattutto nelle aree a forte presenza di alunni non italiani è previsto un piano di integrazione con gli stranieri oltre a laboratori linguistici per perfezionare l'italiano come seconda lingua e laboratori di lingue non comunitarie

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