(Ansa)
Cronaca

Basta con i misteri di Ustica

A quasi 40 anni dalla strage, il governo ha il dovere di togliere il segreto di Stato sugli atti che contengono elementi utili per capirne il possibile movente: Carlo Giovanardi li ha letti e sostiene che…

Quarant'anni dopo la strage di Ustica, il governo italiano continua incredibilmente a coprire con il segreto di Stato le carte che potrebbero raccontare la verità. La verità sul disastro aereo che il 27 giugno 1980 uccise i passeggeri e l'equipaggio del DC-9 Itavia, decollato da Bologna per Palermo, che cadde nel braccio di mare compreso tra le isole di Ustica e Ponza: 81 poveri morti sulla cui fine la verità è sempre stata oscura, ambigua, negata.

Ieri la presidente dell'Associazione per la verità su Ustica, Giuliana Cavazza De Faveri, ha scritto una lettera formale al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, chiedendogli che siano finalmente rese pubbliche le carte che furono fatte leggere nel marzo 2015 ad alcuni componenti della commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Moro, ma con l'obbligo di non rivelarne il contenuto.

Uno di quei parlamentari è Carlo Giovanardi, all'epoca senatore di Identità e azione, che raccontò di «aver potuto consultare documenti che sono ancora classificati come segreti e segretissimi, al punto che la loro divulgazione può essere punita con una pena fino a tre anni di carcere».In quei documenti sono contenute rivelazioni esplosive, che riguardano avvenimenti collocati fra la fine del 1979 e il 27 giugno 1980, la data in cui esplose l'aereo, e che permettono di chiarire e capire quello che accadde.

Il problema è che il governo di Matteo Renzi, nel 2014, aveva declassificato soltanto alcuni di quegli atti. Ma la maggior parte era stata nuovamente classificata «segreta» o «segretissima». Raccontò Giovanardi che lui e gli altri commissari avevano dovuto «andare nella sede dei Servizi, scortati dai funzionari, leggere e prendere appunti. Ma niente di più, perché la divulgazione di quello che abbiamo letto è punibile con la prigione».

Eppure c'è una legge dello Stato, la numero 124 del 2007 intitolata Nuova disciplina del segreto di Stato, che al capo quinto stabilisce che «in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato notizie, documenti o cose relativi a fatti di terrorismo o eversivi dell'ordine costituzionale, delitti di strage, associazione a delinquere di stampo mafioso, scambio elettorale di tipo politico-mafioso».

Giovanardi raccontò che la giusta curiosità della commissione Moro partì dal fatto che un documento già pubblico, un telex contenente un rapporto dei nostri servizi segreti da Beirut sul caso Abu Abbas (il dirottamento della nave Achille Lauro, ndr), citava un accordo del 1973 fra l'Italia e l'Organizzazione per la liberazione della palestina, l'Olp: quell'accordo, ribattezzato «Lodo Moro» perché in quel momento Aldo Moro era ministro degli Esteri, autorizzava i palestinesi a trasportare armi in tutto il territorio italiano in cambio del loro impegno a non compiervi mai attentati.

Il Lodo Moro, secondo concreti sospetti avallati da magistrati come l'ex magistrato Rosario Priore, avrebbe avuto un ruolo centrale anche come origine della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Ed è proprio sul Lodo Moro che le due stragi potrebbero avere uno stringente punto in comune. Perché potrebbero essere lette entrambe come la terribile, doppia ritorsione del terrorismo palestinese per la violazione del Lodo Moro da parte dell'Italia.

La violazione riguarderebbe i due missili terra-aria di fabbricazione sovietica sequestrati l'8 novembre 1979 a Ortona (Chieti) dai carabinieri del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa a un gruppo di estremisti di sinistra cui avrebbe dovuto congiungersi un rappresentante del Fronte per la liberazione della Palestina, l'organizzazione terroristica, residente a Bologna. A Bologna, per l'appunto, la giustizia non ha mai voluto indagare su piste d'indagine alternative a quelle che hanno attribuito l'attentato ai Nuclei armati rivoluzionari e in particolare a Valerio Fioravanti e a Francesca Mambro.

Il tribunale non ha mai voluto dare alcun peso all'ipotesi della ritorsione del terrorismo palestinese per la violazione del Lodo Moro: i magistrati ne hanno negato pervicacemente l'esistenza, malgrado questa sia stata confermata con autorevolezza da più parti: per esempio da Giovanni Pellegrino, senatore dei Democratici di sinistra tra 1991 e 2001 nonché presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi, e da Mario Mori, generale dei carabinieri e direttore dei servizi segreti del Sisde dal 2001 al 2006.

«Se uno leggesse i documenti che ho letto io», spiegò Giovanardi anni fa, «probabilmente cambierebbe idea. Queste carte hanno un'importanza fondamentale non solo per la ricostruzione di episodi tragici della nostra storia e di vicende giudiziarie che non sono concluse, ma anche per quello che riguarda i rapporti con Paesi nostri alleati. Quello che è stato costruito nella memoria collettiva – l'Aeronautica militare italiana complice, i generali traditori – verrebbe smentito».Per questo, Panorama oggi si associa con forza alla richiesta della signora Cavazza, che nella strage di Ustica ha perso la madre: presidente del Consiglio Conte, pubblichi tutte le carte. Cancelli questo assurdo, vergognoso, intollerabile segreto di Stato. Quarant'anni sono anche troppi, per conoscere la verità.

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